Alessandro Genovesi. Attendiamo la pubblicazione del Decreto sblocca-porcate per una grande mobilitazione dei lavoratori delle costruzioni. Il governo deve cambiarlo. Appello a tutte le forze politiche per respingere una ingiusta mistificazione

Alessandro Genovesi. Attendiamo la pubblicazione del Decreto sblocca-porcate per una grande mobilitazione dei lavoratori delle costruzioni. Il governo deve cambiarlo. Appello a tutte le forze politiche per respingere una ingiusta  mistificazione

È passato un mese dallo sciopero generale dei lavoratori  delle costruzioni per rilanciare l’intera filiera, dall’edilizia ai materiali, dal settore del legno e arredo al cemento, dai lapidei al settore dei laterizi. Fillea Cgil, Filca Cisl, Feneal Uil con la giornata  di lotta, la manifestazione a Roma a conclusione di iniziative portate avanti in tutta Italia, chiedevano al governo di aprire un tavolo di confronto a Palazzo Chigi dove affrontare la più grave crisi dei  settori dal dopoguerra ad oggi, per dare una risposta alle oltre 600 mila persone che hanno perso il lavoro e al milione che rischia di perderlo. Per questo obiettivo si erano fermati i cantieri, le fabbriche del legno e dell’arredo, le cave e le fornaci, le cementerie per l’intera giornata con migliaia di lavoratori e disoccupati che avevano manifestato a Roma a sostegno delle proposte concrete e fattibili che le organizzazioni sindacali avevano avanzato e su cui il governo non intendeva confrontarsi. La risposta è stata il decreto sblocca-porcate di cui scrive Alessandro Genovesi, segretario generale della Fillea Cgil nell’articolo che di seguito pubblichiamo.

Impedire che il settore dei lavori pubblici torni alla peggiore legge della giungla

Aspettiamo ormai solo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del Decreto sblocca-porcate per dare il via ad una mobilitazione per costringere le forze politiche di maggioranza a cambiarlo. In caso contrario il Governo del cosi detto cambiamento si assumerà la responsabilità di far tornare il settore dei lavori pubblici alla peggiore legge della giungla, con il massimo ribasso che torna la regola (e quindi compressione di diritti, salari, scarsa qualità dei materiali), con una discrezionalità delle stazioni appaltanti che incentiverà corruzione ed infiltrazioni, con un aumento significativo del sub appalto che vuol dire meno trasparenza, lavoro nero e grigio, maggiori infortuni. Facciamo appello a tutte le forze politiche, ai singoli deputati e senatori affinché questa scelta sbagliata, che non farà ripartire alcun cantiere oggi bloccato, non si compia,   questa scelta ingiusta – che colpirà solo i lavoratori e le imprese più serie e strutturate – non diventi legge della Repubblica.

Abbiamo bisogno di politiche industriali e di scelte anche innovative da parte del sistema privato, delle banche e del pubblico, a partire da Cassa Depositi e Prestiti, affinché si mettano in sicurezza le aziende principali del settore, da Astaldi a Cmc, da Tecnis a Condotte e quindi i loro indotti e fornitori, le cui difficoltà stanno bloccando i cantieri”.  Siamo di fronte  – ad una grande ed ingiusta mistificazione: i grandi cantieri in esecuzione sono fermi perché le aziende che si sono aggiudicati i lavori o che sono tra le prime in graduatoria sono con l’acqua alla gola; i nuovi cantieri non partono per l’eccesso di passaggi burocratici che dallo studio di fattibilità all’esecuzione dell’opera portano all’apertura di un cantiere, perché manca personale qualificato nelle stazioni appaltanti, perché anche quando vi sono piani industriali pronti di salvataggio, strane “guerre per bande” impediscono di andare avanti. Non c’entra nulla il massimo ribasso, non c’entra nulla la liberalizzazione dei sub appalti nei consorzi, non c’entra nulla la riduzione dei controlli antimafia. Se qualcuno pensa di utilizzare strumentalmente la fame di lavoro di migliaia di disoccupati o le paure di chi rischia di perdere il posto,  solo per tornare indietro su diritti, legalità e sicurezza abbia almeno l’onestà di dirlo e di rivendicare che le uniche cose che si sbloccheranno saranno, appunto, le porcherie.

* Segretario generale della Fillea Cgil

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