Londra. Un milione di persone ha marciato contro la Brexit, e 4,5 milioni hanno firmato la petizione. I britannici non vogliono uscire dalla Ue e il governo May è nel caos totale

Londra. Un milione di persone ha marciato contro la Brexit, e 4,5 milioni hanno firmato la petizione. I britannici non vogliono uscire dalla Ue e il governo May è nel caos totale

È una marea umana anti-Brexit quella che ha invaso Londra per chiedere un nuovo referendum sull’uscita dall’Europa, nel mezzo dell’incertezza sulla possibilità che la premier Theresa May presenti il suo accordo di divorzio ai parlamentari per la terza volta. “Siamo un milione”, hanno urlato gli organizzatori (la piattaforma People’s Vote) dal palco allestito davanti Westminster: un numero record che supera addirittura quello del corteo del novembre scorso, quando a manifestare furono 700mila persone. Una folla reale sostenuta da quella virtuale dei quasi 4,5 milioni di sottoscrittori della petizione online al Parlamento per la revoca dell’articolo 50 del trattato di Lisbona, che sancisce l’uscita di uno Stato membro dall’Ue, lanciata dall’ex accademica Margaret Georgiadou. Mentre il governo appare sempre più nel caos: è spuntato un documento segreto in cui emergono tutte le sue inquietudini in caso di una Brexit senza accordo, un’opzione ancora sul tavolo: le autorità si preparano ma riconoscono che il caos è dietro l’angolo, che la fase critica potrebbe durare fino a tre mesi e sono pronti a uno scenario-apocalisse (stop nei trasporti, penuria di cibo e farmaci, persino di carta igienica). Convocati dalla piattaforma civica ‘People’s Vote’, sono scesi in piazza i britannici che non perdono la speranza di rimanere dentro l’Unione Europea e tanti lavoratori immigrati europei.

“Chiediamo un voto popolare”, “lasciare (l’Ue) non funzionerà”, “Revoca l’articolo 50”, erano le scritte sui poster dei manifestanti provenienti da tutto il Regno Unito in auto, in autobus o in treno. La folla, densa ed entusiasta, ha marciato attraverso il centro della capitale britannica, non lontano dagli uffici di Theresa May, al numero 10 di Downing Street, cantando brani anti-Brexit e sventolando bandiere europee, a volte a forma di cuore. Personaggi politici e celebrità, tra cui l’attrice Keira Knightley, hanno annunciato la loro partecipazione alla marcia, partita da Park Lane con un comizio finale davanti al Palazzo di Westminster, fra gli oratori il sindaco laburista di Londra, Sadiq Khan, il vice leader del Labour, Tom Watson, ma non il leader Jeremy Corbyn, assente, il conservatore pro Remain Dominic Grieve, il LibDem Vince Cable, la pasionaria ex Tory Anna Soubry, la premier della Scozia (Snp), Nicola Sturgeon.

La manifestazione arriva due giorni dopo la decisione dei leader europei di accordare al Regno Unito due opzioni per un rinvio della Brexit oltre la data prevista del 29 marzo, fissandola al 12 aprile. Fiera oppositrice del divorzio, la premier scozzese Nicola Sturgeon, ha esortato il popolo ‘pro-remain’ a “cogliere al massimo l’opportunità” offerta da Bruxelles. “Dobbiamo evitare sia la catastrofe di un ‘no deal’ sia il danno causato dal pessimo accordo della premier Theresa May”, ha dichiarato. “La decisione dell’Ue di rinviare almeno al 12 aprile ha aperto una finestra e quelli di noi che si oppongono alla Brexit devono cogliere l’opportunità”, ha poi aggiunto. L’opzione di un secondo referendum è già stata respinta dalla Camera dei Comuni il 14 marzo, e incontra anche l’opposizione di May, ma i suoi sostenitori sperano che nel caos in cui è piombato il Regno Unito resti un’opzione inevitabile. La stessa premier non esclude di poter rinunciare la settimana prossima a un terzo voto di ratifica dell’accordo sulla Brexit, raggiunto con l’Ue, se dovesse “apparire che non c’è sufficiente sostegno” alla Camera dei Comuni. L’ha scritto in una lettera inviata a tutti i deputati in cui ricorda come il suo accordo “sia la migliore soluzione” per evitare un ‘no deal’. Nella lettera, diffusa venerdì in tarda serata, May indica le opzioni concesse da Bruxelles: una proroga della Brexit dal 29 marzo al 22 maggio, a patto che nel frattempo la Camera dei Comuni approvi l’accordo; o altrimenti un mini rinvio fino al 12 aprile affinché Londra indichi una nuova strada nel caso in cui l’intesa non passi. Dopo 17 mesi di difficili negoziati con Bruxelles, il testo è comunque ben lontano dall’aver convinto i deputati britannici che lo hanno già respinto, in modo massiccio, due volte, il 15 gennaio e poi il 12 marzo. Criticata da tutte le parti, May sembra navigare a vista affrontando anche “pressioni” per “stabilire la data delle sue dimissioni” da Downing Street, secondo quanto riportato dal Times. In un editoriale, il quotidiano ritiene che la leader sia diventata un “ostacolo” alla risoluzione delle difficoltà sulla Brexit.

Nel frattempo, la petizione online da record sul sito web del Parlamento che chiede la cancellazione della Brexit revocando l’articolo 50 ha raggiunto oltre 4,3 milioni di firme. A questo proposito è da segnalare che Margaret Georgiadou, la donna che ha dato il via alla petizione, ha rivelato a Sky e alla Bbc di aver ricevuto tre telefonate con minacce di morte. La signora Georgiadou, che attualmente si trova a Cipro, ha commentato: “Ma chi è che vuole la Brexit a tal punto da essere pronto a uccidere”? Oltre che a Londra grandi manifestazioni anche in Scozia dove il premier Nicola Surgeon, tra i manifestati, è tornata a chiedere un secondo referendum sull’uscita del Regno Unito dalla Ue. Parlando all’inizio del corte di protesta, la Sturgeon a Edimburgo ha accusato la May e il suo governo “di essersi dimostrati del tutto incapaci di gestire il risultato del voto del 2016, ed è per questo che chiediamo di ridar voce al popolo”. Il 78% degli scozzesi al referendum votò contro l’uscita dalla Ue e oggi oltre che a Edimburgo gli scozzesi manifestano in tutte le città della zona,Glasgow, Inverness, Perth, Stirling, Lockerbie e Dumfries.

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