Pd, primarie. Nicola Zingaretti eletto segretario con oltre il 60% dei voti. Affluenza ai gazebo di un milione e 700mila votanti

Pd, primarie. Nicola Zingaretti eletto segretario con oltre il 60% dei voti. Affluenza ai gazebo di un milione e 700mila votanti

Nicola Zingaretti è il nuovo segretario del Pd. Il governatore del Lazio va oltre tutti i sondaggi e si attesterebbe tra il 65 e il 70% dei consensi tra gli elettori dem. Solo dopo mezzanotte giunge un dato ufficiale relativo all’affluenza dettato da Giovanni Dal Moro, presidente della Commissione congressuale. “Adesso vi posso dire sicuramente soltanto che il dato dell’affluenza ha superato 1,7 milioni”, ha detto il presidente della Commissione per il congresso del Pd Gian Pietro Dal Moro parlando al Nazareno con i giornalisti sui dati reali nazionali del partito. Dal Moro ha poi spiegato: “Abbiamo ricevuto una serie di verbali dai presidenti di seggio, ma stiamo procedendo a rilento: abbiamo solo il 10 per cento dei verbali, ma vengono tutti dai collegi più piccoli e dunque non hanno valore statistico”. Le operazioni di scrutinio, ha spiegato, riprenderanno domani e dunque per avere i primi dati reali sulle percentuali dei candidati bisognerà aspettare il primo pomeriggio. In sostanza, significa che vi è stata qualche confusione sulla gestione dei dati: perché delle due l’una, o lo spoglio c’è stato, oppure è stato rinviato. Non è un caso che per tutta la serata si siano rincorsi numeri forniti da ciascun comitato. E tuttavia, il risultato incontrovertibile è la vittoria netta, superiore al 60% dei consensi, di Nicola Zingaretti, presidente della Regione Lazio, che così si mantiene fedele alla tradizione Piddina che vede il segretario eletto direttamente alle primarie.

Zingaretti arriva al comitato allestito di fronte al Circo Massimo intorno alle 22, dopo aver ricevuto i tweet e le telefonate di congratulazioni di Martina e Giachetti. Sale sul palco sulle note di Learnig to fly, mentre i suoi sostenitori – imbarazzandolo – intonano il coro ‘un segretario, c’è solo un segretario’, poi tira un sospiro e inizia il suo primo discorso da leader dem. Ringrazia subito i suoi sfidanti, i volontari e – soprattutto – chi ha fatto la coda ai gazebo per tutto il giorno. “È un risultato straordinario – commenta – Abbiamo vinto ancora un’altra volta. Grazie all’Italia che non si piega e non si vuole arrendere a un governo pericoloso”. Il neosegretario ha già chiaro in mente chi è il nemico, adesso. E non è dentro il Pd, ma ha tinte gialloverdi. La vittoria di oggi, dice, è solo “l’inizio” di un “percorso difficile” perché la destra è “rocciosa”, “ha conquistato il potere e non lo cederà tanto facilmente”. Da qui, ammette, viene il peso di una “grande responsabilità”, che però Zingaretti non vuole affrontare da solo: “Non mi intendo capo, ma leader di una comunità”, mette subito in chiaro tra gli applausi. Le sue parole d’ordine sono, le scandisce due volte per una, “unità e cambiamento”. La cesura con il passato, nel suo discorso, vuole essere netta: “Basta con le alchimie della politica, con le brame di potere, con il gioco delle figurine del ‘siamo con Tizio, Caio o Sempronio’. L’agenda del nuovo Pd sarà fatta di parole nuove”.

Il presidente del Lazio lancia quindi una “nuova fase costituente per il Pd” e ‘chiama’ gli italiani: “Spalanchiamo le porte! Venite, entrate nel nostro partiti, controllateci – è il suo appello – così sarà più facile non sbagliare di nuovo”. Lui, assicura, ascolterà tutti e deciderà, avendo però, come “faro”, alcune di quelle che definisce “le stagioni più belle della nostra storia: l’Ulivo di Prodi, la nascita del Pd, l’impegno di tutti i nostri governi che ci hanno salvati dalla bancarotta”. Ha un pensiero anche “per i delusi”, per coloro che “non hanno votato alle Politiche e che oggi credo erano in fila ai gazebo, penso a quelli che si sono allontanati, che ci hanno criticato, frainteso, che non avendo più fiducia in noi hanno votato per altre forze politiche. Ho visto in questo risultato un primo grande segnale: molti sono tornati e stanno tornando in un nuovo Pd e un nuovo centrosinistra”, assicura. Nel futuro, però, Zingaretti non vede divorzi. Renzi? “Mi ha scritto per farmi gli auguri e lo ringrazio. Rischio scissione scongiurato? Non ci ho mai creduto”, si limita a dire. Con lui, al comitato ci sono tanti giovani e volti noti. Quando ormai il risultato è consolidato, arrivano Dario Franceschini (con lui il primo abbraccio), Gianni Cuperlo, Piero Fassino, Marina Sereni, Francesco Boccia, Cesare Damiano (“Caspita sono tornato in maggioranza – dice – non ci sono abituato”). Al termine del giro di interviste davanti alle telecamere, ‘Zinga’ – dopo aver cercato le figlie tra la folla – si concede un ‘cin cin’ in giardino. “Non brindiamo per noi ma per l’Italia che dobbiamo tornare a rendere protagonista”.

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