Nuccio Iovene. Il popolo di sinistra esiste nelle piazze e nelle urne delle primarie. Ma per ricostruire il centro sinistra si scelga da che parte stare, con chi stare, quali interessi difendere

Nuccio Iovene. Il popolo di sinistra esiste nelle piazze e nelle urne delle primarie. Ma per ricostruire il centro sinistra si scelga da che parte stare, con chi stare, quali interessi difendere

Una settimana fa oltre duecentomila persone hanno manifestato a Milano contro il razzismo rispondendo, con una grande e colorata mobilitazione, al clima d’odio ed intolleranza che dall’alto del governo viene quotidianamente diffuso a piene mani nella società. Il giorno dopo circa un milione e ottocentomila persone hanno scelto di partecipare alle primarie del Pd e oltre il 66% di loro ha votato per Nicola Zingaretti, eleggendolo segretario del partito. Qualche settimana prima, è bene ricordarlo, i sindacati, unitariamente dopo tanti anni, avevano riempito a Roma piazza San Giovanni al termine di una enorme e bella manifestazione per il lavoro ed il futuro del nostro Paese. Si tratta solo delle iniziative più importanti e significative delle ultime settimane che testimoniano non solo l’esistenza in vita del popolo della sinistra, tante volte dato per spacciato, ma la sua disponibilità alla mobilitazione, a dire la propria, a non arrendersi. Tanto che anche una delle personalità simbolo del centrosinistra degli anni passati e da tempo distante dallo stesso Pd che pure aveva contribuito a fondare, Romano Prodi, è tornato a manifestare entusiasmo e ottimismo. Tutti segnali positivi, e neanche isolati, se si pensa alla diffusa rete di iniziative locali (grandi e piccole, comunque significative) di resistenza che si sono registrate anche solo nell’ultimo anno: dalla reazione all’arresto di Mimmo Lucano, sindaco di Riace, a quella contro il cosiddetto decreto Pillon sul diritto di famiglia, o a quella contro il decreto sicurezza di Salvini.

I  gruppi dirigenti  del centrosinistra hanno finito per alimentare delusione e frustrazione

Se vogliamo essere sinceri, infatti, il problema del centrosinistra nel ventennio che abbiamo alle spalle non è mai stato (o non lo è stato mai in maniera prevalente) il venir meno del suo popolo, della sua disponibilità ad esserci e mobilitarsi, ma al contrario l’abbandono delle speranze e delle aspettative che quel popolo aveva coltivato da parte delle realtà più rilevanti dei gruppi dirigenti del centrosinistra, che hanno finito per alimentare delusione e frustrazione, rabbia e disincanto proprio in quel popolo che avrebbero dovuto invece rappresentare ed in qualche modo dirigere. Ecco perché la speranza e l’ottimismo di questi ultimi giorni da soli non bastano, non possono bastare. Quello che serve è il manifestarsi di gruppi dirigenti e forze politiche in grado di raccogliere la sfida e l’opportunità data dalle mobilitazioni di questi giorni per offrire ad esse una sponda politica credibile e conseguente. Non è facile. Dalla nascita del Pd ci si è illusi che l’investitura popolare (in alcuni casi addirittura plebiscitaria) data dalle primarie avrebbe dato di per se al leader di quel partito forza ed autorevolezza tali da metterlo al riparo da critiche, sfiducie, imboscate. Puntualmente le cose sono andate in un altro modo.

L’esercizio difficile, faticoso ma paziente della responsabilità della direzione politica

 Le primarie si sono rivelate una scorciatoia, insomma, per evitare la politica, l’esercizio difficile, faticoso ma paziente della responsabilità propria della direzione politica. Da Veltroni a Bersani a Renzi tutti sono stati vittime della medesima illusione e dello stesso esito, quello che per comodità e faciloneria proprio l’ultimo Premier/Segretario preferisce definire “fuoco amico” per evitare di interrogarsi in realtà sui propri errori, limiti, e sulle correzioni indispensabili da adottare. Il centrosinistra è sfasciato, non solo in crisi o in difficoltà, e per ricostruirlo servono innanzitutto volontà e disponibilità, l’esatto contrario dell’arroganza e dell’autosufficienza. E non servono messaggi contraddittori, ambigui: dalla TAV alla legittima difesa, dalla scuola alle pensioni. Si scelga da che parte stare, con chi stare, quali interessi difendere. I prossimi mesi, tra elezioni europee, regionali, amministrative, da un lato e le modalità e le parole d’ordine con cui si proverà a fare opposizione saranno già un importante e decisivo banco di prova per il futuro.

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