Alitalia. Il tempo stringe e il 30 aprile è vicino. Le Fs sembrano non farcela, ma Di Maio è ottimista. La rabbia di Cgil-Filt e Uilt per il teatrino inscenato dal governo

Alitalia. Il tempo stringe e il 30 aprile è vicino. Le Fs sembrano non farcela, ma Di Maio è ottimista. La rabbia di Cgil-Filt e Uilt per il teatrino inscenato dal governo

Corsa contro il tempo per la presentazione da parte delle Fs all’offerta vincolante per Alitalia. A 18 giorni dalla scadenza del 30 aprile, la nuova deadline fissata dai commissari straordinari dell’aviolinea, la strada si profila ancora in salita visti i complicati nodi che rimangono ancora da sciogliere. A cominciare dalla compagine azionaria della futura newco: le Fs hanno fissato il loro paletto da tempo e non intendono andare oltre una partecipazione del 30%. Ma soprattutto la principale condizione che hanno posto è che l’operazione debba essere di sistema e, soprattutto, di mercato. Di qui, la ricerca di un partner industriale: Delta sarebbe pronta a intervenire entrando con una quota fino al 15%. Una mossa, quella, della compagnia di Seattle, che viene interpretata in funzione anti-Lufthansa, che, comunque, rimane sempre alla finestra. Ma è evidente che il 15% di Delta non basta per soddisfare la condizione dell’operazione di mercato e, si impone, quindi, in questo scenario, la ricerca di un secondo partner dopo che EasyJet ha fatto il passo indietro. C’è la pista che porta in Cina. Si parla di un possibile ‘reclutamento’ di China Eastern ma su questo fronte, spiegano fonti vicine al dossier, starebbe, eventualmente, lavorando il colosso Usa. Non meno complesso è il rebus che rimane da risolvere per porre le altre tessere del mosaico. Il Dl Crescita dovrebbe consentire al ministero dell’Economia di convertire parte del prestito ponte in equity. La quota di cui si parla è quella del 15%. In questo scenario, rimane ancora il 40% da coprire e non è poco visto che, al momento, le aziende partecipate dal Tesoro si sarebbero sfilate.  Un riflettore rimane sempre acceso su Atlantia, che sarebbe stata contattata dalle Fs anche con l’advisor Mediobanca. E ieri il vicepremier Luigi Di Maio, che ha parlato di fase “cruciale” per Alitalia, ha riferito di non avere notizie di proposte formalizzate. Nonostante le difficoltà, le Ferrovie continuano a lavorare. I tempi sono sempre più stretti. Dopo la scadenza del 31 marzo, il gruppo guidato da Gianfranco Battisti aveva chiesto una proroga al 31 maggio. Ma la terna commissariale ha deciso, in linea peraltro con l’orientamento del governo di non concedere oltre il 30 aprile. L’orizzonte ancora carico di incertezze non tranquillizza i sindacati. Un incontro informale è stato convocato dai commissari straordinari per il prossimo 18 aprile.

Cgil e Uil Trasporti sul piede di guerra contro il “continuo teatrino delle dichiarazioni del governo”

“Continua il teatrino delle dichiarazioni ma la realtà è l’assenza di convocazioni e comunicazioni formali da parte del governo”, sostiene il segretario nazionale della Filt Cgil, Fabrizio Cuscito, che riguardo al dossier Alitalia afferma che “questa situazione è diventata inaccettabile”. “Dopo quasi due anni di amministrazione straordinaria – evidenzia il segretario nazionale della Filt – i rappresentanti dei lavoratori sono stati convocati solamente tre volte, nonostante fosse stato promesso un tavolo permanente”. “I dati di puntualità che alcune volte sembrano vengano diffusi ad arte nelle dichiarazioni – spiega Cuscito – dimostrano ancora una volta, oltre al buon lavoro dei commissari, l’altissima professionalità dei lavoratori, soprattutto in questi momenti difficili”. Tutt’altra cosa è invece secondo Cuscito “costruire un progetto industriale di prospettiva che è compito degli azionisti e della politica”. “Se non uscirà, come promesso, entro fine aprile, il piano industriale di crescita e sviluppo, nel quale anche il governo dovrà essere parte attiva – sostiene infine il dirigente nazionale della Filt Cgil – sarà inevitabile la mobilitazione di 24 ore di tutti i lavoratori di Alitalia e dell’indotto”. Alla Filt Cgil fa eco anche la Uil Trasporti che col segretario Claudio Tarlazzi scrive in una nota: “Le notizie che appaiono sugli organi di stampa confermano le nostre preoccupazioni: oltre a non esserci un completo interesse da parte degli investitori privati, anche dalle dichiarazioni del vicepresidente del Consiglio Di Maio, sembra venuta meno l’attenzione che invece aveva garantito nei mesi scorsi. Sia chiaro, che come già più volte espresso anche dal governo, Alitalia essendo un asset strategico per il paese non deve essere né svenduta e neppure messa in liquidazione”. Sia lo Stato italiano, in assenza di investitori privati, “ad assumersi la responsabilità di farla funzionare, investendovi dal punto di vista finanziario e dell’immagine, caratterizzando tale operazione come una necessità di interesse del Paese, come già in Europa altri Stati hanno fatto, senza comunque incappare in una procedura di infrazione per aiuto di Stato. Il tempo corre veloce, e Alitalia ha bisogno di una soluzione urgente”.

Ma Di Maio è ottimista: “tutto sta andando per il meglio”. E se lo dice lui…

Lo Stato deve essere nel capitale di Alitalia. Parola del vicepremier, Luigi Di Maio, a Torino per presentare ‘La casa delle tecnologie emergenti’. “A noi serve, come Stato, stare dentro, non solo per i livelli occupazionali, ma per le strategie turistiche dei prossimi 15 anni. Tante compagnie aeree europee hanno dentro lo Stato, perché grazie ai rapporti tra i Governi riescono ad aprire nuove rotte e oggi la differenza la fa la capacità di poter gestire le rotte anche con politiche di Stato, in compartecipazione con le aziende”, ha spiegato Di Maio, interpellato dai giornalisti su Alitalia. “Tutto sta andando per il meglio, nei prossimi giorni avremo buone notizie. Serve prudenza. Sia il commissario sia l’amministratore delegato di Fs – ha detto Di Maio – stanno facendo un lavoro attento per rilanciare Alitalia”.

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