San Ferdinando di Calabria. Ancora un migrante ucciso da un incendio. Ma nella nuova tendopoli. Cgil: “basta morti. Soluzioni strutturali”. Fratoianni: “ipocriti, di chi la colpa?”

San Ferdinando di Calabria. Ancora un migrante ucciso da un incendio. Ma nella nuova tendopoli. Cgil: “basta morti. Soluzioni strutturali”. Fratoianni: “ipocriti, di chi la colpa?”

C’è un sistema antincendi e di vigilanza, ma nella tendopoli di San Ferdinando un nuovo rogo ha fatto un’altra vittima. Un migrante che si trovava nella struttura situata a pochi passi dalla baraccopoli che è stata buttata giù lo scorso 6 marzo. La dinamica dell’incendio avvenuto la mattina presto di venerdì è al vaglio degli investigatori. E’ la quarta persona uccisa dalle fiamme, sembra di nazionalità senegalese, da quando i braccianti della Piana sono stati confinati nella seconda zona industriale di San Ferdinando. Il 16 febbraio scorso un rogo era costato la vita al 29enne senegalese, Moussa Ba. Prima, il 2 dicembre 2018, Surawa Jaith era deceduto. Mentre il 27 gennaio dello stesso anno, era toccato a Becky Moses, 26enne nigeriana, morta per le fiamme. A febbraio scorso prefettura e ministero hanno voluto lo sgombero della baraccopoli del comune del reggino, che in passato ha accolto fino a 3mila persone. Alcuni da lì si sono spostati in Cas o Sprar o nella nuova tendopoli. Ma altri hanno rifiutato il trasferimento nelle strutture di prima o seconda accoglienza perché per loro lontane dai campi. C’è chi è andato via, e chi è finito nella nuova tendopoli.

“Al 5 marzo, la presenza stimata di immigrati nella baraccopoli era di 1.592 persone. Di queste, 200 sono state trasferite negli ex Sprar e Cas, circa 460 si sono spostate volontariamente e 900 hanno trovato sistemazione nella tendopoli vigilata e attrezzata”, sono i dati ufficiali del Viminale. L’ennesimo morto per il fuoco è “una notizia tragica” per il sindaco di San Ferdinando Andrea Tripodi: “Pensavo sarebbero sorti altri problemi, ma certo non la morte di un altro migrante per un rogo. Non doveva accadere”. “Siamo addolorati: se fosse successo nella baraccopoli abusiva il bilancio poteva essere ben più pesante”, è il cordoglio espresso dal ministro dell’Interno Matteo Salvini, mentre era convocato da parte del prefetto di Reggio Calabria del Comitato provinciale per la sicurezza, alla presenza del procuratore di Palmi. “Teniamo alta l’attenzione: al Comune di San Ferdinando abbiamo appena riconosciuto 350mila euro per gestire la situazione post-sgombero. L’auspicio è incrementare sempre di più controlli, legalità e assistenza per evitare sfruttamento, degrado e tragedie”, fa sapere Salvini. Il percorso di superamento della tendopoli di San Ferdinando proseguirà “con l’installazione dei moduli abitativi già disponibili e quelli che metterà a disposizione la Regione Calabria e che verranno distribuiti nel territorio”, è l’annuncio del prefetto di Reggio Calabria Michele di Bari. Il ministero dell’Interno ha ricordato che contestualmente allo sgombero del 7 marzo, “tutti gli stranieri con permesso di soggiorno hanno avuto una sistemazione alternativa e controllata. Il rogo di questa notte si è innescato in una tenda di questa area, attrezzata con servizi igienici, presidio sanitario e vigilanza”. Per il Viminale” il rapido intervento dei soccorsi “ha evitato una tragedia di dimensioni maggiori”.

Cgil, servono soluzioni strutturali, basta gestire solo emergenze

“Un’altra vita spezzata a causa dell’ennesimo incendio, questa volta divampato nella nuova tendopoli di San Ferdinando ampliata recentemente. Il nuovo campo, a poche centinaia di metri dalla vecchia baraccopoli che ha visto la morte di tre giovani migranti e smantellata anche grazie alla nostra mobilitazione, non è la soluzione. Si è passati da una situazione precaria ad una situazione altrettanto precaria, e questo incidente lo dimostra”. Dopo l’ennesima tragedia di San Ferdinando, con la morte di Sylla Noumo, 32 anni, originario del Senegal, a causa di un nuovo incendio in una delle tendopoli della Piana di Gioia Tauro, il segretario confederale della Cgil Giuseppe Massafra, e la segretaria generale Celeste Logiacco, intervengono chiedendo alle istituzioni “soluzioni strutturali” per i lavoratori agricoli. La richiesta di un intervento delle istituzioni da parte del sindacato si unisce all’appello lanciato da Giovanni Mininni, segretario generale della Flai Cgil affinché si vada oltre le tende e si pensi ad un’accoglienza più dignitosa. “Non possiamo continuare a gestire soo le emergenze, occorrono soluzioni strutturali che – spiegano Massafra e Logiacco – garantiscano sicurezza, dignità e diritti ai migranti che vivono nella tendopoli. Scelte parziali portano ad alimentare solo nuove condizioni di degrado. Occorrono quindi soluzioni che favoriscano processi d’integrazione e stabilità per queste persone che ogni giorno – proseguono – provano a sopravvivere in una condizione di estrema precarieta’ fatta di sfruttamento lavorativo e disagio sociale”. Secondo la Cgil, infatti, il governo, la Regione Calabria e la Città Metropolitana di Reggio Calabria “devono farsi carico di queste difficoltà mediante atti concreti volti a superare definitivamente questa drammatica e insostenibile situazione e ogni criticità – concludono Massafra e Logiacco -, per dare risposte immediate e per mettere fine a quella che è diventata ormai purtroppo una tragedia sistematica”.

Fratoianni: “ipocriti, e adesso di chi è colpa?”

“Ipocriti. Solo questo termine può essere utilizzato dopo quanto avvenuto stanotte a San Ferdinando, in Calabria. Dopo l’abbattimento delle baracche dei braccianti agricoli, con squilli di tromba e grandi dichiarazioni del ministro dell’inferno, stanotte nella tendopoli messa a disposizione dal Comune c’è stato un nuovo incendio. Ora di chi sarà la colpa?” afferma, in una nota il segretario nazionale di Sinistra Italiana, Nicola Fratoianni. “Prima – prosegue il leader di SI – si utilizzava la presenza dei migranti e la costruzione di baracche fatiscenti, per distrarre l’attenzione dal vero problema: e cioè lo sfruttamento del lavoro nero da parte delle mafie, che controllano pezzi del sistema produttivo. E adesso? Adesso che questo campo in cui stanno 840 persone è gestito direttamente dalle istituzioni? Si decideranno a capire che non si tratta di un problema di ordine pubblico? Si decideranno a capire che il problema non è la presenza dei migranti, ma del sistema criminale che li costringe alla schiavitù e a vivere in condizioni disastrose, perché queste persone sono ricattabili?”. “Riusciranno finalmente – sostiene ancora Fratoianni – a mettere in campo i controlli necessari e punire i veri colpevoli di questa situazione terribile che va avanti da molti anni e si estende dal nord al sud del paese? Ovviamente lo scetticismo è d’obbligo anche perché dei diritti dei lavoratori non gli interessa nulla”.

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