Finite cerimonie per Xi, accolto come un sovrano, riecco la crisi italiana. Non anno “meraviglioso” ma “horribilis”. Servono 20 miliardi per coprire l’Iva. Crescita zero. Lite continua tra Salvini e Di Maio. Pd: coordinamento opposizioni di centrosinistra, un governo ombra

Finite cerimonie per Xi, accolto come un sovrano, riecco la crisi italiana. Non anno “meraviglioso” ma “horribilis”. Servono 20 miliardi per coprire l’Iva. Crescita zero. Lite continua tra Salvini e Di Maio. Pd: coordinamento opposizioni di centrosinistra, un governo ombra

Finita la sbornia che possiamo riassumere in poche parole, anzi una sola, Xi Jinping, il presidente a vita della Cina, con il quale il governo italiano ha sottoscritto l’ormai famoso “memorandum” con un titolo che richiama un passato remoto, la “Via della Seta”. Finita la sbornia, dicevamo, che ha avuto per nume tutelare, nientedimeno che il Presidente della Repubblica Mattarella, si torna alle miserie umane, la realtà, disastrosa della nostra economia. Non sarà certo il “memorandum” e qualche arancio esportato in Cina, magari accompagnato da carne di maiale, qualche accordo che riguarda industrie italiane e cinesi. E neppure quella parte del memorandum titolata “istituzionale” in quanto non riguarda scambi commerciali ma, tanto per fare un esempio, iniziative nel campo della cultura. Il presidente Xi, colui che il Di Maio in un incontro avuto in Cina, chiamò il signor Ping, fra lo sbalordimento dei presenti, nella sua seconda tappa italiana, a Palermo, un segnale di amicizia nei confronti di Matterella, la visita alle bellezze, ai monumenti dell’Isola, ha assicurato che dalla Cina arriveranno in terra sicula torme di turisti. Del resto Xi, come lo hanno chiamato amichevolmente i giornalisti italiani, ha avuto nel nostro Paese una accoglienza eccezionale, oseremmo dire faraonica, quale mai era stata riservata ad un Capo di Stato, una accoglienza che possiamo definire “regale”, tenendo presente che si tratta del presidente a vita di una Repubblica popolare. Diciamo francamente che, in alcune occasioni, ci è parso di assistere ad una di quelle feste con tanto di corteo, che si svolgono nel nostro paese per celebrare questo o quel santo. Vedere poi quel gruppo di cinesi, con tanto di camicette  o magliette rosse, isolato dietro le transenne, in una piazza deserta, con Xi e consorte attorniati da militari in alta divisa, pennacchi al vento, inni a non finire, come si usa in queste cerimonia e poi  la cena, la firma del memorandum, una tavolata al Quirinale, mancava solo Salvini impegnato in campagna elettorale in Basilicata e poco propenso a cordialità con Xi, il quale non ha buoni rapporti con Trump e con Putin ai quali il capo della Lega tiene troppo. Non è un caso che i due vicepremier si siano tenuti il broncio, battibeccando come comari, ci scusino queste signore. In conclusione, così come hanno già fatto altri tredici paesi europei sono stati siglati accordi commerciali e istituzionali per un valore di 2,5 miliardi. Questi paesi sviluppano un volume di commercio con la Cina superiore cinque o sei volte quello italiano.

Il memorandum secondo Di Maio avrebbe un potenziale di 20 miliardi. Gli accordi commerciali parlano solo di  2,5

