Roma. Cancellata la scritta inneggiante al Fronte democratico. Colpo al cuore rosso della Garbatella. Una città che non sa più riconoscere la sua memoria storica

Roma. Cancellata la scritta inneggiante al Fronte democratico. Colpo al cuore rosso della Garbatella. Una città che non sa più riconoscere la sua memoria storica

Quei vandali di Nenni e Togliatti

Era il 18 aprile del 1948 quando il Partito Comunista Italiano ed il Partito Socialista Italiano, coadiuvati da alcune forze minori, diedero vita al Fronte democratico popolare per la pace, la libertà ed il lavoro. Il simbolo scelto fu il volto di Garibaldi che sormontava una stella. Palmiro Togliatti e Pietro Nenni, dopo il buon risultato ottenuto alle elezioni comunali e provinciali e alle elezioni regionali in Sicilia del 1947, decisero di presentare una lista unica da contrapporre alla Democrazia Cristiana. Il risultato fu deludente. Il listone prese il 31% dei voti alla Camera e il 30,7% dei voti al Senato. La DC superò il 48% dei voti in tutte e due i rami del parlamento, avviando la lunga stagione politica di De Gasperi. Ebbene proprio durante quella campagna elettorale la mano di un militante anonimo scrisse, sul muro di via Basilio Brollo, nel quartiere Garbatella di Roma, “Vota Garibaldi – lista n°1”. La scritta è parte del cuore rosso di Garbatella, ne era, in qualche misura, l’anima, finchè la mano di un operaio di una ditta appaltatrice, che agiva su indicazione della polizia municipale, non l’ha coperta, repuntandola un atto vandalico. Questa, almeno, la versione dei fatti data dal comune di Roma.

Ma mi facci il piacere …

“Ma mi facci il piacere, mi facci”, diceva Totò. Motto che esplode spontaneo dopo aver letto la spiegazione data dagli uffici comunali. Massimiliano Smeriglio, oggi vice presidente della Regione Lazio, che fu minisindaco del municipio, ricorda che fu proprio lui a far apporre una lapide esplicativa accanto alla scritta, puntualizzando come “una città è fatta di storie, di tracce, di segni del passato. Chi non sa riconoscere l’identità di un luogo non può governarlo”.

Quindi accanto alla storica vernice inneggiante all’eroe dei due mondi e alla sinistra unita, esisteva un chiaro segno di riconoscimento, in marmo, che ne garantiva il carattere storico. L’unica spiegazione plausibile è che il nostro operaio abbia agito molto presto, praticamente quando era ancora preda di Morfeo, e non abbia capito bene cosa verniciava. Oppure che avesse dei seri problemi di vista. O che non sapesse leggere. O tutte e tre le cose insieme. Resta da capire quale sia stato il ruolo della polizia municipale in tutto ciò.

I buchi del Colosseo a rischio

Amedeo Chiacchieri, presidente dell’ottavo municipio, ha dichiarato: “E’ un insulto gravissimo alla memoria storica e all’identità democratica cittadina”. Caustico Massimo Pedica, del Pd “La Raggi scivola sulla storia di Roma. Se nell’era grillina una squadra del Campidoglio scambia la scritta ‘Vota Garibaldi’, con tanto di targa posizionata accanto per spiegarne il significato, per un murales abusivo, c’è da temere anche per gli altri monumenti della Capitale. Mi auguro che i grillini non visitino il Colosseo, perché vedendolo con tanti buchi potrebbero essere tentati di farlo abbatte dicendo che è pericolante”. Roma Capitale corre ai ripari con un comunicato, dove afferma “La storica scritta ‘Vota Garibaldi’, nel quartiere Garbatella di Roma, non andava cancellata e il Campidoglio non ha mai dato disposizioni in tal senso. Verrà restaurata”.

La morale della favola

Questa narrazione, come ogni storia, ha una sua morale. Non sempre chi scrive sui muri è un vandalo. Non sempre chi li ripulisce fa del bene. E chi è chiamato a difendere la memoria storica di una città come Roma dovrebbe perlomeno studiarla. Come diceva un Renzo Arbore d’annata “meditate gente, meditate … ”.

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