Nicola Del Duce. Il progetto disgregatore di autonomia differenziata è da abbattere. Il convegno di Articolo 1

Nicola Del Duce. Il progetto disgregatore di autonomia differenziata è da abbattere. Il convegno di Articolo 1

“Siamo di fronte ad una volontà di secessione”. Lo ha detto durante un’iniziativa promossa da Articolo Uno di Roma mercoledì 3 aprile nella sala Margana, dietro il fu bottegone, il professor Gianfranco Viesti nel suo intervento-lezione sui rischi di disgregazione che sta correndo il nostro Paese in virtù di quella riforma nota come regionalismo differenziato o autonomia differenziata. Questo processo di riforma, portato avanti inizialmente da Lombardia e Veneto i cui consigli regionali hanno deliberato per una consultazione referendaria consultiva svolta il 22 ottobre del 2017, chiede o rivendica sostanzialmente ulteriori poteri e ambiti decisionali. Per Viesti “il Piemonte” sarà “il prossimo che si aggregherà a queste regioni dopo le elezioni”, a cui seguirà poi anche la Liguria che, da entità molto debole di oggi, “intende tornare ad una rendita basata sui dazi del porto e sulle ferrovie”. Per quanto riguarda la Toscana, secondo il professore autore del libro “Verso la secessione dei ricchi?”, sarà una regione centrale nell’evoluzione di questo processo.

“La sua posizione è interessante – ha spiegato -, poiché il consiglio regionale ha approvato una delibera con i voti del Pd che in cui si pronuncia in modo contrario a questa riforma”.  Sul perché si è arrivati sull’orlo della disgregazione dell’Italia il professore individua l’origine nella crisi economica arrivata nel 2011. “Il nostro paese è ormai in stato catatonico – ha spiegato -, sfiduciato sulla possibilità di poter risolvere i suoi problemi atavici. E le politiche di austerità hanno colpito anche le regioni del Nord dove ci sono meno medici, e la pubblica amministrazione ha subito i tagli come in tutte le altre regioni”. “La strada della differenziazione è molto pericolosa. Non ha nulla a che vedere con la responsabilità”, ha sottolineato ancora Viesti”. E per scendere un po’ più nel dettaglio Viesti ha illustrato come questo governo abbia “appena regalato alla regione Lombardia tutti i bacini idroelettrici, dal demanio statale a quello regionale”. Chiaro? “E’ inutile – chiosa il professore – che Bonaccini dica che è un processo dal basso. Non è vero”. La verità è che i promotori di questa riforma stanno cercando di “ottenere il massimo della defiscalizzazione possibile e di mettere in moto qualcosa da cui poi non si può più tornare indietro”.  Tutto è perduto dunque? No. Per Viesti il fronte del ‘Sì’ è messo in seria crisi e vacilla fortemente quando si parla di scuola, sanità e soprattutto di imprese. “Anche in Veneto – spiega Viesti – il fatto per cui un preside possa passare dall’essere un dipendente pubblico ad uno regionale non è che piaccia molto”.  “Se il mondo degli interessi economici e sociali locali si mobilita – incalza – questa riforma può essere combattuta”.

Una parte importante dell’iniziativa di mercoledì è stata naturalmente dedicata a Roma. E se Viesti ha appena sfiorato il destino che secondo i sostenitori dell’autonomia differenziata spetterebbe a Roma, e cioè quello di capitale del Sud, il presidente della Camera di Commercio Tagliavanti e il Presidente del terzo municipio Caudo hanno messo le cose in chiaro. Per Tagliavanti “se si realizzasse questo disegno la città non sarebbe più la capitale e perderebbe 10 punti di PIl secondo i nostri studi”. Ma il punto centrale del discorso del Presidente della Camera di Commercio è che la risposta deve anzitutto venire “dai romani” e che deve essere, per non diventare strettamente speculare a quella leghista, “da capitale del Paese”, ossia capace di tenere insieme gli interessi che Roma incrocia per la funzione svolta. Caudo ha invece ricordato come il debito che grava sulle spalle di Roma sia anzitutto frutto del ruolo svolto dalla capitale del Paese nel processo di crescita esorbitante subito dal crescente inurbamento. E di come il famoso ‘patto della Pajata’ siglato tra Polverini e Tremonti abbia avuto come esito un piano di rientro del debito che prevede un esborso annuo obbligato per Roma pari a 400 milioni all’anno a prescindere dal quadro economico generale.  “La rinuncia dei romani a rivendicare i propri diritti fa impressione ma sta all’interno di un processo di impoverimento e che genera rabbia come quella esplosa a Torre Maura”, ha aggiunto. Ma questo è il motivo, secondo tutti i relatori e i partecipanti all’iniziativa, per cui ora è giunto il momento di iniziare questa lotta contro la voglia di secessione dei ricchi e per restituire a Roma il ruolo e la funzione di capitale del Paese. E questo lo si fa anzitutto restituendo dignità, decoro e funzionalità ai territori e ai tanti quartieri che la compongono.

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