Decretone: la sintesi del documento di Cgil, Cisl, Uil consegnato alle Commissioni Lavoro e Affari sociali della Camera

Decretone: la sintesi del documento di Cgil, Cisl, Uil consegnato alle Commissioni Lavoro e Affari sociali della Camera

La facoltà di non accettare un’offerta di lavoro se questa è inferiore a 858 euro mensili “apre una serie di problemi. Il primo è rappresentato dalla ulteriore differenziazione della congruità rispetto alle regole del sistema di condizionalità vigente per gli altri percettori di trattamenti di sostegno al reddito, come ad esempio la Naspi”. Lo si legge nella memoria depositata da Cgil, Cisl e Uil in audizione alle Commissioni Lavoro e Affari sociali della Camera in merito al Reddito di cittadinanza-quota 100 (il cosiddetto ‘decretone’). Inoltre, “l’individuazione di una retribuzione congrua di 858 euro non tiene conto dei salari percepiti da lavoratrici e lavoratori impegnati in alcuni settori o delle retribuzioni di molti lavoratori part-time”, scrivono  i sindacati. “Se già abbiamo ritenuto inaccettabile il vincolo di residenza a 10 anni, per il suo profilo discriminatorio nei confronti dei cittadini stranieri, ancor meno possiamo condividere l’emendamento approvato in Senato che, in deroga alle disposizioni vigenti, condiziona l’accoglimento della richiesta di beneficio, per i cittadini provenienti da Paesi extra Ue, alla presentazione di apposita certificazione prodotta dallo Stato estero, tradotta e legalizzata, comprovante i requisiti reddituali e patrimoniali oltre che la composizione del nucleo familiare”. Si legge ancora nella memoria.

Il conflitto  di attribuzioni fra Stato e Regioni

“Segnaliamo con preoccupazione, il tema del conflitto di attribuzioni tra Stato e Regioni sul tema delle assunzioni e, di conseguenza, della piena operatività dei cosiddetti ‘navigator’. Il conflitto tra Stato e Regioni su una materia concorrente come quella delle politiche attive, rischia di impattare negativamente sulla buona riuscita dei percorsi di inserimento e reinserimento al lavoro dei beneficiari del reddito di cittadinanza”. “Avevamo poi segnalato quanto fosse importante, oltre alla positiva previsione dell’aumento dell’organico dei centri per l’impiego, trovare risorse strutturali e costanti nel tempo per un piano di sviluppo e di funzionamento degli stessi centri”, scrivono ancora i sindacati che chiedono inoltre che le assunzioni siano a tempo indeterminato. “Non siamo d’accordo con la previsione dell’emendamento approvato al Senato, in deroga anche ai contratti collettivi di lavoro, sulla permanenza nella sede di prima assegnazione per 5 anni da parte dei neoassunti nei centri per l’impiego: per noi è essenziale ed importante lasciare questa materia alla contrattazione collettiva”, aggiungono ancora Cgil, Cisl e Uil.

Una riflessione sull’aumento delle ore che devono essere garantite

“Va sicuramente aperta una riflessione sull’aumento delle ore che il beneficiario del reddito di cittadinanza deve garantire in attività di pubblica utilità. Ciò in quanto le 16 ore previste dall’emendamento approvato dal Senato equivalgono sostanzialmente ad un tempo parziale nella pubblica amministrazione e in altri settori”. Inoltre, per i sindacati “le positive misure introdotte sugli ammortizzatori sociali sono la riprova che i limiti previsti dal dlgs 148/2015 rispetto alle durate delle integrazioni salariali sono insufficienti a sostenere le imprese e i lavoratori in una fase di ristrutturazione o di crisi complessa ed articolata”. “Confermiamo la nostra posizione in merito allo stralcio dall’ articolo 22 di qualsiasi riferimento ai fondi interprofessionali”, proseguono i sindacati.

