Salario minimo. Iniziata la trattativa tra governo e sindacati. Ma prima di tutto dare valore legale ai minimi contrattuali e attuazione alle intese sulla rappresentanza

Salario minimo. Iniziata la trattativa tra governo e sindacati. Ma prima di tutto dare valore legale ai minimi contrattuali e attuazione alle intese sulla rappresentanza

L’incontro sul salario minimo, al ministero del Lavoro tra sindacati e governo, ha dato avvio il negoziato. Questo in sostanza il messaggio condiviso da Cgil, Cisl e Uil al termine della riunione del 20 marzo a Roma. Lo riferisce l’agenzia Agi. L’esecutivo, secondo le sigle, ha iniziato dunque a riconoscere il valore della contrattazione.

“È stato un tavolo positivo – ha dichiarato Tania Scacchetti, segretaria confederale della Cgil -, perché è stata espressa la volontà di costruire con le parti sociali un provvedimento che valorizzi il ruolo e la centralità del contratto nazionale e non lo depotenzi”.

“L’elemento importante dell’incontro di oggi è l’esplicito e forte riferimento alla contrattazione collettiva nazionale e per questo il tavolo continua”. Così il segretario confederale Cisl, Luigi Sbarra. Per Tiziana Bocchi, segretaria confederale della Uil, “il confronto continua, nei prossimi giorni saremo riconvocati sempre in sede tecnica”.

Sul tavolo, hanno spiegato i sindacati, il dicastero ha messo il disegno di legge 658, ovvero il testo che prevede un salario minimo orario non inferiore a 9 euro. I sindacati da parte loro hanno confermato la richiesta di dare valore legale ai minimi contrattuali e di dare attuazione alle intese sulla rappresentanza. Sia il ministero del Lavoro che i sindacati, riferisce sempre l’Agi, hanno concordato sulla necessità di maggiori controlli e vigilanza sul lavoro nero e sui contratti pirata.

Il nodo del ddl sul salario minimo

Il disegno di legge (proposto dalla senatrice Nunzia Catalfo) stabilisce una paga oraria minima di 9 euro al lordo degli oneri contributivi e previdenziali: il trattamento economico sarebbe di volta in volta adeguato nel tempo, e verrebbe applicato a tutti i contratti di lavoro subordinato e parasubordinato, comprese le collaborazioni coordinate e continuative (sul tema va anche segnato il ddl 310, proposto dal senatore Mauro Laus del Pd: la paga minima è sempre di 9 euro, ma al netto degli oneri). Una proposta che, fin dal primo annuncio, ha incontrato forti perplessità da parte di sindacati e imprese, che semmai intendono rafforzare ed estendere il ruolo della contrattazione.

“Non siamo contrari come concetto ma, visto che tra l’80 e il 90 per cento dei lavoratori italiani è coperto dai contratti nazionali, noi proponiamo di rendere quei contratti erga omnes, che valgano cioè per tutti”. Per il segretario generale della Cgil Maurizio Landini, insomma, basterebbe recepire gli accordi interconfederali: “In questo modo, oltre al salario, anche altri aspetti come le ferie diventerebbero per legge i minimi sotto cui non si può andare, minimi non fatti dal Parlamento, ma dalla contrattazione tra le parti”. L’esponente sindacale pone anche in evidenza che “se il Parlamento stabilisce un salario che prescinde dalla contrattazione, e che può essere persino più basso dei limiti contrattuali, questa diventa una norma di legge che contrasta la contrattazione collettiva”. La Cgil, invece, si muove nell’ottica del rafforzamento della contrattazione: “In questa chiave abbiamo anche chiesto di misurare la rappresentanza dei sindacati, così che gli accordi abbiano validità generale. Eravamo d’accordo tutti, sindacati e confederazioni. Il governo doveva fare la convenzione con l’Inps per accedere ai dati che certificassero gli iscritti al sindacato e i contratti applicati dalle aziende. Ma l’esecutivo ha bloccato tutto. E poi viene a raccontare che ci sono privilegi e non c’è rappresentanza”.

I sindacati hanno espresso le loro perplessità nell’audizione in commissione Lavoro al Senato che si è tenuto il 12 marzo scorso. “Una norma di legge che si proponga di fissare un salario minimo orario legale per tutti i lavoratori dipendenti deve innanzitutto stabilire il valore legale dei trattamenti economici complessivi previsti dai contratti collettivi nazionali di lavoro”, si legge nella memoria consegnata ai parlamentari.

Da Rassegna.it

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