Il governo pensa alle elezioni. Salvini promette. Appalti, Conte, i tecnici hanno provveduto. Decretone peggiorato alla Camera. E i tavoli del confronto con i sindacati? Il debito pubblico cresce? Vendiamolo ai cinesi

Il governo pensa alle elezioni. Salvini promette. Appalti, Conte, i tecnici hanno provveduto. Decretone peggiorato alla Camera. E i tavoli del confronto con i sindacati? Il debito pubblico cresce? Vendiamolo ai cinesi

Il governo ha fretta. La campagna elettorale, le elezioni in Basilicata domenica prossima con Salvini Matteo che ha preso casa, si fa per dire, in quella regione, dove si gioca una partita importante dopo quella delle elezioni in Abruzzo e  Sardegna, guardando a maggio, elezioni europee. La Lega vuole dimostrare di essere la prima forza politica lasciando al palo i pentastellati del suo collega vicepremier, il Di Maio che si è presentato a teatro tutto imbellettato con la sua nuova fidanzata, annunciando che “l’acqua pubblica è la prima stella del Movimento. Porteremo in Parlamento – dice – un vero provvedimento sull’acqua pubblica. Credo che su questo tema il Movimento 5 stelle non sia disposto ad arretrare”. Non solo. Di Maio deve convocare i tavoli tecnici come annunciato ai sindacati nel corso dell’incontro con i segretari  generali di Cgil, Cisl, Uil per discutere problemi che si chiamano reddito di cittadinanza, quota cento, appalti, sindacati consultati anche dalle Commissioni  Lavoro delle Camere. Problemi sui quali  si è cimentato anche il presidente del Consiglio il quale proprio mentre era in corso la grande manifestazione dei lavoratori delle costruzioni che hanno dato vita ad un grande sciopero che ha bloccato tutti i settori. Landini, Furlan, Barbagallo si sono presentati a Palazzo Chigi lasciando Piazza del Popolo dove erano ancora in corso i comizi dei dirigenti sindacali della categoria. Conte ha dato loro un nuovo appuntamento per discutere il decreto sugli appalti. Tutto questo nel quadro degli incontri concordati con il ministero del Lavoro e dello Sviluppo, il Di Maio, vicepremier. Si racconta, ma sono male lingue, che tutto questo trambusto sia stato messo in piedi da Palazzo Chigi date le rimostranze del ministro Toninelli che, nel frattempo aveva annunciato l’arrivo del decreto sblocca cantieri. Questo il quadro allo stato. La confusione è totale. Il presidente del Consiglio infatti annuncia che il decreto per sbloccare gli appalti è stato predisposto dai tecnici e che mercoledì sarà varato dal consiglio dei ministri. E i sindacati quando li consulta? A cose fatte? A Cgil, Cisl, Uil non  è stata inviata alcuna comunicazione.

Le Commissioni Lavoro e Affari sociali  fanno saltare le norme per gli esodati  e i ciclofattorini

Ancor più grave il fatto che mentre devono “aprirsi” i tavoli concordati con il vicepremier Di Maio sul decretone, il decretone  ripetiamo la parola, è stato definitivamente approvato dalle Commissioni Affari Sociali e Lavoro che hanno dato disco verde, le opposizioni in netto dissenso. Il governo è intenzionato a ricorrere alla fiducia in modo da permettere un “volatone” elettorale in Basilicata. Poi dovrà tornare al Senato, entro il 29 marzo l’ approvazione definitiva, solo una “bollinatura”. Stando a quanto è possibile leggere, con alcuni emendamenti il decretone sarebbe stato addirittura peggiorato. Non conterrebbe le norme per regolare il lavoro dei ciclofattorini e  per gli esodati. Ancora una denuncia dell’operato del governo viene dal segretario generale aggiunto della Cisl, Luigi Sbarra, il quale definisce “grave e incomprensibile la bocciatura dell’emendamento al cosiddetto Decretone che avrebbe permesso a tanti lavoratori dell’edilizia prossimi alla pensione di andare in quiescenza grazie ad una contribuzione volontaria a totale carico della bilateralità di settore”. “L’idea di perfezionare il diritto alla pensione – prosegue – tramite la contribuzione volontaria e con risorse individuate e stanziate dalla contrattazione edile è misura giusta, doverosa, ed a costo zero per le finanze pubbliche, che risponde al bisogno profondo di persone che svolgono un lavoro pesante, spesso pericoloso, e che non arrivano ai requisiti contributivi a causa di percorsi lavorativi estremamente discontinui e frammentati, tipici di questo specifico comparto”. “Il no della Commissione Lavoro all’emendamento che trattava l’argomento – ha affermato  Sbarra – è un atto ingiustificato. In un momento tanto difficile per l’economia e per la tenuta sociale del settore, la bocciatura mortifica i bisogni di chi ha dato molto e che vorrebbe ora uscire dal mercato del lavoro; dall’altro rallenta il processo di turnover e di rinnovamento, negando occupazione a migliaia di giovani, con ripercussioni negative anche sotto il profilo della produttività. La Cisl esprime massimo disappunto per questa decisione ed auspica un ravvedimento operoso nel corso dell’esame d’Aula”. Anche  la norma ‘salva-esodati’,  la possibilità per chi ha subito un’interruzione del rapporto di lavoro prima della fine del 2011, ed è in disoccupazione, di agganciarsi, versando un modesto contributo fisso, agli attuali strumenti di pensionamento: quota 100, opzione donna o anche anzianità.

