Sotto accusa la Roma dei costruttori, i soliti noti. Arrestati De Vito (M5S) presidente dell’assemblea capitolina e un avvocato suo “consulente”. Altri due ai domiciliari. Torna la vicenda dello Stadio. Pd: un passo indietro di Raggi e giunta

Sotto accusa la Roma dei costruttori, i soliti noti. Arrestati De Vito (M5S) presidente dell’assemblea capitolina e un avvocato suo “consulente”. Altri due ai domiciliari. Torna la vicenda dello Stadio. Pd: un passo indietro di Raggi e giunta

Arresti eccellenti a Roma nel quadro di una complessa operazione portata avanti dai carabinieri che vede coinvolti, a vario titolo, professionisti, titolari di importanti società, imprenditori, in un turbinio di affari, fra i quali la costruzione del nuovo stadio. Secondo l’indagine dei carabinieri il capofila di una serie di operazioni che coinvolgono in particolare il mondo dell’edilizia sarebbe il presidente dell’Assemblea capitolina, Marcello De Vito, autorevole esponente di M5S, il quale è stato accusato di corruzione nell’ambito della inchiesta della Procura della Repubblica sul nuovo stadio della Roma calcio, la costruzione di un albergo alla ex stazione ferroviaria di Trastevere e la riqualificazione degli ex mercati generali  di Roma Ostiense. Con De Vito è stato arrestato l’avvocato Camillo Mezzacapo, una sorta di  consulente, socio di affari di De Vito. La  “catena” degli affari vede in prima fila oltre ai due  arrestati, l’architetto Fortunato Pititto, legato al gruppo imprenditoriale della famiglia Statuto e Gianluca Bardelli ambedue ai domiciliari. Indagati anche i fratelli Pierluigi e Claudio Toti, rispettivamente presidente e vicepresidente della holding di famiglia. Il loro nome compare perché coinvolti nella vicenda legata all’appalto per gli ex mercati generali di Roma Ostiense. I carabinieri sono impegnati in perquisizioni nell’abitazione del presidente dell’assemblea capitolina  e al Campidoglio, negli uffici di Acea, Italpol  e alla Silvano Toti Holding spa.

In campo un avvocato e un uomo di affari. I progetti di Parnasi e Toti

De Vito avrebbe favorito il progetto di Parnasi, altro costruttore romano, sullo stadio. Scrive il Gip che De Vito e Mezzacapo “si facevano dare indebitamente dai fratelli Toti 110 mila euro”. Altre somme per un totale di 230 mila euro sarebbero state erogate ai “due in affari”. De Vito, stando a notizie rese note dal Campidoglio, sarebbe già stato dimissionato e, annuncia Di Maio, espulso dai Cinque stelle. Altri 160 mila euro sarebbero stati promessi ai due  amici che mettevano all’incasso su un conto corrente intestato a Mdl srl che, stando alle indagini del Gip sarebbe stata una sorta di “cassaforte” nata per  tenere in custodia i profitti illeciti raccolti da De Vito e il suo amico Mezzacapo in cambio di favori. Puntualizza il Gip che la società non era immediatamente  riconducibile ai due soci. È quanto accertato dall’analisi dei flussi finanziari sulle società attraverso le quali Camillo Mezzacapo avrebbe ricevuto una serie di consulenze-tangenti prima di girarle sul conto della Mdl srl, che secondo il Gip era, appunto, una sorta di “cassaforte” nata per custodire i profitti raccolti illecitamente da Marcello De Vito e l’amico.  La “società cassaforte” di Mezzacapo e De Vito – così come si legge nell’ordinanza del Gip – non immediatamente riconducibile ad essi,  avrebbe giustificato i bonifici effettuati dallo stesso Mezzacapo in favore della società. A quest’ultima De Vito risulta, sia pure solo formalmente, completamente estraneo. L’indagine ha fatto luce su una serie di operazioni corruttive realizzate da imprenditori attraverso l’intermediazione di un avvocato ed un uomo d’affari, che fungono da raccordo con il Presidente dell’Assemblea comunale capitolina al fine di ottenere provvedimenti favorevoli alla realizzazione di importanti progetti immobiliari.

