Tre domande a… Giorgio Benvenuto

Tre domande a… Giorgio Benvenuto

La questione del Tav ha occupato per settimane il dibattito politico nazionale e continuerà a occuparlo in futuro. Qual è la sua opinione in proposito?

Sulle opere infrastrutturali l’Italia deve rimboccarsi le maniche e recuperare il tempo perduto. Credo sia una scelta obbligata sia per la complessità geografica del nostro Paese sia per rilanciare l’immenso patrimonio di competenze professionali che abbiamo. Mi riferisco all’ingegneria italiana che è stata capace, e lo è tuttora, di fare nel mondo cose eccezionali. Se abbiamo una responsabilità è proprio quella di aver privilegiato troppo il trasporto su gomma e di aver ignorato, rallentato e rinviato il trasporto su rotaia. Non che uno escluda l’altro, ma è necessario trovare l’equilibrio che oggi manca. Sono stato parlamentare in Piemonte per tre legislature e non ho mai avuto tentennamenti sul Tav. In merito alle obiezioni di ambientalisti, di esponenti della sinistra e persino di amministratori della cosa pubblica non le ritengo convincenti. Mentre noi discutiamo la Cina ha realizzato al suo interno opere straordinarie. Per di più ha lanciato il progetto della nuova Via della seta, ossia un ciclopico piano transnazionale di infrastrutture dei trasporti. Si guardi al Pireo, i cinesi lo hanno preso in mano e lo hanno trasformato in un porto straordinario. Insomma, la tutela dell’ambiente non può avere un valore ideologico ma concreto perché può e deve conciliarsi con il progresso. Oggi abbiamo l’esperienza e le capacità per farlo.

Ci approssimiamo alle elezioni europee. La sinistra è divisa sia all’interno dei diversi partiti sia tra partiti. Esiste un terreno comune su cui trovare dei punti di intesa?

Sì, ma mi permetta di fare una premessa. Prima della caduta del Muro di Berlino l’Europa era sociale e ha fatto fare grandi passi in avanti sul terreno del lavoro, dell’eguaglianza e della libertà. Dopo la caduta del Muro l’Europa ha assunto un altro spirito. Non è più attenta alle persone e alla dignità di chi lavora finendo per cadere completamente nelle mani della finanza. In questo contesto la sinistra non può limitarsi ad accettare il mercato per il mercato ma deve avere come criterio di fondo la solidarietà. Personalmente sono angosciato dal fatto che non si tassino le gigantesche multinazionali del Web. Le quali realizzano profitti enormi, non rispettano i diritti dei lavoratori e non concedono nuovi diritti. Ciò è possibile anche perché Europa non ha una propria politica fiscale e per di più esistono paradisi fiscali in Olanda, Lussemburgo, Austria, Slovacchia, Polonia e via dicendo. I partiti che si richiamano ai valori della sinistra devono ingaggiare delle battaglie su questi fronti. Cosa propone per realizzare una politica fiscale equa, intelligente e sostenibile?  Francamente non vedo proposte. Ecco, vorrei una sinistra che dica sì, l’Europa è necessaria ma bisogna fare rimettere al centro dell’agire politico le persone. Draghi e il Papa hanno questa attenzione. Attenzione che non vedo nei partiti socialisti europei né nella sinistra italiana. E’ necessario invertire la rotta progettando il futuro in un’ottica riformista, difendendo e valorizzando il lavoro, aiutando coloro che sono rimasti indietro e diminuendo le disuguaglianze. Solo così la sinistra può tornare a essere un punto di riferimento per vecchie e nuove generazioni. In caso contrario, come sta avvenendo, si ricevono gli applausi dei salotti che contano ma si perdono i voti.

In Europa soffia forte un vento di destra. Come valuta questa situazione?

Direi che questo vento non soffia forte ma fortissimo. E in buona misura per l’inerzia della sinistra. Così com’è l’Europa è un ibrido che non funziona. Tornare agli stati nazionali è irrealistico e tuttavia le soluzioni non possono essere economiciste ma politiche. Oggi abbiamo la Commissione europea da una parte e il parlamento dall’altra. Bisogna tornare a sostenere che l’economia non è collocata su un gradino più in alto della politica perché è la politica che può gestire le grandi crisi e le fasi di cambiamento. Se non si ricostruisce un tessuto di solidarietà sociale gli elettori vengono captati dalle sirene della destra. La battaglie da fare sono dunque sul piano dell’integrazione, sulla necessità di avere una politica estera comune e, insisto, su una politica fiscale comune.

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