Salario minimo. Al Senato, Commissione Lavoro, giornata di audizioni sui due Ddl, di M5S e Pd. Quasi unanime la bocciatura da sindacati, imprese, coop, soggetti sociali: così si svuota il contratto nazionale

Salario minimo. Al Senato, Commissione Lavoro, giornata di audizioni sui due Ddl, di M5S e Pd. Quasi unanime la bocciatura da sindacati, imprese, coop, soggetti sociali: così si svuota il contratto nazionale

Al Senato si apre il capitolo salario minimo: sul tema, in commissione Lavoro, ci sono due ddl (uno a firma M5s, l’altro Pd), e martedì è stata un’intensa giornata di audizioni sui testi. In mattinata ascoltati i sindacati (Cgil, Cisl, Uil, Ugl, Cisal, Confsal, Usb, Cub e Cobas), alle 14,30 i rappresentanti di Acli e Tilt onlus, e a seguire i rappresentanti di Confindustria, Rete imprese Italia, Confagricoltura, Cia, Coldiretti, Confprofessioni, Confimi, Confapi, Alleanza cooperative italiane, Ance, Assolavoro, Unirec, Anpit e Conflavoro. Sul salario minimo il Movimento 5 stelle ha lanciato il guanto di sfida alla nuova leadership Pd. “Mi auguro di vedere sul tema un’ampia convergenza parlamentare. Perché è una cosa giusta. Chi vuole fare gli interessi dei lavoratori non può tirarsi indietro” ha detto Di Maio rivolgendosi chiaramente al neo segretario dem. “La sinistra se ne è riempita la bocca per anni, ma quando è stata al Governo non l’ha mai nemmeno posta in agenda” ha aggiunto il vicepremier. Subito aveva risposto lo stesso Nicola Zingaretti, che ha voluto stoppare quella che per alcuni era stata una mossa di avvicinamento al Pd da parte del M5s in caso di crisi con la Lega. “I processi politici non si fanno con le furbizie”, aveva risposto.

Cgil, Cisl e Uil: No all’introduzione per legge di un salario minimo orario, ma valore legale ai contratti nazionali

No all’introduzione per legge di un salario minimo orario che genererebbe “un rischio gravissimo e dannosissimo per il diritto ad una retribuzione e ad un trattamento dignitoso e migliorativo per i lavoratori”. Ciò che serve per dare maggiori garanzie ai lavoratori è “attribuire valore legale ai contratti nazionali stipulati dalle organizzazioni maggiormente rappresentative”, hanno affermato Cgil, Cisl e Uil nell’audizione in Commissione Lavoro al Senato sull’ipotesi di introdurre in Italia un salario minimo orario stabilito per legge. Le tre confederazioni sottolineano con preoccupazione una tendenza, che si sta affermando in Italia, di proliferazione di contratti “poco o per nulla rappresentativi e in dumping, anche dal punto di vista retributivo, rispetto ai contratti stipulati dalle organizzazioni maggiormente rappresentative”. “Questo è il vero problema – sostengono Cgil, Cisl e Uil – insieme all’evasione contrattuale e al crescente sommerso in molte attività”. La soluzione che i sindacati auspicano dunque è “stabilire il valore legale dei trattamenti economici previsti dai Ccnl”. Questo al fine di “aumentarne l’efficacia e di consentire l’adozione di adeguate sanzioni nei confronti di chiunque non li rispetti”. Il tema, secondo Cgil, Cisl e Uil, “è particolarmente delicato nel campo degli appalti, dove il rischio di dumping e di evasione è più elevato”. La sola definizione di un salario minimo legale orario, se non si dovesse riconoscere valore legale si minimi salariali predisposti dal Ccnl “ben difficilmente riuscirebbe a garantire quel trattamento ecnomico complessivo che la contrattazione collettiva ha sancito in ogni comparto lavorativo”. Infatti le retribuzioni dei lavoratori italiani non sono costituite soltanto da minimi orari ma da più voci retributive come la tredicesima e a volte la quattordicesima mensilità, straordinari, ferie e altre voci settoriali. Cgil, Cisl e Uil propongono quindi di “assumere i minimi tabellari dei contratti collettivi di lavoro come salario orario minimo per legge, in modo da garantire le tutele retribtive adeguate e indispensabili”. Il tutto “senza stabilire un’unica misura universale di salario minimo orario legale”. “Dobbiamo evidenziare come in questi mesi il ministero del Lavoro non abbia voluto dare attuazione alla convenzione definita con Inps, Confindustria e Cgil Cisl e Uil per giungere alla definitiva misurazione per ogni settore manifatturiero della reale di ogni organizzazione sindacale. Si tratta di una ingiustificata mancanza che chiediamo venga rimossa”, si legge infine nella memoria, molto critica, di Cgil, Cisl e Uil, illustrata in audizione in commissione Lavoro al Senato in merito ai ddl salario minimo. Quanto al salario minimo, Landini ha poi spiegato: “Arrivare a dare valore erga omnes ai contratti nazionali e alla legge sulla rappresentanza sarebbe già il salario minimo”.

