Roma, piazza del Popolo, la grande manifestazione di oltre 20mila edili di Cgil, Cisl e Uil. La posta in gioco: sbloccare i cantieri, ma garantendo diritti, salario e dignità

Roma, piazza del Popolo, la grande manifestazione di oltre 20mila edili di Cgil, Cisl e Uil. La posta in gioco: sbloccare i cantieri, ma garantendo diritti, salario e dignità

Piazza del Popolo si colora per la mobilitazione degli oltre ventimila lavoratori del settore edile e delle costruzioni giunti da ogni parte d’Italia. L’iniziativa, organizzata dai sindacati Feneal Uil, Filca Cisl e Fillea Cgil, in occasione dello sciopero generale dell’edilizia, chiede al governo lo sblocco delle risorse per far ripartire i cantieri, oltre alla risoluzione dei ritardi burocratici e le garanzie per i diritti dei lavoratori. E lavoratori e lavoratrici di quel settore, tra i più colpiti dalla crisi economica, avendo perso circa 600mila addetti in dieci anni per effetto anche della chiusura di oltre 120mila aziende, hanno manifestato in una piazza del Popolo per l’occasione molto colorata con bandiere, palloncini, elmetti, stendardi e striscioni. Il colpo d’occhio della storica piazza romana, inoltre, fa balenare all’occhio attento del cronista una straordinaria combinazione di volti bruciati dal sole e mani callose, di giovani e anziani unitj nell’abbraccio solidale con le confederazioni sindacali, il sorriso di qualche bambino giunto a Roma da chissà dove, in braccio al suo papà operaio in una cementeria. Volti e mani di persone che lavorano duramente, e che ora pretendono dal governo risposte, dignità, diritti, salari decenti. E pretendono infine che di lavoro non si debba più morire. Questa è piazza del Popolo nel venerdì dello sciopero dell’edilizia: accanto alle bandiere colorate, ai consueti palloncini, agli striscioni ci sono le persone in carne ed ossa, le persone che stentano ad arrivare a fine mese perché il lavoro è spesso povero, le persone che ogni giorno vivono nel timore che l’azienda possa non farcela più e fallire perché i fondi pubblici arrivano con estremo ritardo. Il cronista si avvicina a loro, prende appunti, ma si accorge che le storie sono sempre le stesse. che vengano da Alessandria o da Mantova, piuttosto che da Roma o da Bari o da Palermo, un lunga litania di vite difficili e complicate. Colpisce ad esempio il sogno di Enrico, edile restauratore di Roma: sua figlia affronta quest’anno l’esame di Stato in un liceo, “ma è davvero brava”, afferma commosso, “e io non la posso tenere all’università col mio stipendio di 1337 euro al mese” (e mostra la busta paga al cronista). Però sua figlia è a pochi passi da piazza del Popolo, con le migliaia di studenti che gremiscono via dei Fori Imperiali, e “questo mi rende ancora più orgoglioso di lei”. Guarda con gli occhi lucidi il cronista e promette: “no, farò qualunque cosa per mandarla all’università, a costo di trovare altri lavori, e faticare come una bestia”. Ecco, piazza del Popolo è gremita di persone come Enrico, normali e affaticate dalla vita, e da tanto lavoro povero. E fa davvero rabbia pensare che il governo abbia “invitato” i sindacati ad un incontro a Palazzo Chigi mentre le due iniziative centrali della giornata sono ancora in corso, non solo gli edili a piazza del Popolo, appunto, ma anche gli studenti in sciopero per il clima a piazza Madonna di Loreto. Pare al cronista un gesto di estrema mancanza di rispetto.

