Roberto Bertoni. Protagonisti sempre/7. Greta, Alexandria e il nostro futuro

Roberto Bertoni. Protagonisti sempre/7. Greta, Alexandria e il nostro futuro
Greta Thunberg e Alexandria Ocasio-Cortez altro non sono che i simboli migliori di una generazione che si è stancata. Sì è stancata di subire, di soffrire, di essere sfruttata, di vivere in un mondo ingiusto e in pericolo, con un ambiente minacciato da troppe scelte sbagliate e dallo sfruttamento deleterio di risorse che non bastano più, tanto è l’abuso che i paesi più ricchi e industrializzati ne hanno fatto. Greta e Alexandria sono, pertanto, due scintille di una nuova politica, di una generazione che ha già ripudiato il liberismo, le convenzioni, i dogmi e i tabù del passato, di un universo che è già oltre e guarda al di là di schemi ormai consunti.
Hanno detto no al consumismo sfrenato, alla distruzione delle esigue risorse della Terra, ai salari da fame e al lavoro senza diritti; hanno riaffermato la centralità della persona e ribadito il valore e la dignità degli esseri umani nei processi di sviluppo, dopo che trent’anni di falso positivismo ci avevano quasi convinto che l’uomo fosse diventato un orpello del quale, in futuro, si sarebbe potuto fare a meno. E hanno compiuto questa rivoluzione con la semplicità dei loro sguardi, dei loro sogni, delle loro speranze, delle loro biografie, direi quasi a bassa voce, anche se hanno saputo pure urlare al momento opportuno, così da trasformarsi in icone globali di riscatto. Non c’è violenza nelle loro azioni, non ci sono toni forti nelle loro lotte, non c’è alcuna forma di individualismo né di particolare ambizione personale. C’è una straordinaria consapevolezza, questo sì, la maturità di chi ha capito e vuole trasmettere le proprie idee, le proprie convinzioni e la propria analisi straziante ma veritiera agli altri, affinché tante fiaccole si accendano in ogni angolo del pianeta.
Non so come sarà il nostro futuro, chi ci governerà nei prossimi anni, chi governerà in America, quale sarà il destino dell’Europa dopo le Europee del 26 maggio. So per certo, però, che nessun governante, in nessuna parte del mondo, potrà prescindere da questa generazione ambientalista, ecologista, appassionata e combattiva, tenace e attenta ai diritti umani, innamorata di un’idea di comunita e finalmente in grado di trasformarla in un motore di cambiamento e di riscossa. Per una volta, osservando le piazze d’Italia e del mondo per il clima, ho pensato che questi ragazzi siano stati veramente protagonisti, pronti a prendersi sulle spalle le enormi sfide mondiali che li attendono e capaci di dire alle attuali classi dirigenti che non avranno mai il loro consenso se non ascolteranno questa voce di ribellione che ricorda tanto il Sessantoto ma, a parer mio, è più saggia. È più saggia perché non corre il rischio di sfociare nella violenza, essendo gli equilibri mondiali assai diversi e non più condizionati dalle logiche della Guerra fredda, e, come allora, non ha paura di battersi in prima persona, senza nascondersi sempre dietro il paravento della collettività ma, al tempo stesso, senza dire perennemente “io”, dunque risultando estremamente efficace anche per quanto concerne l’aspetto comunicativo.
Greta e Alexandria “bucano” lo schermo perché sono autentiche, non costruite, non artificiose, non montate: vere come la loro adolescenza, come la loro giovinezza, come la loro passione, come la loro costante volontà di esserci e di testimoniare una presenza che va al di là delle loro singole figure. E sono ormai delle icone, delle testimonianze viventi di un’altra idea di umanità, dei modelli politici da seguire, dei simboli e una voce interiore che ci dice che è possibile che una nuova generazione si faccia avanti, valorizzando le proprie idee senza ferocia ma con la tenacia e l’abnegazione di chi vuole determinare il futuro in cui dovrà vivere e compiere il proprio percorso.
Incarnano una moderna idea di complessità e di grandezza d’animo, non si fermano davanti agli ostacoli che pure vengono posti loro davanti, non hanno paura di commettere degli errori, sanno rispondere con un sorriso e con disarmante semplicità agli attacchi che ricevono, ci mettono grinta e costanza, non danno l’impressione di essere disposte ad arrendersi al cospetto di sfide enormemente più grandi di loro. E hanno detto a una generazione non apatica ma fino a qualche tempo fa disillusa e quasi disperata che tutto è ancora possibile, che un altro futuro si può costruire insieme e che il domani assumerà le sembianze che i ventenni di oggi vorranno dargli. Questo è stato il loro grido, così forte che si è udito in tutto il mondo, al punto che finalmente da questa concezione dello stare insieme nessuno può prescindere. Una rivoluzione gentile, dunque, all’insegna della cultura, del progresso e della costruzione di un immaginario radicalmente opposto a quello ancora per poco dominante.
Greta e Alexandria hanno già vinto, proprio perché vanno oltre gli Stati, le elezioni, le contingenze e persino oltre sé stesse e gli orizzonti che la loro straordinaria consapevolezza è riuscita a delineare. Non basta la gratitudine: per cambiare il mondo bisogna arruolarsi in questo esercito di gentilezza che intende disarmare i seminatori d’odio e di barbarie.
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