Roberto Bertoni. La giovane Europa che scende in piazza. Affascinante, difficile da analizzare

Roberto Bertoni. La giovane Europa che scende in piazza. Affascinante, difficile da analizzare

È scesa in piazza la scorsa settimana a manifestare per l’ambiente e per salvare il pianeta dalla distruzione, seguendo l’esempio della sedicenne svedese Greta Thunberg che dallo scorso 20 agosto, ogni venerdì, si reca davanti al Parlamento di Stoccolma compiendo il suo personale sciopero scolastico per il clima.

Erano a Milano con il sindaco Sala contro ogni forma di barbarie e di razzismo, in nome di un’altra idea di società e di futuro, senza discriminazioni, violenza e alcuna forma di odio razziale.

Erano giovedì a Padova insieme a don Ciotti e a quella straordinaria esperienza di liberazione sociale e lotta contro le mafie che è Libera, da tanti anni attiva per recuperare i terreni confiscati alla criminalità organizzata e trasformarli in luoghi di incontro e produzione di cibo di qualità, con esperienze eccezionali e incredibilmente formative, specie per i più giovani.

Ed erano anche in piazza con i sindacati e alle primarie del PD dello scorso 3 marzo, benché in misura minore, a causa della scarsa capacità di mobilitazione delle forme tradizionali e novecentesche di organizzazione politica e associativa.

Parliamo della meglio gioventù, di questa giovane Europa che scende in piazza e rivendica i propri diritti, riuscendo nell’impresa che ancora non è riuscita alla sinistra, ossia coniugare i diritti sociali con quelli civili e individuali, senza gerarchie, ritenendo che tutti i diritti debbano convivere e prendersi per mano, altrimenti nessuno potrà mai davvero affermarsi.

Parliamo di una generazione che è già oltre, che si sta faticosamente ritagliando uno spazio nelle aberrazioni di questo secolo, contrastando la follia disgregatrice e il mito lesivo della disintermediazione, sognando in grande, recando una nuova agenda planetaria, sconfiggendo i demoni della chiusura e dello scontro e non lasciandosi abbindolare dalla narrazione in auge che acuisce le tensioni sociali e soffia sul fuoco delle guerre fra poveri per difendere meglio lo status quo.

Naturalmente, non c’è solo questo e non sarebbe corretto fornire una visione idilliaca di una categoria, senza considerarne anche gli aspetti negativi: la dissolutezza, lo sfasamento, la mancanza di esempi e punti di riferimento, le difficoltà nel politicizzarsi e nel dedicarsi attivamente alla cosa pubblica, lo sballo perenne in pub e discoteche, l’ascolto di generi musicali per lo più discutibili e molto altro ancora, in un quadro inquietante che getta un’ombra molto pericolosa sul nostro futuro.

Una generazione complessa, multiforme, non  tutta rose e fiori, ma da valorizzare in pieno 

Tuttavia, non si può nemmeno ignorare, come fanno molti opinionisti, che questa generazione è anche molto altro. È ciò che abbiamo poc’anzi descritto ma è pure volontariato, solidarietà, accoglienza, integrazione, un sincero slancio nei confronti dell’altro e un desiderio di collettività che va ben oltr i confini nazionali, trattandosi della prima generazione autenticamente globale della storia, abituata a parlare più lingue, a viaggiare, a incontrare il prossimo in molteplici occasioni e a utilizzare strumenti come i social network che inevitabilmente cambiano la composizione della società, i suoi usi, le sue sue abitudini e le sue tradizioni.

La giovane Europa che si sta delineando, e ci perdoni Mazzini se riprendiamo un suo nobile concetto, non è tutta rose e fiori ma neanche tutta eroina e canne, come sembrano volerci far credere alcuni cantori assai poco informati della medesima.

È una generazione complessa, poliedrica, multiforme, a modo suo tragica, inquietante, difficile ed estremamente affascinante; una generazione da prendere con le molle ma, al tempo stesso, da valorizzare a pieno; una generazione controversa, contraddittoria e bizzarra, diversa da tutte le altre, senza punti in comune o possibili parametri di riferimento rispetto al passato, eppure vivace, esplosiva nelle sue manifestazioni, fresca e capace di mobilitarsi per grandi temi internazionali, di sentirsi partigiana, di amare la Resistenza e di sentirsi parte delle battaglie contemporanee, sia pur seguendo schemi e utilizzando metodi di lotta diversi da quelli di un tempo.

La giovane Europa, che sia in Italia, nell’Inghilterra di Corbyn, nella Barcellona di Ada Colau o in qualunque altro angolo del Vecchio Continente, è bellissima. Una ventata di novità e di meraviglia da valorizzare adeguatamente se vogliamo che l’Europa abbia un futuro all’altezza delle nostre speranze.

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