Etiopia. Indagini in corso sul disastro aereo in cui sono morti 157 passeggeri di 35 nazionalità diverse. Timori per un difetto tecnico sui Boeing 737 Max 8

Etiopia. Indagini in corso sul disastro aereo in cui sono morti 157 passeggeri di 35 nazionalità diverse. Timori per un difetto tecnico sui Boeing 737 Max 8

Le indagini sulle cause del disastro aereo in Etiopia sono ormai di interesse planetario, non solo perché sul velivolo che si è schiantato domenica ad Addis Abeba c’erano 157 passeggeri di 35 nazionalità diverse: il Boeing 737 Max 8, modello nato pochi mesi fa dal restyling di uno dei mezzi più richiesti dell’azienda americana, conta già due disastri e questo fa temere che un difetto tecnico, o di altro genere, sia stato all’origine delle due tragedie. Il 29 ottobre scorso infatti, un aereo identico a quello precipitato domenica si è inabissato a largo di Giacarta, in Indonesia, pochi minuti dopo il decollo. La dinamica sembra in tutto simile a quanto accaduto in Etiopia, tanto che la procura di Roma, che ha aperto un fascicolo sulla tragedia, punta a raccogliere tutte le informazioni possibili anche sull’incidente di Giacarta. Sul fronte delle indagini, ad Addis Abeba informazioni preziose potrebbero arrivare dai dati registrati nelle due scatole nere che sono state recuperate.

Un team della Boeing è pronto a seguire le indagini tecniche e supportare gli inquirenti etiopi: l’obiettivo è scongiurare quanto prima che vi sia un ‘difetto di fabbrica’ su un modello utilizzato dalle compagnie di tutto il mondo. In attesa di avere certezze su quanto accaduto, alcuni Paesi, a cominciare da Etiopia e Cina, hanno deciso di tenere a terra i 737 Max 8, mentre in Europa, almeno per ora, e non senza qualche polemica, continueranno a volare. L’Ente nazionale per l’aviazione civile (Enac), che segue le disposizioni dell’Agenzia europea per la sicurezza aerea (Easa), fa sapere che gli aeromobili di questo modello nella flotta Air Italy sono tre. “Il vettore italiano – si legge in una nota Enac – opera in piena osservanza delle prescrizioni operative emesse dal costruttore Boeing e approvate dalla Faa – Federal Aviation Administration, Ente americano certificatore dei velivoli Boeing”. Le prescrizioni, scattate dopo l’incidente in Indonesia, riguardano “sia la formazione dei piloti, sia l’aggiornamento dei manuali di volo”. E anche su questo si concentrerà il lavoro degli inquirenti etiopi nei prossimi giorni.

Le operazioni di recupero dei resti delle vittime “saranno lunghe e difficoltose, ci vorrà tempo e non è detto che si renderà necessario per qualcuno di noi figli andare in Etiopia. Comunque siamo in attesa di comunicazioni da parte della Farnesina. Anche per i funerali, che saranno a Sansepolcro ci vorrà tempo” afferma Andrea Spini, figlio del medico Carlo Spini deceduto con la moglie Gabriella Viciani (e non Vigiani come risultava finora) nell’incidente aereo di Addis Abeba. I figli della coppia, impegnata in Africa con la ong Africa Tremila, stanno ricevendo cordoglio e attestati di stima da parte di tantissime persone. “Ma voglio precisare, anche ai giornalisti, di non farli passare per eroi per quello che facevano nella cooperazione – dice ancora Andrea Spini – Erano persone normali che facevano una vita normale e avevano questa grande passione per l’Africa. Ora penso a loro col sorriso, non riesco a fare diversamente perché non vorrebbero”.

Il figlio conferma che i genitori avevano effettivamente scritto su Facebook di essere originari di Pistoia, “ma in realtà sono entrambi di Firenze. Il babbo nacque nel 1943 a Finale Ligure solo perché il nonno come militare era acquartierato là in quel periodo, ma era fiorentino del quartiere di Campo di Marte e la sua famiglia viveva in viale Verga. La mamma invece era dell’Oltrarno, è nata fuori porta San Frediano”.

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