Roberto Bertoni. Protagonisti sempre. Perché Simone, da Roma, Torre Maura, parla alle nostre coscienze

Roberto Bertoni. Protagonisti sempre. Perché Simone, da Roma, Torre Maura, parla alle nostre coscienze
Non c’è niente di peggio, per il giovane Simone, che essere trasformato in un’icona della sinistra. Simone è un ragazzo di quindici anni, abita in un quartiere difficile come quello di Torre Maura, non ha scritto il Manifesto di Ventotene e nemmeno i Quaderni del carcere, non è Spinelli, non è Gramsci e non sappiamo nemmeno se aspiri ad esserlo. Guai, dunque, a trasformarlo in un simbolo, a caricare sulle sue spalle responsabilità che esse non possono sostenere e a farne una star mediatica, un santino da esibire per qualche giorno nel nostro circo che tutto e tutti divora, salvo poi dimenticarcene e cercare un nuovo divo di cartapesta da idolatrare giusto lo spazio della nostra propaganda. Guai a strumentalizzare Simone e a ferire la sua genuinità, la sua spontaneità e i suoi sentimenti. Questo ragazzo, proprio come la Thunberg, è stato in grado di scuotere le nostre coscienze proprio perché non si è posto alcun obiettivo di lungo termine, se non quello di dire una cosa di buonsenso e di sfidare a mani nude e con disarmante semplicità la barbarie dei tempi.
Simone forse ancora non sa cosa vorrà fare da grande, non ha ancora deciso, probabilmente, se andare all’università e quale facoltà intraprendere, dubito che si senta vicino a questo o a quel partito, come del resto ha ribadito a modo suo al fascista che lo scherniva, senza rendersi conto di star rimediando un figura meschina. Simone ce l’ha fatta proprio grazie al suo parlare con straordinaria chiarezza, alla sua limpidezza d’animo, al suo non concepire le ingiustizie, al suo rifiuto di lasciare qualcuno indietro, alla sua contrarietà alle discriminazioni e a quella serie di aspetti puramente ideali che formano il carattere di ciascuno di noi e forgiato la nostra personalità. Simone, al pari di Greta, ha sconfitto per un momento l’ipocrisia, le parole vuote e altisonanti e la miseria morale di noi adulti, sempre pronti a utilizzare passioni e sentimenti per un secondo fine. Simone è riuscito nell’impresa di scuotere le coscienze di un Paese imbarbarito proprio perché ancora non sa nemmeno cosa sia un secondo fine, proprio perché è sveglio ma non ancora contaminato dal cinismo, proprio perché non possiede le astuzie, gli stratagemmi e le furbizie che si acquisiscono con l’andare degli anni e che lui stesso, un domani, acquisirà. Sembrava uscito da un gol  di Pasolini, questo ragazzo di borgata, questo figlio della Roma povera e popolare, periferia ma ricca di dignità e valori, umile ma non sottomessa. Sì, sarebbe piaciuto un mondo a PPP questo splendido esempio di semplicità e mitezza: sentimenti che sconfiggono, con la sola forza e il parole, l’arroganza livida dei bruti.
Ora, se davvero vogliamo rendergli un buon servizio, anziché intervistarlo in pompa magna sulla scia del suo presunto eroismo, fino a stancare l’opinione pubblica, dovremmo assumerci un impegno: caro Simone, se vorrai proseguire gli studi, noi ti metteremo nelle condizioni di farlo, sperando che in futuro un presidente del Consiglio o della RAI possa venire da Torre Maura o da una delle innumerevoli periferie esistenziali che affliggono il nostro Paese e di cui quasi nessuno si occupa. Essere di sinistra, oggi più che mai, significa rifuggire come la peste la santificazione di questo ragazzo, che di eroico non ha nulla, e battersi affinché non gli siano negate, per ragioni di censo e di rango sociale, le opportunità di cui gode chi ha avuto la fortuna di nascere in zone migliori. Portare la Costituzione a Torre Maura e in tutti i luoghi della paura e del disagio: questa deve essere la missione della sinistra, non altro, visto e considerato che di telecamere e attenzioni morbose Simone, che è un ragazzo sveglio, non ne vuole.
La disarmante umanità e naturalezza di questi adolescenti che si stanno rendendo protagonisti nelle ultime settimane è proprio ciò di cui noi adulti non riusciamo a capacitarci, non accettando mentalmente il fatto  che, a quell’età, si è veramente liberi. Speriamo solo che continuino lungo questa strada, senza rassegnarsi al cinismo imperante.
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