Nuccio Iovene. Zingaretti, la Basilicata e il centrosinistra

Nuccio Iovene. Zingaretti, la Basilicata e il centrosinistra

Nicola Zingaretti, neo segretario del Pd, ha avanzato da Bruxelles (dove si è recato per il suo primo vertice dei leader socialisti europei) l’ipotesi di un possibile ritorno alle urne per le politiche già quest’anno, dopo le elezioni europee del 26 maggio. Non so quanto questa previsione sia fondata e se, nell’equilibrio instabile tra Cinque Stelle e Lega, alla fine prevarrà l’esplodere delle tante contraddizioni venute avanti in questi mesi o la volontà di difendere quella “congiunzione astrale straordinaria”, così come è stata definita dai protagonisti dell’indagine che ha travolto alcuni esponenti cinque stelle della Capitale, che oggi li vede insieme al governo e domani invece chissà. La rapidità con cui si sviluppano e si consumano i cicli politici è ormai sotto gli occhi di tutti e non solo nel nostro Paese, quindi non è sbagliato mettere in conto anche un possibile precipitare della situazione politica e della maggioranza giallo verde attualmente al governo.

Questa potrebbe essere una occasione importante, ma di per sé non risolutiva per le sorti del centrosinistra (che ricordiamolo: al momento non c’è più, è stato distrutto ed è tutto da ricostruire) se questo non vi arriva preparato e con le idee chiare. Ma al momento non è così e si è assai lontano addirittura dal lavorarci. Questa domenica si vota per le regionali in Basilicata. E’ una regione piccola, certamente, ma governata a lungo proprio dal centrosinistra ed è già il terzo appuntamento elettorale dell’anno. Vedremo quali saranno i risultati, se confermeranno o meno le tendenze già emerse in Abruzzo e Sardegna, certo è che il centrosinistra vi è arrivato diviso: il Pd e una parte della sinistra hanno scelto un candidato, il farmacista Carlo Trerotola, con un pedigree politico assai discutibile (le sue pregresse simpatie per Almirante sono state l’unica ragione per cui se ne è parlato a livello nazionale) mentre un’altra parte della sinistra, proprio perché non convinta dell’operazione che andava delineandosi per la sua carica di ambiguità,  ha dato vita alla lista Basilicata Possibile che sostiene il docente universitario Valerio Tramutoli. Quindi il prossimo banco di prova elettorale (il primo per Zingaretti) è ancora all’insegna della divisione a Sinistra e soprattutto senza essere riusciti a fare i conti con gli errori e le scelte che hanno portato al voto anticipato in Regione.

Un altro esempio evidente dei macigni ancora disseminati sulla strada del centrosinistra sta nel fiorire di interviste e prese di posizione successive alle primarie del Pd, allo scopo di condizionarne il cammino. L’ultima in ordine di tempo è quella a Repubblica di Luca Lotti, braccio destro di Renzi, suo sottosegretario alla Presidenza del Consiglio e poi ministro con Gentiloni, il quale ha ribadito nell’ordine la giustezza di tutte le scelte (dalla scuola alla riforma costituzionale), difendendo il dialogo con Verdini e il tentativo di partito della Nazione, il giglio magico e tutto il resto salvo non spiegare, e non spiegarsi, il perché delle sconfitte così severe (al referendum prima e alle elezioni dopo), e il conseguente esito che ha portato i Cinque stelle a diventare il primo partito e il centrodestra a guida Salvini la coalizione vincente, di gran lunga più avanti nelle ultime competizioni elettorali. Se si vuole davvero, come si lascia intendere, ricostruire un nuovo campo di centro sinistra e provare ad intercettare i voti dei delusi dai cinque stelle non si può scegliere la strada dello stare a guardare peraltro con i popcorn in mano. Come si è visto quei voti non si intercettano e anzi si dirottano o direttamente sulla Lega o verso l’astensionismo, e il centro sinistra resta diviso e appare in stato confusionale, prigioniero di una babele di linguaggi, prese di posizione, proposte. C’è un lavoro da fare, lungo, difficile, delicato. E, elezioni subito o meno, prima si comincia e meglio è. Il principale onere della prova, il primo passo in questa direzione, spetta ovviamente per ruolo e dimensioni al Pd di Zingaretti, il quale merita un’apertura di credito, fino a prova contraria, e non un atteggiamento preconcetto. Esso andrebbe semmai incalzato su contenuti e proposte, metodo di governo e selezione della classe dirigente, capacità e qualità nel fare l’opposizione. E se a farlo fosse una soggettività politica credibile e unita a sinistra forse questa azione potrebbe essere più efficace e avere maggiori probabilità di successo di quante non ne abbia, con la sinistra in queste condizioni, oggi.

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