4 morti sul lavoro, a Livorno, Savigliano, Sestu e Ravello. La strage infinita. Landini: “da inizio anno i morti sono stati più di 200 e aumentano gli infortuni e le malattie professionali, inaccettabile”

4 morti sul lavoro, a Livorno, Savigliano, Sestu e Ravello. La strage infinita. Landini: “da inizio anno i morti sono stati più di 200 e aumentano gli infortuni e le malattie professionali, inaccettabile”

Un altro incidente mortale sul lavoro, il sesto dal 2010, allunga la lista delle vittime di tali eventi (sette) nel porto di Livorno. Ma in Italia nella sola giornata del 24 aprile i morti sul lavoro sono stati ben quattro. Oltre a Vincenzo Langella, operaio meccanico, 51enne, di Torre del Greco (Napoli), deceduto nel garage del traghetto Moby Kiss all’attracco nel porto toscano, sono morti un operaio di 44 anni a Savigliano (Cuneo) nell’ex complesso industriale ‘Origlia’, un altro di 65 anni travolto da un furgone in un terreno agricolo di Sestu (Cagliari) e, a Ravello (Salerno), il 54enne Nicola Palumbo colpito alla testa da un montacarichi. Quest’ultimo incidente è molto simile nella dinamica a quello avvenuto la mattina a Livorno dove, secondo una ricostruzione della polizia, nel garage della Moby Kiss si sarebbe mossa parte della struttura di un ponte elevatore che ha colpito alla testa Vincenzo Langella. Nonostante i tentativi di rianimazione, il medico non ha potuto far altro che constatare il decesso dell’uomo. La procura ha aperto un fascicolo e insieme a capitaneria di porto e ispettorato del lavoro della Asl ha avviato accertamenti per chiarire le cause dell’evento.

“Fare luce sull’accaduto”, ha detto il sindaco di Livorno Filippo Nogarin aggiungendo che “le regole per la sicurezza ci sono, vanno applicate con rigore”. I sindacati Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti “in attesa della ricostruzione degli eventi da parte delle autorità” si dicono “pronti a mettere in campo tutte le iniziative possibili per mitigare al massimo i rischi di infortuni e morti sul lavoro”. La famiglia dell’armatore Onorato – la nave è della flotta Moby – esprime profondo dolore e parla di perdita di uno dei “nostri uomini”, “uno di noi che faceva e farà sempre parte del nostro gruppo storico”. Il cordoglio va ai familiari di Vincenzo Langella a cui “Vincenzo, Achille e Alessandro Onorato si stringono, assicurando sin da subito incondizionato sostegno”. Il presidente della Toscana Enrico Rossi afferma che “la sola risposta possibile è aumentare la prevenzione, fare ancor di più per garantire condizioni di sicurezza ai lavoratori”. Il segretario generale della Cgil Maurizio Landini ha detto che “da inizio anno i morti sono stati più di 200 e aumentano gli infortuni e le malattie professionali. Prevale una cultura che vede in salute e sicurezza non un investimento ma un costo”, “si continua a morire come 50 anni fa. E’ inaccettabile”. “Si fa un gran parlare di tecnologie – osserva sempre Landini -, di nuovi modi di lavorare ma spesso modelli organizzativi e logiche sono altre. Bisogna agire: c’è bisogno di investire maggiormente in formazione e prevenzione. E c’è bisogno di investire sugli organi ispettivi”.

La Cgil di Livorno partecipando “con dolore al decesso di Vincenzo Langella, operaio marittimo dipendente della Moby” e inviando “alla famiglia sentite condoglianze” sottolinea in una nota che “la macchina sicurezza continua a non funzionare e il dato pare in peggioramento rispetto ai dati positivi (diminuzione del 34% rispetto al 2018). Purtroppo nel primo bimestre del 2019 il decremento si è ridotto del 3,2%” e “annuncia iniziative di protesta con le categorie interessate nei prossimi giorni”. “Ogni volta ci battiamo il petto e vengono promesse migliorie che purtroppo procedono senza ottenere risultati positivi e molto lentamente”, si aggiunge e i sindacati “non possono più limitarsi a guidare la richiesta danni e eventualmente richiedendo una ricollocazione in situazioni di lavoro adeguate anziché procedere con licenziamenti per inidoneità all’impiego”. “Si aggiunga il problema – sempre la stessa nota – della difficoltà da parte dei lavoratori di denunciare per timore di ritorsioni da parte del datore di lavoro i tempi di lavoro spesso precario, ma anche quando si è dipendenti a tutti gli effetti dato il peggioramento colpevole della normativa sui licenziamenti con o senza giusta causa”. La Cgil ricorda che “Regione Toscana con Port Autorithy e Capitaneria di Porto, unitamente alle istituzioni del territorio, ha sottoscritto un protocollo sicurezza a seguito dell’incidente Labromare in cui nel 2018 hanno perso la vita due lavoratori. Il tutto pare procedere lentamente e con scarso coinvolgimento dei sindacati territoriali. Corsi di formazione e sorveglianza continua della buona manutenzione dei mezzi, della logistica e dei percorsi in sicurezza sono gli elementi di prevenzione che ad oggi la cabina di regia istituita dal protocollo sopra citato non ha avviato”.

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