Già, dice Di Maio che l’accordo ha un potenziale di 20 miliardi ed oltre. E perché no 30,40? La realtà è che i pentastellati avevano bisogno come dell’ossigeno per curare la loro malattia che li porta a perdere sangue, voti. E la Cina aveva bisogno di un  “infiltrato” tra i paesi della Ue nessuno dei quali ha firmato il memorandum. Ora, il problema è come gestirlo, superare l’isolamento all’interno della Unione europea. Già, la Ue. Se l’accordo fosse stato siglato, con il contributo dell’Italia, dagli organismi europei, avrebbe avuto altra consistenza ed altro significato. Non solo. Avrebbe consentito di recuperare con la Ue   credibilità, di svolgere un ruolo di primo piano anche in vista delle elezioni europee proprio mentre si fa più forte e più pericolosa la presenza e la consistenza di forze populiste, sovraniste che abbiamo in casa nostra. Torniamo così a quanto detto all’inizio. Per due settimane tutto il dibattito politico ha avuto come tema memorandum sì, memorandum no, memorandum ni, quasi che il futuro del nostro paese possa cambiare in meglio da un giorno all’altro. La realtà è ben altra. Si è dimenticato che incombe la manovra di bilancio, l’aggiustamento del documento di economia e finanza,  il 2019 non è ancora neppure a metà, bisogna operare già guardando al 2020 e al 2021. Non sarà un “anno meraviglioso” questo 2019 e non lo saranno neppure i due seguenti. Il presidente Conte chieda scusa agli italiani. Tutti i dati economici, gli indicatori che arrivano dalle agenzie di rating sono negativi. Fitch abbassa la crescita, se così si può chiamare, dallo 0,3 allo 0,1. Standard & Poor segue a ruota, la Confcommercio da più 1 ci retrocede a +0,3. Moody’s addirittura ha rinviato la previsione, evitando di aggravare la situazione. L’incremento dei consumi per l’anno in corso scende dallo 0,8% previsto in ottobre allo 0,3%, per salire poi allo 0,5% nel 2020. In diminuzione da +1,2% a +0,3% gli investimenti previsti nell’anno, che saliranno dello 0,7% il prossimo, mentre l’inflazione si attesta all’1,1% (era all’1,4%), per arrivare all’1,4% nel 2020. Un rallentamento che non risparmia l’occupazione, che crescerà dello 0,1% di 34.500 unità, quando lo stesso dato lo scorso ottobre era previsto in crescita dello 0,35% a 90.000 unità e segnerà un progresso dello 0,4% a 102.100 unità nel 2020.Non solo, l’aumento si deve a lavori precari, contratti a termine. Non solo, sono aumentate le richieste di sussidio di disoccupazione. Ancora. Mentre il ministro Tria continua a sostenere che non sarà necessaria una nuova manovra di Bilancio i segnali che arrivano da Bruxelles sono di tutt’altra natura. Per il 2020 per evitare l’aumento dell’Iva sono necessari 23 miliardi e 29 servono per il 2021.

In questo quadro drammatico della situazione  economica del nostro paese, si sta andando verso le elezioni europee con un governo in cui i due protagonisti, Lega e Movimento 5 Stelle, leggi Salvini e Di Maio, con Conte, il presidente il cui compito è quello di far da paciere fra costoro, sono divisi su tutto. È un governo senza un programma sostituito da un “contratto”, una cosa a me, una cosa a te, pura spartizione di posti di potere. Un continuo attacco alla democrazia, alla Costituzione, il Parlamento declassato a un votificio, con voti di fiducia a ripetizione. Un Paese in cui, stante questa situazione, tornano in piazza forze neofasciste, come è avvenuto a Prato, cui è stata consentita una manifestazione di pura marca fascista. La città ha risposto isolando lo sparuto gruppo fascista. Alcune migliaia di cittadini sono scesi in piazza. La domanda da rivolgere al ministro dell’Interno, solerte quando si tratta di intervenire contro i migranti, è  se era stato messo a conoscenza di quanto stava avvenendo a Prato, della richiesta del sindaco, delle forze politiche e sociali di non autorizzare la manifestazione fascista.

Necessario costruire una forte opposizione parlamentare e nel paese delle forze del centrosinistra

È in questo quadro che non può che destare preoccupazione, allarme democratico, il fatto che sta prendendo piede un dibattito che prende a fondamento l’esigenza di costruire una forte opposizione parlamentare delle forze del centrosinistra. Stando ai fatti, non sembra possibile costruire una alleanza fra le forze che, a partire dal Pd passando per altre formazioni dell’arcipelago della sinistra, del centro sinistra. Tuttavia, prima Zingaretti, segretario del Pd, poi Martina, che ha gestito il partito fino a pochi giorni fa, si sono posti il problema di una opposizione a Lega e Movimento 5 Stelle. Zingaretti ha parlato di un “coordinamento”, Martina in una intervista afferma che “Ora serve un governo-ombra del centrosinistra, per offrire una alternativa forte e visibile a Lega e Movimento 5 Stelle”. “Credo – prosegue – che debba avere il Pd come motore e rivolgersi a tutto il centrosinistra che sta lavorando alle amministrative e alle Europee. E coinvolgere anche energie e competenze della società civile”. Martina pensa che dovrebbe essere Zingaretti a guidarlo. Noi abbiamo condotto una sorta  di sondaggio fra i nostri lettori già qualche tempo fa, ancor prima della elezione di Zingaretti. Le risposte avute sono  tutte positive. Trattandosi  di una opposizione a partire dal Parlamento ci sono stati fatti alcuni nomi di deputati e senatori per guidare il governo ombra e portare nel Paese la battaglia politica.

Il  governo ombra o coordinamento, come dir si voglia, “sarebbe uno strumento operativo per mettere in evidenza ogni giorno le contraddizioni del governo, dalla Tav allo sviluppo, dalla sicurezza all’integrazione e lavorare sulle nostre proposte. Si dovrebbe occupare dell’agenda sociale, del lavoro, dell’economia. Sfidare il governo sul salario minimo legale, coinvolgendo sindacati e impresa e siglando un nuovo patto per lo sviluppo. Rendiamoci conto che stiamo rischiando a breve l’aumento dell’Iva, 500 euro per ogni famiglia”.

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