Maurizio Landini, segretario generale della Cgil: “il messaggio: lavoro e diritti, dignità e qualità dell’occupazione”

All’iniziativa hanno partecipato i segretari generali delle tre confederazioni Cgil, Cisl e Uil. Per Maurizio Landini, “il messaggio di questa piazza è lavoro e diritti, dignità e qualità dell’occupazione insieme ad una nuova idea di crescita del Paese, con un nuovo modello di sviluppo: per farlo, bisogna far ripartire gli investimenti”. Lo afferma il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, in piazza del Popoloper la manifestazione nazionale dei sindacati delle costruzioni. A poche ore dall’incontro a palazzo Chigi, Landini osserva: “Il problema è che sono bloccati tutti gli altri cantieri, quindi lo sblocca-cantieri deve andare nella direzione di far ripartire i lavori messi in campo. Mi auguro che prevalga il senso di responsabilità, oggi in ballo c’è l’interesse generale del Paese, le divisioni e le disuguaglianze del Paese passano anche attraverso la mancanza di infrastrutture, materiali e immateriali”. A sua volta la leader della Cisl, Annamaria Furlan, aggiunge: “Quella di oggi è una grande piazza, una grande manifestazione di uomini e donne di un settore importante per la crescita del Paese” come le costruzioni che “è il settore che più ha sofferto della crisi con un’emorragia di 600 mila posti di lavoro e migliaia di aziende chiuse e fallite”. Inoltre, afferma Furlan, “le infrastrutture sono un volano per la crescita. Per ogni euro investito ne sviluppano 3. Il nostro è un Paese che ha bisogno di infrastrutture per collegare nord e sud ma anche per collegarsi con il resto dell’Europa, ha bisogno di interventi infrastrutturali per mettere in sicurezza il territorio. Bisogna sbloccare le 600 opere bloccate. E il Governo ora ci ascolti e mi auguro che cambi rotta”.

Dal palco, gli interventi dei tre segretari delle categorie degli edili di Cgil, Cisl e Uil. Panzarella e Turri: “vediamo nel merito il decreto sblocca cantieri”

“Siamo soddisfatti dello sciopero e della manifestazione di oggi: la risposta dei lavoratori è stata superiore alle attese. Vuol dire che il problema è molto sentito”, ha affermato Vito Panzarella, segretario generale Feneal Uil. “Ora – ha aggiunto – vediamo i fatti, vediamo cosa ci proporrà il governo; noi vogliamo una vera politica industriale per il Paese, sapendo che se non riparte l’edilizia non riparte l’economia. Vogliamo vedere nel merito cosa c’è nel decreto sblocca cantieri e nella riforma del codice degli appalti: va bene semplificare e sburocratizzare ma senza che si tolgano diritti ai lavoratori”. In Italia – ha fatto notare Panzarella – vi è “una miriade di piccole imprese e liberalizzare il subappalto significa togliere delle tutele ai lavoratori”; “bisogna – ha aggiunto – garantire l’applicazione del contratto nazionale e combattere il dumping contrattuale”. Senza risposte da parte dell’esecutivo, i sindacati sono pronti a continuare la lotta: “dobbiamo dare risposte a questi lavoratori che soffrono”, ha concluso. “Lo sciopero è andato molto bene, è stata una grande manifestazione con una grande adesione in piazza, oltre le aspettative”, ha sottolineato a sua volta il segretario generale della Filca-Cisl, Franco Turri. In vista dell’incontro a palazzo Chigi sullo sblocca-cantieri, Turri ha rimarcato che “servono interventi continuativi, che vanno monitorati, perché non è sufficiente un decreto. Serve una cabina di regia. E per le grandi come per le piccole opere ci vogliono tempo e interventi ordinati. C’è una marea di risorse, tanto per la Tav quanto per altre opere, in ballo e da sbolccare”.

Genovesi, Fillea Cgil: “Bene uno sblocca cantieri, no a uno sblocca porcate”

