Polonia. Danzica. Un plebiscito per Alexandra Dulkiewicz, nuovo sindaco. Proseguirà la politica progressista di Adamowicz, vittima di un brutale delitto. La città resterà tollerante, aperta e rifugio sicuro per tutti

Polonia. Danzica. Un plebiscito per Alexandra Dulkiewicz, nuovo sindaco. Proseguirà la politica progressista di Adamowicz, vittima di un brutale delitto. La città resterà tollerante, aperta e rifugio sicuro per tutti

Aleksandra Dulkiewicz è stata eletta con l’82,2% dei consensi nuovo sindaco di Danzica. La Dulkiewicz, quarant’anni, avvocato, è stata vicesindaco della città baltica ed ha retto il governo cittadino come commissario dopo la tragica scomparsa di Pawel Adamowicz, sul quale si è accanita, subito dopo un concerto natalizio, la furia omicida di tale Stefan Wilmont, 27 anni da poco uscito dal carcere per una condanna di rapina. Lo aveva colpito con numerose coltellate al termine di un evento di beneficenza. Adamowicz è morto il giorno dopo, il 13 gennaio 2019, per le ferite riportate, vittima, soprattutto, della feroce campagna di odio orchestrata nei suoi confronti dagli oppositori politici. La Polonia fa parte del cosiddetto gruppo di Visegrad insieme a Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca, retti da governi nazional-populisti che alimentano all’interno della Ue xenofobia e razzismi.

Il sindaco assassinato era il capofila della opposizione liberale al gruppo di Visegrad

Pawel Adamowicz era una figura di riferimento dell’opposizione liberale, capofila dei sindaci progressisti in un Paese che vive una lacerazione profonda da quando, nel 2015, sono tornati al governo i nazionalpopulisti di Jaroslaw Kaczynski: il partito Diritto e giustizia che  ha avviato una serie di iniziative che hanno rafforzato l’esecutivo, perseguito il dissenso e isolato la Polonia sulla scena internazionale. Rieletto nel 2018 con il 65% dei voti per il sesto mandato consecutivo, dal 1998 Adamowicz era primo cittadino della città dove la Polonia cominciò a sognare, con Lech Walesa in piedi su un muro di mattoni, a sfidare il potere. Al liceo, si era unito a Solidarnosc, Adamowicz e con lui  Dulkiewiz, la vicesindaca aveva fatto della tolleranza e dei diritti delle minoranze i pilastri della sua azione di governo. “Europeo”, così si definiva Pawel. E nel pieno dello scontro tra Est e Ovest sull’accoglienza invitava i migranti nella sua città: “Danzica è un porto, sarà sempre un rifugio per chi arriva dal mare”.

La neosindaco ha più che doppiato i due candidati di estrema destra

La neo sindaco ha più che doppiato gli altri due candidati, entrambi di estrema destra, Grzegorz Braun e Marek Skiba che hanno ottenuto rispettivamente l’11,86% e il 5,92% di voti. La Dulkiewicz ha già fatto sapere che la sua linea politica sarà in assoluta continuità con quella di Adamowicz: Danzica sarà un rifugio aperto a tutti. Il nuovo sindaco ha dichiarato apertura e tolleranza per diversi gruppi etnici, sociali e politici. In una Polonia patria delle destre, della xenofobia e di un cattolicesimo radicale che propaganda, a dispetto dei desiderata del Vaticano, la supremazia dei cattolici e dei “bianchi”, la Dulkiewicz avrà anche la responsabilità di sostituire l’ex sindaco come faro delle opposizioni progressiste, liberali e di sinistra del paese. Compito non facile: Adamowicz era un ottimo amministratore e non ha fatto mai mancare i servizi essenziali ai suoi concittadini. Era capace di dialogare sia con le gerarchie ecclesiastiche che con i gruppi laici, tant’è che ricevette da Giovanni Paolo II la Croce d’Oro Pro Ecclesia ed ebbe il coraggio di concedere il patrocinio della Città di Danzica al Gay Pride del 2018, al quale partecipò personalmente.

Auguri ad Aleksandra Dulkiewicz che avrà di fronte a sé un duro compito. Porterà sulle sue spalle l’opposizione al pensiero di destra dominante in Polonia e sarà, giocoforza, la guida della Polonia che non cede alla brutalità. Lo farà dovendo affrontare lo stesso odio che è costato la vita  al suo predecessore con l’aggravante del pregiudizio sessista, che i suoi oppositori, di certo, non le faranno mancare.

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