Il resoconto della audizione per quanto riguarda “quota 100”

Cgil, Cisl e Uil confermano l’importanza di introdurre la possibilità di andare in pensione con 41 anni di contribuzione a prescindere dall’età. “L’abrogazione degli incrementi automatici dell’età pensionabile per le pensioni anticipate è un primo passo nella giusta direzione ma la finestra mobile di 3 mesi pospone la decorrenza della pensione e ne depotenzia l effetto positivo”. “Inoltre, il blocco dell’incremento dei requisiti per aspettativa di vita dovrebbe essere previsto anche per la pensione di vecchiaia – continuano i sindacati – Il tema dell’aspettativa di vita andrebbe visto nel suo complesso, non in modo parcellizzato, bisognerebbe superare la doppia penalizzazione che i lavoratori subiscono per effetto del contemporaneo aumento dell’età e la reversione dei coefficienti di trasformazione del calcolo contributivo della pensione”.

“I lavori non sono tutti uguali. Per questo motivo Cgil, Cisl e Uil ritengono che sia necessario ricostituire quanto prima la Commissione tecnico-scientifica per lo studio dei lavori gravosi e usuranti al fine di analizzarne in modo puntuale, basandosi su dati oggettivi, la diversa gravosità e di conseguenza l’incidenza sull’aspettativa di vita dei lavoratori per dare in materia previdenziale risposte adeguate”. “La proroga solo fino al 2019 dell’Ape sociale, non è sufficiente. Ad avviso di Cgil Cisl e Uil questa misura dovrebbe essere prorogata fino al 2021, allineandola alla sperimentazione di quota 100, nell’attesa di una riforma più strutturale e organica che superi definitivamente la Riforma Fornero e renda strutturali le tutele previste a favore di quelle categorie”. “Inoltre, bisogna ricordare che nel 2018 le domande di Ape sociale respinte (24.011) sono addirittura superiori a quelle accolte (23.516), di conseguenza, le risorse residue non utilizzate lo scorso anno, e quelle già accantonate nella fase di costituzione del Fondo con la Legge di Bilancio 2018, risultano sufficienti a potenziare questo utile strumento”. proseguono i sindacati. “Occorre, quindi, una revisione dei criteri di accesso per le lavoratrici e le categorie dei lavori gravosi, oggi, di fatto, esclusi dal beneficio (sono state accolte nel 2018 solo 2.318 domande su 7.632), con una normativa meno stringente che, ad esempio, superi il requisito individuale del codice Istat che spesso risulta essere non idoneo ad individuare l’effettiva mansione. Un discorso analogo va fatto per quanto concerne l’attuale normativa sui lavoratori precoci”.

“L’anticipo del trattamento di fine servizio dei lavoratori pubblici tramite il prestito agevolato non è la risposta che da anni chiediamo rispetto alla liquidazione in tempi congrui delle liquidazioni nella pubblica amministrazione. Per questo riteniamo necessario un intervento che elimini il differimento oggi presente per il pagamento del Tfr e Tfs nel settore pubblico. L’innalzamento del limite da 30.000 a 45.000 euro allarga sicuramente i margini per la scelta del lavoratore ma si tratta comunque di una misura parziale, inoltre l effettiva implementazione della procedura prevede molti passaggi, tra cui l accordo con Abi, ci chiediamo quali saranno effettivamente i tempi di erogazione di questo anticipo”. “Inoltre, con questo meccanismo vengono discriminati i dipendenti pubblici assunti dopo il 2000 ai quali si applica il regime del trattamento di fine rapporto (Tfr) perché l’agevolazione fiscale prevista ad essi non è applicabile”.

