Antonio Esposito. Non esiste alcuna “giustizia ad orologeria”, spesso invocata dai politici sotto accusa

Antonio Esposito. Non esiste alcuna “giustizia ad orologeria”, spesso invocata dai politici sotto accusa

L’arresto dei genitori dell’ex presidente del Consiglio dei ministri Matteo Renzi e la conferma della condanna per corruzione a vari anni di reclusione per l’ex governatore della Lombardia Roberto Formigoni hanno provocato una immediata levata di scudi di gran parte della classe politica che, come per il passato, ha gridato alla “giustizia ad orologeria”, alla “giustizia politica”, e ad altre sciocchezze del genere. Si è, naturalmente, invocato un conflitto che opporrebbe la magistratura alla classe politica, conflitto che, in realtà, non è mai esistito e che non può ontologicamente esistere per la semplice ragione che la magistratura – e, quindi, i magistrati – non possono essere in “conflitto” con alcuno per essere la funzione da essa esercitata costituzionalmente connotata dagli indefettibili requisiti di imparzialità e terzietà, sicché, il magistrato che sia in “conflitto”, in “lotta” con qualche imputato – sia esso o meno un politico – dovrebbe essere espulso immediatamente dall’ordine giudiziario, senza escludere profili penalmente rilevanti.

In realtà, quello che oramai viene comunemente definito un “ conflitto” tra magistratura e politica – e che ebbe anche l’avallo di un  ex Presidente della Repubblica – non è altro che una (volontaria) faziosa, distorta interpretazione del doveroso esercizio della funzione giurisdizionale nei confronti di singoli esponenti politici accusati, di volta in volta, di gravi reati (corruzione, evasione fiscale, truffa ai danni dello stato, ecc.). Ogni qualvolta si è posto in essere il doveroso esercizio dell’azione penale e  si è legittimamente estrinsecata la funzione giudicante nei confronti di esponenti politici, soprattutto se di “primo piano”, (e di loro stretti congiunti), si è assistito alle scomposte reazioni di costoro che, all’unisono, hanno gridato alla “persecuzione giudiziaria”, o addirittura al “colpo di Stato” da parte dei magistrati e tali inveritiere affermazioni sono state ripetute, in maniera martellante, dagli esponenti politici appartenenti all’area politica dell’indagato o del condannato e della stampa ad essa contigua, trasmettendosi, così, il devastante messaggio di una magistratura che agiva con intenti persecutori nei confronti di esponenti politici o come “braccio armato” di una fazione politica contro un’altra.

Si è, poi, sia da destra che da sinistra, invocata un’immediata legge sulla separazione delle carriere (tra P.M. e Giudici) che non rappresenta altro che un maldestro tentativo di sottoporre il P.M. alle direttive dell’esecutivo e, quindi, del potere politico.

La verità è che la classe politica – insofferente a qualsiasi controllo di legalità ed investita, da anni, da Nord a Sud, (basti pensare alle centinaia e centinaia di consiglieri regionali inquisiti), da una serie di scandali – non ha alcuna volontà di “bonificarsi” e farsi “bonificare”.

*Antonio Esposito, già presidente di Sezione della Corte di Cassazione

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