Nave Mare Jonio. I 48 migranti scendono a Lampedusa ma sono sotto sequestro, come l’imbarcazione che li ha salvati. Salvini: “arrestateli”. Enorme il coro di solidarietà alla Ong, “basta disumanità” scrive la Cgil

Nave Mare Jonio. I 48 migranti scendono a Lampedusa ma sono sotto sequestro, come l’imbarcazione che li ha salvati. Salvini: “arrestateli”. Enorme il coro di solidarietà alla Ong, “basta disumanità” scrive la Cgil

Mentre la Mare Jonio si trovava da quasi 10 ore in rada, a circa 200 metri dal porto di Lampedusa,  alle ore 19 arrivava l’ok, la nave può entrare nel porto di Lampedusa scortata da motovedette della Gdf. Sono tutti uomini i migranti a bordo della Mare Jonio, tra loro 14 minori e non 12 come si pensava in un primo momento. Da quanto si apprende provengono da Camerun, Gambia, Guinea e Senegal. “Aspettiamo che ci diano l’ok per sbarcare le persone a bordo e poi riprenderemo immediatamente a navigare per salvare altre vite”, aveva detto la portavoce di Mediterranea, Alessandra Sciurba, appena giunta a Lampedusa per seguire da vicino l’evoluzione della vicenda Mare Jonio. Il sindaco d Lampedusa aveva a sua volta precisato: “Non stiamo parlando con nessuno. A noi non ci ha interpellato nessuno”.  Ed ha aggiunto: “Io non ho nessun potere di farli scendere. Però noi qui in rada abbiamo una nave italiana che vorrebbe entrare dentro il porto e non so chi è che gli sta negando di entrare. Se ci fosse stato un provvedimento di chiusura del Porto di Lampedusa forse ce l’avrebbero comunicato anche a noi, ma qui non c’è nessuna comunicazione di chiusura. Ma credo che non sia arrivato a nessuno”, ha concluso.

Il bracco di ferro innescato via social dal ministro Salvini: “arrestateli”. A lui si accoda anche Di Maio, che parla di regole senza neppure conoscerle. Fin dove può arrivare la malvagità di questi governanti?

Il braccio di ferro tra le autorità di governo italiane e la Mare Jonio era stato innescato dal ministro dell’Interno Salvini che ieri aveva twittato che i porti sono chiusi e oggi via social aveva ribadito: “Nessun pericolo di affondamento né rischio di vita per le persone a bordo (come documentato da foto), nessun mare in tempesta. Ignorate le indicazioni della Guardia Costiera libica che stava per intervenire, scelta di navigare verso l’Italia e non Libia o Tunisia, mettendo a rischio la vita di chi c’è a bordo, ma soprattutto disobbedienza (per ben due volte) alla richiesta di non entrare nelle acque italiane della Guardia di Finanza. Se un cittadino forza un posto di blocco stradale di Polizia o Carabinieri, viene arrestato. Conto che questo accada”.  A Salvini si è poi accodato anche l’altro vicepremier, Di Maio, che certo non poteva essere da meno in questa vicenda. Infatti ha affermato: “spero che il prima possibile facciano il sequestro. C’è la Marina e la Guardia Costiera e se le navi delle Ong non rispettano le regole bisogna fermarle perché mettono a rischio la vita dei migranti”. Insomma, i due hanno fatto a gara a chi l’avrebbe sparata più grossa. Inoltre, ha aggiunto Di Maio, “penso che si deve trovare una soluzione nelle prossime ore e sono in contatto con Salvini e con Conte. Però dico che quando ci sono questi episodi bisogna tutelare le vite umane ma anche far rispettare le regole”, ha concluso Di Maio. Più ambiguo di così francamente il vicepremier non poteva essere e di fatto rappresenta bene l’enorme contraddizione in cui si trovano i 5Stelle a dover rincorrere la Lega sul suo stesso terreno di xenofoba dimostrazione muscolare contro deboli e poveri. Non si capisce infatti quali siano le regole non rispettate dalla Mare Jonio, che hanno “solo” salvato una cinquantina di esseri umani nel Mediterraneo. E intanto registriamo che La Procura della Repubblica di Agrigento, guidata da Luigi Patronaggio, ha aperto un’inchiesta, al momento contro ignoti, per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

