Nuccio Iovene. Elezioni europee, a sinistra in Italia le cose sono ancora oggi tutt’altro che chiare

Nuccio Iovene. Elezioni europee, a sinistra in Italia le cose sono ancora oggi tutt’altro che chiare

A poco più di due mesi dalle prossime elezioni europee del 26 maggio, e a circa un mese dal termine ultimo per la presentazione delle liste, per chi volesse orientarsi a votare a sinistra in Italia le cose sono ancora oggi tutt’altro che chiare. Mentre dopo l’elezione di Nicola Zingaretti a segretario del Pd continua la schermaglia con Carlo Calenda sui confini e sulle caratteristiche che il cosiddetto “listone” per le europee, come è stato definito, potrebbe e dovrebbe avere (Della Vedova e la Bonino di +Europa insieme a Tabacci del Centro Democratico si sarebbero tirati fuori pensando di candidarsi per proprio conto, né Renzi, né Giachetti rivogliono dentro gli ex Pd fuoriusciti, e neanche lo stesso Calenda li rivorrebbe come più volte ribadito da lui pubblicamente, tanto che tutti avrebbero minacciato altrimenti di andarsene a loro volta) la prospettiva più credibile che sembra delinearsi è quella per il Pd di una lista aperta alla partecipazione di singole personalità come l’ex sindaco di Milano Pisapia e poco altro.

A sinistra del Pd la situazione è ancora più nebulosa, soprattutto dopo che la prospettiva di far nascere dall’esperienza di LeU un vero e proprio partito è stata definitivamente archiviata dai rispettivi gruppi promotori. Non è chiaro se e come MdP-Articolo1 parteciperà alle elezioni con una propria lista, e altrettanto poco chiaro sembra il destino di Potere al Popolo che dopo la rottura con Rifondazione Comunista, e il fallimento del tentativo di fare una lista insieme a De Magistris, avrebbe comunque manifestato l’intenzione di correre da solo. Sembrerebbe invece che i Verdi (motivati dai recenti risultati in Germania e dal nascente movimento globale contro il cambiamento climatico di cui è stata tappa decisiva la manifestazione di venerdì 15 marzo) insieme a Italia in Comune, movimento nato da alcuni sindaci tra cui Pizzarotti e Pascucci e Possibile di Civati sarebbero orientati a presentarsi con un’unica lista dopo aver però escluso la partecipazione di Sinistra Italiana, la quale a questo punto sembrerebbe orientata a lavorare con Rifondazione Comunista e quel che resta di Altra Europa con Tsipras per dare vita ad una lista collegata al GUE, il gruppo della Sinistra Europea.

E poi ci sono i cosiddetti autoconvocati di LeU che sembrerebbero intenzionati a dare vita ad un’ennesima formazione politica. Il condizionale è ancora d’obbligo su tutto ciò, sia perché nulla è stato formalmente deciso e definito da nessuno dei soggetti in questione, sia perché, in particolare per le forze minori, incombono due ostacoli assai rilevanti: prima della presentazione delle liste la raccolta di firme necessarie (diverse decine di migliaia) che rappresenta un impegno già di per se complicato alla luce delle concrete condizioni organizzative di ciascuno di essi e poi, il giorno del voto, il superamento dello sbarramento del 4% che già in passato ha lasciato diversi soggetti fuori dal Parlamento Europeo. Basterebbe ricordare che nelle ultime elezioni europee, nel 2014, in un clima politico totalmente diverso dall’attuale e con un’unica lista a sinistra del Pd, Altra Europa con Tsipras in Italia superò di poco lo sbarramento grazie proprio alla forza del suo leader europeo e capo del governo greco impegnato a quel tempo in un confronto durissimo (i cui esiti purtroppo tutti ricordiamo bene) proprio con la Troika europea ed in particolare la Germania di Angela Merkel, nel completo abbandono di tutti gli altri leader europei, compreso Renzi.

Ecco perché l’incertezza e lo smarrimento, il disorientamento politico, non certo la rassegnazione perché come abbiamo visto il popolo della sinistra ha continuato e continua a essere ancora protagonista nelle piazze, oggi sono così diffusi. Era obbligatorio che andasse a finire così? Io credo di no, e penso che di quel milione di voti che ostinatamente in questo decennio ha continuato a schierarsi a sinistra in molti avrebbero sperato in, e preteso un, esito diverso: la fine della diaspora e la costruzione, finalmente, di una casa comune, grande ed accogliente. Se le cose sono andate come sono andate è responsabilità innanzitutto dei gruppi dirigenti diffusi, dei veti e dei sospetti incrociati, della mancanza di generosità e visione che li ha purtroppo contraddistinti, e di una evidente mancanza di senso del limite. A questo punto toccherà ai processi politici concreti dare corso a una nuova storia e ad una nuova generazione assumersene la responsabilità.

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