Verona. Il Wcf provoca scontri nel governo. Approvato un documento di stampo fascista contro la libertà delle donne. L’obiettivo vero papa Francesco

Verona. Il Wcf provoca scontri nel governo. Approvato un documento di stampo fascista contro la libertà delle donne. L’obiettivo vero papa Francesco

Una giornata di scontro, ancora una volta, fra Lega e Movimento 5 Stelle, con sullo sfondo il tanto contestato appuntamento mondiale di Verona sulla famiglia. Appuntamento al quale ha preso parte il leader del Carroccio Matteo Salvini mentre non si è fatto vedere il capo grillino Luigi Di Maio. Una evidente contrapposizione politica, in atto da giorni, che poi in serata ha coinvolto Palazzo Chigi e il premier Giuseppe Conte, con una nota molto dura nei confronti del ministro dell’Interno. Conte ha preso la parola sul tema delle adozioni dopo che Salvini nel pomeriggio da Verona era intervenuto contro il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Vincenzo Spadafora, del Movimento 5 Stelle, chiedendo che si occupasse “di rendere più veloci le adozioni. Ci sono – aveva detto – più di 30mila famiglie che attendono di adottare un bambino”. Ma Salvini non si era fermato a Spadafora, le sue contestazioni erano state indirizzate anche al premier. “Sul tema adozioni – aveva detto – mi aspetto di più dal presidente del Consiglio, che ha nominato la commissione adozioni internazionali che la sinistra aveva affossato e imbalsamato per anni, senza interpellare il ministro con delega alla famiglia”. Un attacco che il premier non ha lasciato passare. “La delega in materia di adozioni di minori italiani e stranieri – è scritto nella nota diffusa in serata – è attualmente ed è sempre stata in capo al ministro della Lega, Lorenzo Fontana”. Conte, viene chiarito in termini netti, “ha solo mantenuto le funzioni di presidente della Commissione per le adozioni internazionali. Spetta quindi a Fontana adoperarsi – come chiesto da Salvini – per rendere le adozioni più veloci e dare risposta alle 30.000 famiglie che aspettano”. Ma la nota non finisce qui, Palazzo Chigi va giù duro contro il leghista: “Rimane confermato che bisogna rimboccarsi le maniche e lavorare nei ministeri tutti i giorni e studiare le cose prima di parlare altrimenti si fa solo confusione”. Sulla gaffe di Salvini sul tema Di Maio ha poi successivamente ironizzato: “Passiamo la mano…”. A metà della giornata domenicale infine Spadafora attacca la Lega che “si sta spostando molto a destra, una destra che può fare paura al nostro paese. Non credo che molte donne della Lega siano contente che la Lega abbia messo il cappello sul congresso della famiglia a Verona”. Il capitolo ‘famiglia’, dunque, non è affatto chiuso. E non solo quello. La domenica di relax sa più di tregua per affilare le armi, che per sotterrarle. Il Carroccio infatti non resta inattivo. La sfida è partita e per quanto riguarda la tenuta dei nervi, la settimana che si apre li metterà sicuramente a dura prova. Martedì tornerà in aula alla Camera il ddl Codice rosso. Trovata la quadra sul revenge porn, resta insoluta la diversità di ‘vedute’ sulla castrazione chimica, con il Carroccio che non ha ancora sciolto la riserva sull’emendamento presentato.

Ma il conflitto si è spostato perfino su come l’informazione ha dato notizia del congresso mondiale sulle famiglie. Abbiamo dovuto leggere la protesta della Lega contro la Rai, e in particolare contro il Tg1, per non aver tessuto gli elogi sperticati al suo capo, come invece ha fatto il Tg2, fedele alla linea. “Non è così che realizzeremo la Rai del cambiamento voluta assieme al M5s”, tuona Massimiliano Capitanio, Lega, segretario della Commissione di vigilanza Rai. Parole che hanno fatto infuriare i 5Stelle che così gli hanno replicato: “Capitano ritiene che l’unica narrazione possibile sia quella del Tg2. Troppa abitudine al pensiero unico rischia di frastornare. Nella Rai del cambiamento la politica non scrive i servizi dei telegiornali come vorrebbero fare gli amici della Lega”. Già, ma allora perché alla manifestazione delle donne di sabato, in 100mila, la Rai (ma anche altre testate, come La7) ha dedicato uno spazio che si conta in secondi, e invece oggi Rai3 ha fatto collegamenti dalla manifestazione dei congressisti di Verona della durata, televisivamente infinita, di 15 minuti, con annessa lunga e ideologica intervista a Gandolfini? La verità è che anche sulla stampa, sul servizio pubblico, lo scontro resta all’interno delle due compagini al governo. Se questa è la libertà d’informazione… siamo molto pessimisti.