Il racconto del volontario sulla Mar Jonio

“Chiedono informazioni su come è avvenuto il soccorso, come si sono svolte le operazioni – racconta Mario Pozzan, 24 anni, attivista di Ya Basta e volontario a bordo della nave del progetto Mediterranea – Siamo molto tranquilli, tutto è stato molto trasparente”. A bordo della Mare Jonio ci sono 16 persone tra membri dell’equipaggio e volontari e 49 migranti salvati nel pomeriggio del 18 marzo nel Mediterraneo centrale a circa 42 miglia dalle coste libiche, una persona con polmonite è stata fatta sbarcare. L’imbarcazione su cui si trovavano era in avaria e stava imbarcando acqua. “Quando è stato fatto il trasbordo erano molto disidratati, poi il medico li ha visitati e ora stanno tutti bene”  aggiunge il volontario. “I can’t believe”. Sono le parole che si sono sentiti ripetere i soccorritori quando hanno raggiunto il gommone in avaria con a bordo i 49 migranti. “Non potevano credere che, finalmente, avrebbero raggiunto l’Europa – continua Pozzan – Tra loro c’è un ragazzo che ha passato 5 anni in Libia, dove ha visto morire davanti a sé 50 persone per denutrizione, era la quarta volta che tentava di attraversare il Mediterraneo, ogni volta l’imbarcazione su cui si trovava veniva intercettata dalla guardia costiera libica e le persone a bordo riportate indietro. Ecco perché ripetevano che era ‘incredibile’ essere sfuggiti a quell’inferno in terra e in mare”. Avvisata dall’aereo di ricognizione Moonbird della ong Sea Watch della presenza di una imbarcazione alla deriva in acque internazionali, la Mare Jonio ha impiegato quasi 5 ore per trovare il gommone, “mezzo sgonfio e con il motore in avaria”, poi finalmente intorno alle 17 del 18 marzo lo ha raggiunto e sono iniziate le operazioni di salvataggio. “Abbiamo avvisato subito la Guardia costiera italiana e libica ma quando siamo arrivati non c’era nessuno – racconta Pozzan – Abbiamo fatto velocemente il trasbordo delle persone e le abbiamo portate sulla Mare Jonio”. La notte è stata difficile, “abbiamo trovato il mare in tempesta con onde di 4/5 metri e per questo ci siamo diretti verso Lampedusa. In questo momento, fuori dall’isola c’è mare forza 8”. A bordo è arrivata la comunicazione della circolare del ministero dell’Interno, ma Pozzan riferisce che sono tutti tranquilli. “I porti non sono davvero chiusi e noi non abbiamo violato nessuna legge – dice – Abbiamo avvisato la Guardia costiera italiana e libica, abbiamo seguito correttamente le procedure”.

La Cgil con Massafra: “Basta con la disumanità”

“Chiediamo che venga dato subito un ‘porto sicuro’ alla nave Mare Ionio che ieri prontamente ha soccorso 49 migranti dal mare e dalle atrocità libiche. Profughi bloccati a largo di Lampedusa che attendono di essere accolti da un Paese che dovrebbe essere civile, giusto, democratico, solidale e inclusivo”. Lo afferma in una nota il segretario confederale della CGIL Giuseppe Massafra. “Basta fare propaganda politica sulla pelle dei migranti, è insopportabile – prosegue – che siano oggetto di strumentalizzazioni o di speculazioni. Continueremo a sostenere tutte le Ong che come la ‘Mediterranea Saving Humans’ cercano di garantire il principio universale dell’assistenza a ogni uomo e donna la cui vita è a rischio. Sarebbe troppo grave e imperdonabile – conclude Massafra – replicare un nuovo caso Diciotti”.

Consiglio Italiano per i rifugiati: “la direttiva del Viminale contro le Ong astratta e ipocrita”

Il Consiglio Italiano per i Rifugiati è “estremamente preoccupato” dalla Direttiva Salvini “che vuole impedire l’ingresso sul territorio italiano delle persone soccorse dalla nave Jonio”. In una nota il prefetto Mario Morcone, direttore del Consiglio Italiano per i Rifugiati, sostiene che si tratta di una circolare che “esercita un astratto e un po’ ipocrita formalismo nell’analisi delle norme. Accetta il presupposto che i porti libici possano essere considerati sicuri e che l’attracco presso i porti tunisini e maltesi sia possibile. È una direttiva che non prende in alcuna considerazione il drammatico contesto reale”. Durissimo Morcone nell’aggiungere che “ci si comporta come se i Paesi con cui dividiamo lo spazio del Mare Mediterraneo fossero l’Olanda, la Germania o la Svezia. Ma, evidentemente, così non è. Serve responsabilità nelle scelte di governo, scelte che devono tutelare in primo luogo la vita umana”. Il CIR sottolinea che “da quando la guerra alle navi che soccorrono i Migranti nel Mediterraneo ha avuto inizio, abbiamo visto un aumento esponenziale dei morti rispetto ai Migranti sbarcati. Solo nel 2019 sono morte 152 persone a fronte di sole 471 persone sbarcate nel Mediterraneo centrale: 1 migrante su 3 di quanti cercano di percorrere questa rotta stanno perdendo la vita (dati OIM). Una cosa è condividere regole civili per comportamenti trasparenti, un’altra impedire operazioni di soccorso con un risultato evidente: diminuisce il numero delle persone sbarcate, ma aumenta il numero di quanti in percentuale perdono la vita”.

Tra le altre reazioni, Saviano, De Magistris e Scotto

“Alla vigilia del voto in Senato sul caso Diciotti, che salverà il Ministro della Mala Vita dal rischio concreto di finire in carcere, assistiamo all’ennesimo atto da buffone sulla pelle dei migranti”, scrive su twitter Roberto Saviano commentando la vicenda della nave Mare Jonio.

Il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris giudica “meritorio” il lavoro della Ong Mediterranea “perché queste Organizzazioni – dice – salvano vite. Un governo che si chiami tale dovrebbe fare in modo che le nostre navi di guardia costiera, guardia di finanza, capitaneria di porto, di chiunque, comprese quelle delle Ong, possano prestare soccorso a queste persone, farle curare e accoglierle perché non sono un pericolo per nessuno. Poi, se durante il soccorso vengono presi anche dei trafficanti di esseri umani, per loro i porti restano chiusi e restano aperte le porte delle patrie galere”. De Magistris ribadisce che nel nostro Paese “non c’è nessuna invasione se non nella propaganda di governo. Loro – sottolinea – si stanno lavando la coscienza parlando dei luoghi sicuri della Libia che in realtà sono dei lager”.

“Il Ministro degli Interni di un paese democratico non può ordinare l’arresto di nessuno. È un fatto grave e senza precedenti che #Salvini suggerisca all’autorità giudiziaria e alle forze dell’ordine cosa debbano fare. Siamo al limite della svolta autoritaria. #MareJonio”. Così via Twitter Arturo Scotto del coordinamento nazionale di Articolo Uno.

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