Intercettazioni ambientali. L’avvocato esulta: “è congiunzione astrale”

Dalle intercettazioni ambientali emerge il rapporto, fra De Vito e l’avvocato Mezzacapo. Una, quella avvenuta il 4 febbraio e resa nota, è illuminante. Nell’ordinanza del gip Tomaselli si legge che “i due discutono dell’attuale situazione politica favorevole per massimizzare i loro profitti illeciti e si esprimono in termini assolutamente espliciti. Il legale Mezzocapo dice a De Vito: è congiunzione astrale tra… tipo l’allineamento della cometa di Halley… hai capito cioè… è difficile secondo me che si verifichi… noi Marcè dobbiamo sfruttarla sta cosa, secondo me guarda ci rimangono due anni”. Secondo il gip, Maria Paola Tomaselli, queste parole si riferiscono allo sfruttamento del “ruolo pubblico di De Vito per fini privatistici e ottenere lauti guadagni”. Dall’ordinanza emerge inoltre il legame fra De Vito e il gruppo Parnasi, nonché il pagamento (e la promessa) di presunte tangenti al duo De Vito-Mezzacapo. Ancora  nelle intercettazioni si legge: “Va bene, ma distribuiamoceli questi” dice Marcello De Vito in riferimento ai soldi erogati dai costruttori Toti e Statuto alla società a lui riconducibile. Mezzacapo invita alla calma: “Adesso non mi far toccare niente, lasciali lì… quando tu finisci il mandato… se vuoi non ci mettiamo altro sopra. La chiudiamo, la distribuiamo, liquidi e sparisce tutta la proprietà, non c’è più niente, però questo lo devi fa’ quando hai finito quella cosa”. Il giudice definisce questo colloquio “illuminante” in quanto spiega “in modo inequivocabile il patto scellerato che lega De Vito a Mezzacapo, dando chiara dimostrazione di come le somme confluite nella società Mdl, formalmente riconducibili solo al secondo, siano invece anche del pubblico ufficiale che appare, peraltro, impaziente di entrarne in possesso”.

Stadio della Roma. Si doveva superare la “delibera Berdini”

Molte cose si chiariscono, stando alla indagine del gip. In particolare la vicenda dello stadio della Roma e l’intervento urbanistico da eseguirsi presso i terreni ove è allocata la ex Fiera di Roma, adoperandosi per superare la cosiddetta ‘Delibera Berdini’, l’ex assessore all’urbanistica del Campidoglio, che aveva “determinato una limitazione delle cubature realizzabili con conseguente compromissione del progetto globale da realizzare”. Nello stesso contesto “De Vito – si legge ancora nell’ordinanza – assicura che provvederà a parlare dell’operazione con il capogruppo del Movimento 5 Stelle in consiglio comunale Paolo Ferrara, così da avere dalla loro parte la maggioranza consiliare e con l’assessore Daniele Frongia”. Insomma, stando agli inquirenti, il sodalizio tra Marcello Di Vito e l’avvocato Camillo Mezzacapo racconta molte cose della Roma dei costruttori, uno spaccato sui rapporti fra esponenti pentastellati e il mondo dei costruttori, i soliti noti  che, si potrebbe dire erano “ignoti” solo a coloro che, i pentastellati, gestiscono il Campidoglio. La vicenda dello stadio da questo punto di vista, è esemplare, in senso negativo. E non vale l’intervento immediato del Di Maio che ha deciso l’espulsione immediata di De Vito, senza passare dai probiviri. “Cancellato per sempre dal movimento”, dice. Durissimi gli interventi di esponenti del Pd e dell’ex grillino, sindaco di Parma, Federico Pizzarotti. In particolare il deputato dem Michele Anzaldi ricorda che “il Movimento 5 stelle ieri chiedeva le dimissioni di Zingaretti per una indagine dove viene accusato da una persona terza che finora non ha portato alcun riscontro alle sue accuse, ora dovrà pretendere le dimissioni della Sindaca Raggi e di tutta l’Amministrazione capitolina”. Concorda Pizzarotti. Sempre dal Pd l’invito alla Raggi a dimettersi,  “altrimenti ci sarà il voto di sfiducia”.

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