Libia. La guerra civile tra le milizie di Haftar e di Al Serraj continua. Oltre 100 i morti, 28 i bambini, e oltre 500 i feriti. Comunità internazionale impotente. E in Italia Conte si scontra con Salvini

Libia. La guerra civile tra le milizie di Haftar e di Al Serraj continua. Oltre 100 i morti, 28 i bambini, e oltre 500 i feriti. Comunità internazionale impotente. E in Italia Conte si scontra con Salvini

Continuano gli scontri nella regione di Tripoli, in Libia, tra le forze del governo di unità nazionale (Gna) e quelle del maresciallo Khalifa Haftar, mentre l’Onu lancia l’allarme per le persone intrappolate nelle zone di conflitto. I combattimenti si concentrano a sud della capitale, bersaglio dal 4 aprile dell’offensiva dell’Esercito nazionale libico (Eln) dell’uomo forte dell’est della Libia, che ha promesso di prendere il controllo della capitale. Oltre 100 morti dall’inizio degli scontri in Libia, ovvero dallo scorso 4 aprile ad oggi: di questi, 28 sono bambini. E sono più di 500 i feriti, tra cui 200 minori, mentre gli ospedali libici sono al collasso per mancanza di strumentazione e scorte di sangue, con il rischio concreto che possano determinarsi delle epidemie.

Dopo che sabato il Gna riconosciuto dalla comunità internazionale, quello guidato dal premier Fayez al-Serraj, ha chiesto al Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite di agire per fermare le truppe di Haftar, i combattimenti sono proseguiti. Secondo il Libya Observer, le parti in conflitto si sono reciprocamente bersagliate con raid aerei. Le forze fedeli a Serraj hanno bersagliato postazioni dell’Eln nei pressi di Gharyan, a sud di Tripoli, mentre l’aviazione di Haftar ha colpito un campo di Sadawi a Ein Zara, sempre alla periferia della capitale, dove si trova anche un centro di detenzione per migranti. In questo raid non ci sarebbero state vittime, secondo la testata. Nelle stesse ore a Bengasi si è tenuta la prima sessione del Parlamento basato dal 2014 a Tobruk, area sotto il controllo di Haftar. Diviso tra membri pro-Haftar e pro-Gna, è stato boicottato da questi ultimi. Il presidente della Camera, Aguila Salah, ha elogiato il maresciallo della Cirenaica e la sua offensiva: libererà Tripoli “da gruppi terroristi e fuori legge”. “Non si può parlare di processo politico per riportare la stabilità in Libia, se non dopo esserci sbarazzati dei gruppi terroristi”, ha detto ancora Salah citato da AFP, “andremo alle urne una volta che le milizie avranno deposto le loro armi”.

Intanto, l’Onu ha lanciato l’allarme per gli sfollati e per l’impossibilità di portare in salvo chi si trova in pericolo. Dall’inizio degli scontri 13.500 persone sono fuggite, 4mila delle quali in 24 ore, mentre altre 3.900 hanno chiesto di essere evacuate da zone colpite da combattimenti e non hanno potuto essere trasferite in zone più sicure. “La comunità umanitaria è preoccupata per l’aumento del numero di vittime civili, tra cui personale medico”, si legge nella relazione dell’Ufficio delle Nazioni unite per gli affari umanitari (Ocha), che specifica che in una settimana tre operatori sanitari sono stati uccisi e cinque ambulanze sono state messe fuori uso da schegge di proiettili. Sono invece 900 le persone che attualmente sono confluite in rifugi collettivi, mentre le autorità locali ne stanno allestendo ulteriori per le famiglie. L’Ocha invoca poi nuovi fondi: servono 190 milioni di dollari per raggiungere l’obiettivo di finanziamento del piano di risposta umanitario del 2019, e sono “urgentemente necessari fondi aggiuntivi”.

Mustafa al Mujahie, portavoce dell’operazione militare “Vulcano di Rabbia” lanciata a Tripoli dalle forze del Governo di accordo nazionale (Gna), ha accusato l’aviazione del generale libico Khalifa Haftar di aver bombardato alcuni siti vicino a un centro di detenzione per migranti a Tajoura, nella periferia orientale di Tripoli. Parlando oggi ad “Agenzia Nova”, Al Mujahie ha detto che le forze governative del premier Fayez al Sarraj stanno avanzando lungo vari assi e sono riuscite a tagliare completamente i collegamenti tra Tripoli e Gharyan, città controllata da Haftar a sud della capitale. “Le nostre forze stanno avanzando e presto la battaglia contro le forze Haftar sarà nelle zone aperte”, ha detto Al Mujahie. I combattimenti si sono estesi anche a Sirte, 450 chilometri a est di Tripoli, dove una forza di Misurata “è riuscita ad attaccare un convoglio che portava rifornimenti alle forze Haftar ad ovest”, ha detto al Mujahie. “Questo convoglio trasportava razioni alimentari e carburante per il 188mo battaglione delle forze di Haftar: abbiamo preso anche diversi prigionieri”, ha concluso Al Mujahie.

Il governo italiano diviso tra Conte e Salvini. Il premier parla di crisi umanitaria, il vice di porti chiusi 

“Lavoriamo tutti i giorni. Ieri avete saputo di questo Gabinetto di crisi che continuerà costantemente a riunirsi, perché ovviamente c’è serio rischio, concreto rischio, di una crisi umanitaria che vogliamo scongiurare” ha detto a Bari il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. “Quando ragioniamo di Libia – ha precisato – non pensiamo solo alla immigrazione, noi pensiamo anche a pacificare un Paese che è centrale per tutti gli equilibri: del Nord Africa, mediorientali e del Mediterraneo intero, e quindi dell’Unione europea”. Tesi immediatamente smentita dal vicepremier Salvini, per il quale la situazione in Libia: “non cambia nulla sulle politiche migratorie. In Italia si arriva col permesso, i pochi che scappano dalla guerra ci arrivano in aereo come stanno facendo, ma i barchini, i barconi, i gommoni o i pedalò nei porti italiani non ci arrivano”. Matteo Salvini a margine della sua visita al Gp di Formula E a Roma, dove non ha mancato l’occasione per ciriticare la sindaca Raggi, aggiunge, “e se la Libia dovesse essere dichiarata zona di guerra? Partono riconosciuti dalle zone di guerra, non arrivano in Italia millantando di partire da zone di guerra”, conclude.

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