Se ancora non fosse chiara l’ideologia fondamentalista portante del Congresso, ecco alcuni passaggi della Dichiarazione di Verona, un condensato di paurose e pericolose sciocchezze, premoderne e anti-illuministe. Da fermare

Se qualcuno nutrisse ancora qualche dubbio – come ad esempio la senatrice M5S Drago – sulle ragioni premoderne, anti-illuministiche, e sull’identità decisamente fondamentalista cristiana del Congresso mondiale sulle famiglie, dovrebbe leggere il documento approvato all’unanimità dai presenti. La cosiddettea Carta di Verona è un condensato di paurose sciocchezze e pericolose torsioni. Tutte contro le donne emancipate, e contro la Chiesa di papa Francesco. Si tratta di un salto indietro nella storia del tutto irragionevole, come lo è ogni fondamentalismo. Una carrellata di alcuni passaggi della Carta di Verona illustra bene il senso di questa operazione che ha il segno dell’estrema destra neofascista. Non a caso, infatti, il corteo domenicale dei pasdaran della famiglia targata Gandolfini-Salvini ha avuto come protagonisti i militanti di Forza Nuova che ostentavano tre cartelli, “Dio, patria e famiglia”, proprio per mettere un sigillo sul congresso. Ma ecco una serie di passaggi.  Per il concepito il “riconoscimento della perfetta umanità”, che vuol dire semplicemente considerarare, in maniera antiscientifica, l’aborto un crimine, un omicidio. Ma per le donne occorre elaborare “valide alternative all’aborto”, toglieno loro libertà e diritti. Per le famiglie la tutela, in primis se “in difficoltà economiche” e “numerose”. Per i bambini il diritto di avere “una mamma ed un papà” e un’educazione che “non metta in discussione la loro identità sessuale biologica e non li induca a una sessualizzazione precoce”, il che significa considerare l’omsessualità non una scelta soggettiva, culturale, esistenziale, ma una patologia, da curare fin dalla prima infanzia. Ma soprattutto contrastare la “pratica dell’utero in affitto” con “una rogatoria internazionale” e “l’inverno demografico” con leggi per incentivare la natalità. E infine la chicca: “Le madri che scelgano di dedicarsi esclusivamente ai figli e alla famiglia – aggiunge la ‘Dichiarazione’ – andrebbero tutelate con una remunerazione adeguata per il lavoro casalingo, laddove lo stipendio del coniuge non sia sufficiente per un’esistenza libera e dignitosa”.

L’attacco alla Chiesa di papa Francesco, “troppo inclusiva”. Ecco la testimonianza del vescovo di Ascoli, D’Ercole, che boccia il congresso

Il Congresso mondiale dedicato alla famiglia a Verona è stata una “occasione mancata per il Paese per riflettere seriamente su temi tanto importanti che non sono una questione religiosa ma antropologica”. Monsignor Giovanni d’Ercole, vescovo di Ascoli Piceno, al termine della tre giorni di congresso sulla quale ieri è arrivata anche una presa di distanza del Papa che ha sottoscritto il giudizio del cardinale Parolin che aveva detto di approvare il tema sul tappeto ma non i modi, proprio perché questa Chiesa “francescana” si apre alle diversità, considerate come valore. Il papa lo ha sempre affermato: se indichi in modo assoluto un modello di famiglia adotti anche un metodo di accoglienza, che respinge chiunque – e nella società sono tantissimi – viva in modo drammatico il rapporto con la Chiesa e i sacramenti. La Chiesa di Francesco non è quella predicata da Gandolfini, da Forza Nuova, da Giorgia Meloni e da Salvini. Dice don Giovanni D’Ercole: “Il Paese ha perso una grandissima occasione per aprire il dibattito su tematiche forti: la mancanza di figli, l’assenza di lavoro, il ruolo della donna, la mancanza di politiche vere per sostenere la famiglia”. Il vescovo, ricordando che si trattava di una manifestazione “laica” dalla quale “la Chiesa bene ha fatto a stare fuori”, ha seguito quel che è accaduto. La manifestazione è apparsa a molti sguaiata, eccessiva, a molti ha ricordato un ‘ritorno al Medioevo’. Penso che il Papa, – osserva mons. Giovanni D’Ercole – dicendo quel che ha detto, intendesse soprattutto la strumentalizzazione politica che è andata in scena e che ha impedito di recepire il vero valore. Dire ‘sfigato’ a chi interveniva e parlare di ‘Medioevo’ sono toni da campagna elettorale. Non c’è stato né il rispetto né la pazienza di ascoltare e dialogare”. E infine ecco la stoccata di monsignor D’Ercol contro coloro che hanno venduto per buoni e “cristianamente coerenti” il congresso di Verona, le deliranti parole scritte nella dichiarazioni, le provocazioni dei ministri: “La Chiesa ha fatto bene a non andare; sui temi affrontati a Verona la sua posizione è chiara”. No, la Chiesa di Francesco non è quella predicata a Verona dai fondamentalisti. E a nessuno è concesso il diritto di parlare in suo nome per eliminare amore, pietà, misericordia, accoglienza, diversità, differenza, sofferenza, fratellanza dal vocabolario cristiano. No, nella Chiesa di Francesco, che non riceverà Salvini fino a quando adotterà discorsi di odio contro i migranti, non c’è più posto per i nostalgici del suprematismo bianco.

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