Confindustria: elevato il rischio che si determini il fenomeno della ‘fuga’ dal contratto collettivo

L’introduzione di un salario minimo legale ”potrebbe, a ben determinate condizioni, contribuire a ridurre l’area delle situazioni anomale”. Ma, in assenza delle condizioni necessarie, ”è elevato il rischio che si determini il fenomeno della ‘fuga’ dal contratto collettivo”, afferma il direttore dell’area lavoro di Confindustria, Pierangelo Albini, in audizione nella commissione Lavoro del Senato, che sta esaminando il ddl per l’istituzione del salario minimo orario. Un fenomeno che, sottolinea Confindustria, ”si sta registrando, già da tempo, in vari paesi europei che hanno adottato il sistema del salario minimo legale”. La regolazione dei minimi salariali, ricorda il direttore, ”costituisce un meccanismo fondamentale nel funzionamento del mercato del lavoro”. Questa funzione ”è storicamente svolta, in Italia, dai contratti collettivi nazionali di categoria”. Il problema da risolvere, secondo Confindustria, è quello di ”garantire il rispetto delle regole e della giusta retribuzione del lavoro, a prescindere dalla sua fonte di regolazione (se legale o contrattuale)”. Il tema centrale, sottolinea Albini, ”è quindi definire correttamente il rapporto tra il salario minimo legale e il sistema della contrattazione collettiva esistente”. Ed è opportuno sottolineare che ”il perimetro delle garanzie e delle tutele offerte al lavoratore dal sistema dei ccnl è ben più esteso del mero trattamento economico”. Il direttore spiega che nel Patto della fabbrica 2018 imprese e sindacati propongono un modello di contrattazione che ”individui nei contratti collettivi un trattamento economico minimo (tem), considerandolo equivalente al salario minimo inderogabile, da tenere distinto dal trattamento economico complessivo (tec)”. L’attuazione del Patto, sottolinea Confindustria, ”è strettamente legata alla misura di rappresentanza sia datoriale che sindacale, che comporta però una collaborazione attiva da parte del ministero del Lavoro che tuttora non si è realizzata”. Se questo disegno riformatore fosse pienamente attuato, secondo Albini, ”il legislatore ben potrebbe limitarsi a stabilire un livello di salario minimo orario da rispettare solo nei settori non regolati da contratti collettivi stipulati dalle organizzazioni sindacali e dai datori di lavoro comparativamente più rappresentativi”

Alleanza cooperative: “nei disegni di legge il ruolo della contrattazione nazionale svuotato di senso, ed è un errore”

“L’obiettivo di determinare livelli minimi di retribuzione dignitosi per i lavoratori è condivisibile, ma va conciliato con l’esigenza di valorizzare il ruolo della contrattazione ‘leader’, ovvero sottoscritta dalle parti sociali comparativamente più rappresentative a livello nazionale”. Così i rappresentanti dell’Alleanza delle cooperative nel corso dell’audizione presso la commissione Lavoro del Senato sui ddl in materia di salario minimo. Invece, “nei due disegni di legge presentati viene attribuito solo apparentemente un ruolo alla contrattazione, di fatto svuotato di senso dove il legislatore stabilisce dei salari minimi applicabili anche nei settori dove già esistono Ccnl leader, con il conseguente rischio di un trascinamento verso il basso degli attuali livelli salariali minimi garantiti ai lavoratori”. Quindi, sostiene l’Alleanza delle cooperative, dove è presente la ‘contrattazione leader’, spetta “ad essa la determinazione del salario minimo; in tutti i settori nei quali è assente, o dove prevalgono contratti sottoscritti da soggetti non rappresentativi, il Salario minimo può invece essere determinato per legge”.

Share