Andrea Colombo. Salvini, salvare il governo a tutti i costi. O meglio “quasi” a tutti i costi

Andrea Colombo. Salvini, salvare il governo a tutti i costi. O meglio “quasi” a tutti i costi

Salvare il governo a tutti i costi. O meglio “quasi” a tutti i costi. Questa è stata la bussola di Salvini subito dopo il risultato disastroso dei soci a cinque stelle nelle elezioni sarde. Nel panorama italiano, dove l’uso è cantare vittoria sempre e comunque e dare per sconfitti gli altri se appena possibile, non si era mai visto un leader premiato dalle urne deciso ad assicurare “Io non mi sento vincitore” per aggiungere subito dopo “E non vedo Di Maio perdente”, nonostante la perdita inaudita di 30 punti percentuali e passa nell’arco di un anno.

Convinto com’è che un ritorno all’alleanza con Berlusconi lo impastoierebbe comunque molto più di quanto non capiti in quella con Di Maio, il vicepremier leghista è davvero pronto a concedere moltissimo sul piano dell’immagine e parecchio anche su quello della sostanza pur di tenere incollata la maggioranza non solo sino alle europee ma anche oltre. Ci sono però tre punti critici sui quali il leghista non può deflettere: la legittima difesa, la Tav e l’accordo sulle autonomie. Il capitolo più spinoso è il secondo. Sulle autonomie il leader dei 5S teme il dissenso interno, soprattutto al Senato, e quindi prende tempo ma difficilmente la legge si arenerà. Il capitolo autonomie è irto di difficoltà, non solo di merito ma anche di metodo. Se infatti l’accordo con Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna dovesse seguire un iter normale non solo i tempi si dilaterebbero ma il rischio dell’approvazione di emendamenti inaccettabili per i governatori leghisti Zaia e Fontana sarebbe da cardiopalma. La soluzione consiste nel considerare l’accordo alla stregua di un accordo con le religioni acattoliche e, in forza dell’art.8 della Costituzione, limitare il ruolo del Parlamento alla ratifica. E’ una forzatura anche per i 5S ma su quel fronte almeno non dovrebbe essere impossibile rinviare sino a dopo le europee, quando tutto sarà più facile.

Ma con la Tav non c’è più tempo. Le pressioni europee e di Confindustria sono travolgenti. Entro l’11 marzo bisognerà decidere se lanciare i bandi sugli appalti o meno. La soluzione per Toninelli è quella di lanciare i bandi con la riserva di revocarli eventualmente in un secondo momento, in modo da prendere tempo ed evitare il refeendum regionale che il governatore del Piemonte Chiamparino convocherà proprio in contemporanea con le elezioni europee e piemontese se i bandi non partiranno entro l’11 marzo. Toninelli probabilmente si illude. Una volta lanciati i bandi tornare indietro comporterebbe un tale crollo di credibilità per l’Italia che tornare indietro sarà impossibile.

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