Reggio Calabria, evade e dà fuoco all’ex moglie in auto davanti ad un liceo artistico. Caccia all’uomo

Reggio Calabria, evade e dà fuoco all’ex moglie in auto davanti ad un liceo artistico. Caccia all’uomo

 La polizia di Stato sta dando la caccia al 42enne Ciro Russo, originario di Napoli, che martedì mattina è evaso dai domiciliari ad Ercolano e ha incendiato l’automobile dentro la quale si trovava la ex moglie. E’ successo in via Frangipane a Reggio Calabria, nei pressi di una scuola, zona semicentrale e trafficata della città. La donna, di cui non sono state fornite le generalità, è ricoverata in condizioni gravissime al Centro grandi ustioni del policlinico di Bari, raggiunto grazie a un volo d’urgenza dell’aeronautica militare. E’ stata salvata dai soccorsi del 118 e dai vigili del fuoco, che hanno spento le fiamme.

Secondo la ricostruzione della polizia, anche l’ex consorte sarebbe rimasto ferito. Verso le 8.40 ha avvicinato la Citroen C1 della vittima nel parcheggio del liceo artistico ‘Frangipane’. La donna era seduta sul veicolo quando Russo ha aperto la portiera e le ha gettato addosso del liquido infiammabile, dandole fuoco. Un’azione di pochi secondi, progettata nei dettagli. Il 42enne è poi fuggito a bordo di una Hyundai i30 di colore grigio scuro targata FF685FW. Resta da chiarire come abbia fatto a percorrere indisturbato i 500 chilometri che separano Ercolano, in Campania, alla provincia calabrese. Russo, infatti, non poteva trovarsi a Reggio Calabria. Pregiudicato, è sottoposto agli arresti domiciliari. Ha percorso oltre 5 ore di macchina con un unico obiettivo: raggiungere la ex, ucciderla e vederla bruciare sotto i suoi occhi. Sapeva dove e a che ora trovarla.

E’ ricercato attivamente da tutte le forze di polizia per tentato omicidio, tanto che la questura ha diffuso il suo identikit: corporatura robusta, brizzolato, alto quasi 1.90, e con occhi marroni. La comunità di Reggio Calabria è sconvolta. “Siamo attoniti”, ha commentato il sindaco, Giuseppe Falcomatà, “è un episodio gravissimo che deve suscitare l’indignazione dell’intera comunità. Di femminicidio non si può parlare solo l’8 marzo”. La criminologa Antonella Cortese, vicepresidente dell’Accademia italiana delle scienze di polizia investigativa e scientifica, ha sottolineato la necessità di “una strategia di sostegno e protezione in casi dove il peggio può essere previsto e quindi la violenza prevenuta. Non si possono abbandonare così le donne”.

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