Mario Michele Pascale. La Cechia in bilico tra Oriente ed Occidente. Con un premier che somiglia sia a Donald Trump che a Silvio Berlusconi

Mario Michele Pascale. La Cechia in bilico tra Oriente ed Occidente. Con un premier che somiglia sia a Donald Trump che a Silvio Berlusconi

Andrej Babiš è un miliardario di 63 anni. Ha stravinto vinto le elezioni del 20 e 21 ottobre 2017 nella repubblica ceca. Il suo partito, Ano, che vuol dire “si” in ceco, ha raggranellato 1.500.113 voti, pari al 29,7%, ottenendo 78 dei 200 seggi alla camera bassa. La cechia ha un sistema bicamerale imperfetto. Ogni quattro anni si rinnova la camera bassa con un sistema proporzionale con sbarramento al 5%, mentre ogni due anni viene rinnovato il senato, composto da 81 membri, adoperando un sistema elettorale uninominale a doppio turno.

Ano è un partito “nè di destra nè di sinistra”, che ha macinato consensi parlando di lotta alla corruzione, di limitazione della burocrazia e con la promessa di gestire la repubblica ceca con razionalità aziendale. Il partito ha sfruttato la stanchezza degli elettori per le vecchie strutture ideologiche ed è stato favorito dalla serie di scandali che hanno coinvolto il partito socialdemocratico locale.

La colletta degli amici di scuola

Babiš è un personaggio tanto ricco quanto chiacchierato. Grava su di lui l’accusa di essere stato, in gioventù, un agente dei servizi segreti cecoslovacchi e del Kgb. Dopo gli studi ha lavorato come dipendente della società slovacca controllata dal Partito comunista, la Petrimex, di cui divenne, nel 1985, rappresentante in Marocco. Rientra in patria nel 1993, diventando amministratore delegato della Agrofert, una controllata della Petrimex. Durante il suo periodo di gestione, l’Agrofert venne segretamente ricapitalizzata da una sconosciuta società svizzera, la OFI, che si impossessò in silenzio dell’azienda, lasciando la casa madre di stucco. Successivamente la Petrimex ha licenziato Babiš e lo ha denunciato, senza successo. Poco dopo, Babiš emerse come proprietario del 100% di Agrofert. I soldi per l’operazione provenivano, a suo dire, da “amici di scuola svizzeri”.

Quando Babiš entrò in politica, rassegnò le dimissioni da amministratore delegato, ma è rimasto proprietario unico fino a febbraio 2017, quando è stato legalmente obbligato a mettere le sue società in un trust. Babiš inizia come imprenditore del comparto agricolo. In seguito acquisisce una serie di società legate ai mass media. Ad oggi Babiš è editore di due dei più grandi giornali cechi, Lidové noviny e Mladá fronta Dnes, nonché socio maggioritario della compagnia televisiva Óčko e di Radio Impuls, la stazione radio più importante della Repubblica Ceca. Andrej Babiš fu anche ministro delle finanze nel governo del socialdemocratico Sobotcka, dal 2014 al 2017, dove fu sotto accusa per conflitto di interessi e per una gestione decisamente allegra dei fondi europei.

La Cechia tra Oriente ed Occidente

Il premier ha dato vita ad un governo con i socialdemocratici che, per restare in vita, deve contare sui voti dei post comunisti del KSCM. Convivono nell’esecutivo istanze europeiste, euroscettiche ma opportuniste, che si rendono conto dell’importanza, per il paese, dei fondi europei, e pensieri nostalgico-sovranisti. Ad aggravare il quadro è arrivato il secondo mandato del presidente della repubblica, Milos Zeman, decisamente filorusso e xenofobo che appoggia con fermezza l’adesione della Cechia al gruppo di Visegrad e che è particolarmente mal visto dalla commissione europea. La Repubblica ceca mantiene un particolare equilibrio tra Oriente ed Occidente. Non si è persa la memoria storica della primavera di Praga ed i russi sono decisamente poco amati dall’opinione pubblica. Eppure le relazioni economiche con Mosca si sono consolidate, tant’è che la Russia è un partner primario di Praga per quel che riguarda gli interessi in ambito energetico e finanziario. Si sono registrati massicci investimenti delle aziende russe nel paese. Anche se separata dalla Slovacchia, con cui un tempo era legata in una repubblica federale, i rapporti con Bratislava continuano ad essere stretti ed interdipendenti. Ma la vera fortuna di Praga è legata all’Unione europea. Lo sfruttamento dei fondi comunitari ha reso possibili molte opere infrastrutturali ed ha dato impulso alla creazione d’impresa. Dal 2012 al 2017 il PIL pro capite è passato da 26.112 dollari a 37.177. Nello stesso periodo la disoccupazione è calata dal’8,6% al 3,8%.

Dal punto di vista dei diritti umani la repubblica ceca si è rifiutata di partecipare al programma dell’Unione europea di quote obbligatorie per la ricollocazione dei rifugiati. La Commissione europea ha iniziato la procedura d’infrazione contro la Repubblica Ceca, così come contro la Polonia e l’Ungheria. Anche in Cechia, come i Slovacchia, i rapporti con le comunità rom non sono semplici. All’ordine del giorno gli abusi della polizia.

Babiš l’equilibrista

Andrej Babiš viene accostato ora a Silvio Berlusconi, ora a Donald Trump. Ma per poter governare il paese dovrà dimostrare principalmente di essere un ottimo equilibrista, districandosi tra la necessaria appartenenza all’Europa, senza la quale il paese sarebbe in difficoltà, i legami economici e finanziari con Mosca, e la sua bizzarra alleanza di governo che è allo stesso tempo qualunquista, sovranista ed europeista. Ce la farà?

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