“Capiremo nelle prossime ore se quello con il governo sarà un tavolo vero o solo una manfrina ma, intanto, la convocazione a palazzo Chigi è, nel metodo, un primo risultato delle mobilitazioni confederali e di categoria”, afferma il segretario generale della Fillea-Cgil, Alessandro Genovesi, chiudendo la manifestazione nazionale a Roma in piazza del Popolo in occasione dello sciopero generale del settore delle costruzioni. “Il nostro giudizio sarà come sempre sul merito, sulle distanze tra ciò che abbiamo proposto e ciò che ci proporrà il governo. Sia chiaro infatti – ha proseguito Genovesi – che un conto è sburocratizzare, ridurre possibili contenziosi, qualificare le stazioni appaltanti, un conto è la totale liberalizzazione dei subappalti e dei contratti di lavoro, tornare al massimo ribasso o depotenziare le clausole sociali. Cioè bene uno sblocca-cantieri, no uno sblocca-porcate”. Tra i diversi punti “chiederemo di non fermare le opere già in corso, grandi come la Tav e piccole come la manutenzione delle strade provinciali, ma anche di investire maggiori risorse su rigenerazione, risparmio energetico, riqualificazione, dopo decenni di consumo di suolo”. E “chiederemo al governo politiche industriali all’altezza della crisi, che nei nostri settori ha distrutto 800 mila posti di lavoro, di confermare in toto il programma pluriennale Connettere l’Italia e le relative risorse per le 25 opere prioritarie lì individuate, di istituire un Fondo nazionale di garanzia creditizia alimentato da Cassa depositi e prestiti”. Se invece “la ricetta del Governo sarà meno investimenti perché tanto basta rendere i cantieri una giungla e togliere lacci e lacciuoli, allora – ha proseguito – si aprirà un conflitto senza precedenti, a partire proprio dal sindacato delle costruzioni che vuole lavorare sì, ma guardando al futuro, alla qualità, alla sicurezza”. Per questo “diciamo no a scorciatoie o apparenti semplificazioni che puntano in realtà solo alla riduzione delle tutele e dei diritti dei lavoratori ma chiediamo di affrontare il tema vero, cioè quale modello di sviluppo vogliamo per il Paese”.

L’incontro di Palazzo Chigi con i sindacati sullo sblocca cantieri

Intanto, lunedì 18 ci sarà un incontro tecnico al ministero delle Infrastrutture cui parteciperanno i rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil per entrare nel dettaglio del decreto sblocca-cantieri. E in quella sede il governo dovrebbe consegnare anche il testo definitivo, che sarà poi portato in Consiglio dei ministri mercoledì 20, hanno riferito i leader della tre confederazioni Cgil, Cisl e Uil al termine dell’incontro a Palazzo Chigi con il premier Giuseppe Conte, il vice Luigi Di Maio e il ministro Danilo Toninelli. Landini, Furlan e Barbagallo hanno posto l’accento anche sulla manifestazione degli edili questa mattina in piazza del Popolo in occasione dello sciopero generale del comparto. “Lunedì – ha detto il numero uno della Cgil – entreremo nei dettagli tecnici, disponibili a migliorare tutto ciò che è migliorabile. Noi siamo contrari, e lo abbiamo ribadito, all’allargamento del subappalto”. Landini ha aggiunto che “l’unica cosa per ora accolta dal governo” riguarda la richiesta di rinvio del meccanismo delle esternalizzazioni per le municipalizzate. Il governo si è impegnato a discutere con le parti e a far slittare la decisione “entro la fine dell’anno”. Furlan ha chiesto la “riapertura dei cantieri” per “far ripartire un settore colpito dalla crisi”. La leader della Cisl ha aggiunto che questo deve essere fatto assicurando “sicurezza e legalità” e “non allargando il subappalto”. Barbagallo infine ha rinviato una valutazione “a quando vedremo meglio cosa ci sarà scritto nel decreto. Noi vogliamo la riapertura dei cantieri per far crescere il Paese”.

“Abbiamo detto a Conte – hanno riferito i tre sindacalisti – che per noi è fondamentale che eventuali correzioni al codice degli appalti non devono minimamente allargare il subappalto e diminuire la sicurezza: sicurezza e legalità vanno insieme. Abbiamo bisogno di sbloccare da subito le grandi e le medie opere bloccate e ancora mai partite nel nostro Paese con le risorse che ci sono e che bisogna spendere, fare le opere che collegano l’Italia con il resto d’Europa. Dobbiamo evitare che in questo paese si continuino a rinviare interventi importanti sull’assetto idrogeologico e sulla sicurezza del suolo”.

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