Roberto Bertoni. Protagonisti sempre/5. Caro nuovo PD, questo vorremmo da te…

Roberto Bertoni. Protagonisti sempre/5. Caro nuovo PD, questo vorremmo da te…

Pur avendolo criticato e avversato per tutti questi anni, essendo in netto contrasto con i toni, i modi e le politiche renziane, non ci lascia certo indifferenti il fatto che domenica si svolgeranno le primarie del Partito Democratico. Molto probabilmente avrà la meglio Nicola Zingaretti, governatore del Lazio e amministratore serio, preparato e di discreto spessore, il quale sia in Provincia che in Regione ha dimostrato di possedere capacità di gestione della cosa pubblica non indifferenti. Ebbene, caro nuovo PD che dovresti nascere nelle prossime settimane, chi ti scrive è un ex iscritto, ex militante, ex elettore, uno che in te ci ha creduto per anni e che da anni non riesce più a prenderti in considerazione, per il semplice motivo che rappresenti mondi, idee e visioni sociali antitetiche non solo al pensiero socialista di Corbyn e Sanders ma al minimo sindacale di una sinistra degna di questo nome.

Appartengo alla generazione nata dopo la caduta del Muro di Berlino, la stessa che ti ha voltato le spalle il 4 dicembre 2016 e il 4 marzo 2018, la stessa che ha detto no a uno stravolgimento della Costituzione contrario allo spirito con cui la Carta venne redatta e che ha guardato altrove quindici mesi dopo perché non ha accettato una lista di candidati che, in ogni parte d’Italia, sembrava essere stata redatta apposta per non farsi votare. Caro Partito Democratico, non ho pregiudizi né preconcetti. Secondo me la tua stagione, almeno per come è stata concepita a partire dal 2007, è terminata, essendo subentrata una fase di crisi del sistema democratico nel suo insieme e non essendo più proponibile la formula stantia della vocazione maggioritaria. Eppure, questo progetto strampalato e da superare può avere ancora una ragione di esistere se sarà in grado di ammettere i propri errori, di guardarsi dentro, di archiviare la triste stagione renziana e i suoi protagonisti, possibilmente facendo sì che si mettano en marche verso nuove sconfitte ma da soli, e di ricostruire un serio e credibile percorso di sinistra, in sintonia con l’umore del mondo ai tempi della crisi globale della democrazia e del sistema istituzionale. Il PD potrà, dunque, avere un futuro non solo se guarderà ai milioni di elettori che hanno scelto il M5S per disperazione e per dare un segnale, per rabbia e per un fisiologico bisogno di un cambiamento radicale degli schemi che lo stesso 5 Stelle, purtroppo, ha tradito, ma soprattutto se saprà andare al di là di sé stesso e dell propria logiche consunte.

Devo dire che, in tal senso, queste primarie sono state abbastanza deludenti, al netto del giudizio che ciascuno di noi può avare sui tre candidati, in quanto non si è mai davvero discusso del Paese, delle sue esigenze e della sua collocazione nel contesto internazionale. Nessuno dei tre candidati, tanto per dire, ha levato la propria voce al fianco della senatrice Segre, la quale ha denunciato con forza il progetto del governo di togliere la storia dalla Maturità. Nessuno dei tre candidati ha riflettuto adeguatamente sul monito della Segre in merito alle difficoltà che incontrano gli insegnanti nel contestualizzare il suo racconto, lasciando presupporre un futuro orwelliano per una Nazione senza memoria del passato, senza un presente all’altezza e, cosa assai peggiore, senza alcuna prospettiva per il futuro. Né abbiamo ascoltato mezza riflessione su cosa significhi oggi essere progressisti, sul rapporto da tenere, eventualmente, con le due ipotesi socialiste avanzate da Corbyn e Sanders, su come porsi nei confronti di un PSE ridotto ai minimi termini e con un candidato che più sbagliato non avrebbe potuto essere come Timmermans, su come rapportarsi nei confronti di un soggetto, il M5S, verso cui la linea del presunto nuovo PD non può continuare a essere quella di chiusura totale che ha caratterizzato i giorni del renzismo. L’auspicio è che Zingaretti si sia riservato il meglio per quando sarà stato eletto, se toccherà davvero a lui, e che possa imprimere realmente un’inversione di rotta in linea con le aspettative di buona parte del popolo di sinistra. Quanto a Giachetti e Martina, consentiteci di sostenere che non abbiano il fisico del ruolo e di chiudere qui il discorso.

Infine, servirà un grande discorso di verità su scuola e università perché è lì che si è rotto il rapporto dei democratici con il Paese, è lì che è cominciato il declino ed è lì che bisogna intervenire se non si vuole correre il rischio di far crescere generazioni incapaci di trovare il proprio posto in un mondo sempre più globalizzato. E anche su questo punto il silenzio è stato assordante. Caro Partito Democratico, o il tuo scopo è quello di ripoliticizzare una generazione e restituire la politica ai giovani e i giovani alla politica, o per la sinistra, almeno in questo Paese, non sarà possibile riaprire alcuna partita. Finora non abbiamo avuto riscontri in tal senso ma, da amanti di Kavafis e del sul concetto di Itaca, ci auguriamo anche noi che la strada sia lunga.

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