Una vera riforma del sistema pensionistico

“Per Cgil Cisl e Uil la prospettiva di una vera riforma del sistema previdenziale deve contemplare provvedimenti utili anche nel medio e lungo periodo e che sappiano garantire una tutela ed una prospettiva previdenziale dignitosa ai giovani. Riteniamo quindi necessario introdurre una pensione contributiva di garanzia per le carriere lavorative deboli e discontinue, pur essendo comunque consapevoli che la priorità deve rimanere un lavoro di qualità per tutti”.  “I lavori precari, a part-time e poco pagati, con l’attuale sistema saranno insufficienti a garantire una pensione dignitosa considerando anche che per le pensioni calcolate interamente con il metodo contributivo non è prevista neanche l’integrazione al trattamento minimo – continuano i sindacati – Cgil, Cisl e Uil ribadiscono la richiesta di un meccanismo, collegato e proporzionato al numero di anni di lavoro e di contributi versati, che consideri e valorizzi previdenzialmente anche i periodi di discontinuità lavorativa, di formazione, di part-time o di basse retribuzioni nell’ottica di assicurare nel futuro un assegno pensionistico dignitoso”. “Il riconoscimento a fini previdenziali del lavoro di cura è un altro tema della Piattaforma unitaria che guarda verso un sistema previdenziale orientato a rispondere alle esigenze della società del futuro”, continuano i sindacati.

L’obiettivo della pensione di cittadinanza. Ripristinare la piena rivalutazione

“L obiettivo di rispondere alle esigenze di contrasto della povertà in età avanzata, che sta alla base della cosiddetta pensione di cittadinanza, è condiviso da Cgil, Cisl e Uil, ma lo strumento deve essere strutturato e adeguato in linea con le prestazioni assistenziali-previdenziali esistenti per perseguire efficacemente gli scopi prefissati”. Cgil, Cisl e Uil ribadiscono che deve essere ripristinata la piena rivalutazione delle pensioni per salvaguardare il valore degli assegni pensionistici come concordato nell accordo tra Governo e Sindacati nel 2016. Occorre anche definire un nuovo paniere per arrivare a un indice più equo della rivalutazione delle pensioni e recuperare parte del montante perso in questi anni. Parallelamente bisogna riprendere il processo di rivalutazione delle pensioni anche attraverso il rafforzamento e l’estensione della quattordicesima”.

Separare la spesa previdenziale da quella assistenziale

Cgil Cisl e Uil sottolineano che “è altresì indispensabile procedere alla separazione della spesa previdenziale da quella assistenziale, così da poter giungere ad una corretta rappresentazione della spesa pensionistica italiana e all’attivazione della commissione tecnica per la valutazione della spesa assistenziale e previdenziale, allo scopo di arrivare ad una più chiara rappresentazione degli equilibri finanziari e delle voci di spesa”, continuano i sindacati. “Sulla previdenza complementare, è necessario rilanciare le adesioni, attraverso un nuovo periodo di silenzio assenso e una adeguata campagna informativa istituzionale. Il Governo ed il Parlamento devono incentivare fiscalmente le adesioni; riportare la tassazione degli investimenti dei fondi pensione ad una aliquota non superiore all 11%; promuovere le condizioni perché i fondi investano in economia reale, prediligendo il sostegno alle infrastrutture e allo sviluppo. Inoltre, nonostante alcuni emendamenti vengano incontro all’esigenza di anticipare le procedure di concorso nella pubblica amministrazione per accelerare la tempistica delle assunzioni sussistono i troppi vincoli sulla spesa che, a fronte del pensionamento di decine di migliaia di dipendenti, rischiano di compromettere la garanzia di servizi essenziali”, continuano i sindacati.  “Deve anche essere individuato un intervento definitivamente risolutivo sul tema degli esodati, ed estendere la proroga per l’accesso alla pensione con opzione donna dall’età di 57 anni”. “Per quanto riguarda la governance degli enti previdenziali, la sola reintroduzione del Cda non è sufficiente. Deve essere rafforzato il ruolo dei Comitati di indirizzo e vigilanza dotandoli di reali ed esigibili poteri di indirizzo e controllo”.

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