Roberto Bertoni. Protagonisti sempre/6. Caro Zingaretti, riparti dalla scuola

Roberto Bertoni. Protagonisti sempre/6. Caro Zingaretti, riparti dalla scuola

Complimenti a Nicola Zingaretti, eletto con una percentuale e una quantità di voti oggettivamente superiore alle più rosee aspettative. Del resto, dopo la bella manifestazione di sabato scorso a Milano, contro il razzismo e in nome dell’inclusione e dell’integrazione, non era difficile ipotizzare che la soglia del milione di partecipanti alle primarie sarebbe stata superata. Che si potesse arrivare al milione e seicentomila votanti, invece, non se lo sarebbe aspettato nessuno: è stata una piacevole sorpresa e un bel segnale di vitalità democratica non solo per il PD ma per una sinistra che complessivamente, dopo il voto del 4 marzo di un anno fa, era data per morta da gran parte degli osservatori. Una sinistra che, invece, ha dimostrato di esserci, di voler riaprire la partita, di essere pronta a dire la propria e a combattere su un terreno, quello della politica, che le era clamorosamente mancato negli ultimi mesi, a cominciare dall’assurda scelta renziana di sedersi sul divano a mangiare i pop corn mentre il Paese sprofondava in un abisso di violenza e razzismo. Il nostro eroe è arrivato addirittura a rivendicare, in un’intervista al Corriere, la propria scelta, senza evidentemente rendersi conto delle conseguenze tragiche della medesima per il Paese e senza minimamente preoccuparsi del fatto che l’unico a beneficiare di un possibile crollo del M5S sarebbe Salvini, in quanto la cura Zingaretti è troppo recente per dare effetti nell’immediato.

E qui si comprende bene la miopia della linea renziana, intesa anche come idea dell’Italia sviluppata e più volte esposta dai suoi sostenitori, a cominciare dal direttore del Foglio, Claudio Cerasa. L’idea renziana, infatti, è che la Lega non sia il massimo della vita ma ci si possa comunque convivere, in nome della difesa della stabilità e della tenuta del sistema, mentre i 5 Stelle sono i barbari da sconfiggere, annientare, cacciare via e fare implodere, senza rendersi conto che questa strategia, come detto, favorisce solo Salvini, contribuendo ad archiviare per sempre sia la stagione del renzismo medesimo, e non sarebbe un male, sia gli sforzi di quanti a sinistra stanno provando a rimettersi in cammino. Se poi qualcuno coltiva la malsana idea di un accordo futuro con la Lega, magari fra una Lega al 40 o prossima al 40 e un partito renziano unito a quel che resta di Forza Italia, sappia che è vero che tutto può essere e che in politica non esiste la parola mai, specie di questi tempi, ma è altrettanto vero che, al massimo, si tratterebbe di una forma di vassallaggio nei confronti di una compagine dominante e tutt’altro che generosa, con una concezione degli alleati pari a quella che Mattei, leggendario presidente dell’ENI, aveva dei partiti: taxi su cui salire per farsi portare alla destinazione desiderata e dai quali scendere una volta conseguito il proprio obiettivo. A tal proposito, ci permettiamo di offrire un consiglio a Zingaretti.

Caro Nicola, va bene recarsi in Piemonte a sostenere Chiamparino, va bene inserirsi nelle contraddizioni del governo sulla TAV, va bene tentare di tenere unito il partito dopo anni di strappi e divisioni, va bene tutto, ma c’è un mondo cui il neo segretario del PD deve assolutamente rivolgersi ed è quello della scuola, umiliato e tradito dalla pessima riforma renziana e tra le cause principali del crollo dei dem e dell’ascesa dei pentastellati. Riparta dai giovani, da una buona riforma dei programmi scolastici, dall’abolizione del numero chiuso all’università, da una sostanziale revisione dell’INVALSI, da una serie lotta contro la dispersione scolastica, dal ripristino di un adeguato sistema di borse di studio, dagli investimenti in edilizia scolastica e dalla piena attuazione della Costituzione in materia, consentendo ai “capaci d meritevoli” di giungere alla laurea senza doversi fermare prima perché le famiglie non sono in grado di sostenerli economicamente. Ci sarebbe tanto altro da dire e da fare ma questo è il minimo sindacale e, con meno di questo, non si verificherebbe alcuna svolta significativa e tangibile e si continuerebbe a perdere consensi in una generazione che domenica, alle primarie, ha partecipato assai meno degli over 50. La scuola, come sosteneva Calamandrei, è la sola a poter compiere il miracolo di trasformare i sudditi in cittadini. È arrivato il momento di ricordarsene e di prendere per mano un universo che troppe volte è stato preso in giro e che ora, legittimamente, non si fida più di nessuno. Caro Zingaretti, proviamoci davvero: per le prossime generazioni e, visti i tempi, anche per le prossime, a quanto pare imminenti, elezioni.

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