Fornaro (Leu). Le promesse di Salvini costerebbero 50 miliardi. Dove li trova?

E la consultazione con i sindacati, i tavoli previsti dal Di Maio? Non è dato conoscere. Salvini, da Melfi, nel corso del tour elettorale fa sapere che nel 2020 verrà introdotta la flat tax anche per le famiglie. Immediata la risposta del capogruppo alla Camera di Liberi e Uguali, Federico Fornaro. “Salvini dimostra di essere più interessato alle campagne elettorali che al Governo di un’Italia entrata in recessione”. “Una flat tax – prosegue  – che oltre che essere uno strumento sbagliato e iniquo, costerebbe secondo gli esperti oltre 50 miliardi di euro di mancate entrate fiscali. Dica Salvini dove trova questi soldi prima di promettere cose sapendo che saranno irrealizzabili visto lo stato precario dei nostri conti pubblici. Altrimenti egli mente sapendo di mentire. Con le promesse e con i social media si potranno anche vincere le elezioni, ma non si governa una grande nazione come l’Italia, anzi la si fa sprofondare sempre più nel baratro della recessione”. Forse Salvini pensa di “vendere” il debito pubblico dell’Italia, aumentato di 41 miliardi a dicembre, ora tocca i 2358 miliardi, ai cinesi insieme alla firma del memorandum Via della Seta. Il capo della Lega non è il solo a promettere mari e monti in una sfacciata campagna elettorale che ricorda quelle ai tempi di Lauro, quando venivano donate agli elettori napoletani un paio di scarpe. O meglio una scarpa, l’altra ad elezioni avvenute, se vinte, dimostrando di aver votato partito monarchico.

Palazzo Chigi annuncia un “Piano Tria”, libro dei sogni. Le promesse di Salvini. Rischio Brexit, mazzata dalle Borse

Sempre da Palazzo Chigi si annuncia un piano Tria, il ministro  dell’Economia o del Tesoro come si voglia chiamare che prevede incentivi fiscali, semplificazioni, nuovi investimenti, sblocco appalti, nuovi investimenti. Si tratterebbe di una correzione dei conti per evitare una manovra bis, con nuove risorse previste nel secondo trimestre di quest’anno. Forse Conte e i suoi ministri farebbero bene a domandarsi perché l’agenzia di rating Moody’s ha evitato di rendere noto il suo giudizio sulla situazione dei conti pubblici dell’Italia. Non ha spiegato il perché, ma in realtà ci ha fatto un grande favore. Con un debito pubblico di 2.358 miliardi con l’obbligo di collocarne al pubblico 400 miliardi l’anno prima delle elezioni europee c’è poco da scherzare o, peggio, raccontar frottole. L’Italia è collocata appena sopra il livello “spazzatura”. Non solo, prima del verdetto della terza “maga” del mercato,  Moody’s appunto, dopo Standard&Poor’s    che si pronuncerà il 26 aprile c’è il rischio Hard Brexit. Se il problema Gran Bretagna non si risolve, la probabilità di un sobbalzo dello spread è in vista. Il  governo gialloverde si  dice stia  lavorando per mettere a punto entro mercoledì 20 marzo un provvedimento che garantisca la continuità operativa. In campo finanziario insieme ai rischi di liquidità che potrebbero prodursi, vi è la questione della continuità dei contratti finanziari: la piazza di Londra è di gran lunga la più importante in Europa con le conseguenze negative che potrebbero aversi su tutti i mercati. A partire di più deboli, Italia con il suo debito, appunto.

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