Accordo con la Cina. Conte e Di Maio: ok al memorandum. Salvini si smarca: prima la sicurezza degli italiani. Zingaretti (Pd): non è stato coinvolto il Parlamento. E i rapporti con i cinesi ci sono già

Accordo con la Cina. Conte e Di Maio: ok al memorandum. Salvini si smarca: prima la sicurezza degli italiani. Zingaretti (Pd): non è stato coinvolto il Parlamento. E i rapporti con i cinesi ci sono già

Come al solito. Si sarebbe concluso positivamente il vertice a Palazzo Chigi per discutere ed approvare il memorandum sulla Via della Seta, proposto nel 2013 dal  presidente  della Cina, Xi Jinping, con l’intento di collegare il suo Paese all’Occidente, investimenti per 900 miliardi di dollari, una rete infrastrutturale, via mare e via terra, o belt and road initiative, così  viene presentato il memorandum, con l’uso dei porti italiani in particolare Trieste e Genova e via terra partendo dall’Asia centrale a Teheran, Istanbul, Mosca, Europa. Il ritorno via Mar Rosso, Oceano indiano, un porto in Crimea. Come al solito il presidente del Consiglio, Conte, sarebbe riuscito a superare la diversità di pareri, chiamiamoli così, fra i vicepremier Salvini e Di Maio. Il primo si oppone alla firma, il secondo invece è a favore, cosa che hanno già fatto tredici paesi della Ue. Non c’è bisogno di far presente che il Salvini vuole evitare di “disturbare” Putin, già su di giri per la visita di Stato da parte del presidente cinese al nostro paese accolto con gli onori che si devono a un capo di Stato.

Le solite fonti di Palazzo Chigi assicurano: al vertice tutti d’accordo. Una bugia

Al termine della riunione le solite fonti di Palazzo Chigi fanno sapere che da parte italiana “non vi sarà  nessuna modifica al memorandum sulla Via della seta. All’incontro hanno partecipato anche il ministro dell’economia Giovanni Tria e il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi. Le “fonti” forniscono anche una dichiarazione ufficiale di Conte: “Dei 13 paesi europei che hanno sottoscritto il memorandum con la Cina l’Italia è l’unico che richiama diffusamente principi e regole europee – ha affermato – rafforzeremo la Golden Power per rafforzare gli interessi nazionali”. Golden power è una opzione che consente ai governi di intervenire nelle attività delle società che operano in settori strategici. Già usata per Tim, cui ha lavorato Giorgetti, sottosegretario alla presidenza del Consiglio. In particolare sulla golden power si è discusso nell’incontro avuto da Conte con il Presidente Mattarella. Il premier ha specificato che la sigla dell’intesa non comporterà vincoli stringenti per l’Italia: “Non ci impegnano a nulla con l’intesa programmatica. Se non alla sottoscrizione di volta in volta di accordi che andranno valutati uno per uno”. Insomma un affare come un altro cercando di evitare di andare a sbattere contro Trump o contro Putin. Soddisfatto Luigi Di Maio: “Oggi vince il Made in Italy, con la Belt and Road Initiative l’Italia ha deciso di essere più sovrana (parola dal suono equivoco ndr). Non è un’intesa politica con la Cina ma un’opportunità commerciale”. Gli Stati Uniti avevano manifestato molte  preoccupazioni per la firma del memorandum. Il segretario di Stato, Mike Pompeo, aveva chiesto all’Italia di fare attenzione. Di Maio tenta di  tranquillizzare gli Usa: “Restano infatti il nostro principale alleato e – dice – la Nato la nostra casa naturale”. Sempre le “fonti” di Palazzo Chigi fanno sapere “che si stanno facendo tutte le verifiche del caso per scongiurare pericoli sulla sicurezza nazionale”. Che è cosa richiesta dalla Lega. Sempre le “fonti” fanno sapere che “è fondamentale aiutare le aziende italiane a crescere ed esportare all’estero, per raggiungere i numeri di Francia e Germania”.

Il vicepremier, capo della Lega. “Non saremo la colonia di Xi”

Insomma tutto bene, sarebbero state vinte le “diffidenze” di Salvini? Il vicepremier, dopo aver letto le dichiarazioni dei colleghi di governo sbotta: “Non saremo la colonia di Xi – dicono fonti delle Lega, cioè Salvini – “è fondamentale aiutare le aziende italiane a crescere ed esportare all’estero per raggiungere i numeri di Francia e Germania, e per questo ringraziamo per il grande lavoro fatto Conte, Di Maio e Geraci. Ovviamente la sicurezza nazionale viene prima di tutto e quindi su alcuni settori strategici per noi e per gli alleati (telecomunicazioni, energia, porti e infrastrutture) stiamo facendo tutte le verifiche e le valutazioni necessarie: prima viene la sicurezza degli Italiani, poi l’interesse economico”. E i settori che enumera sono proprio quelli che danno sostanza al memorandum. Sullo sfondo i rapporti fra Salvini e Putin, i patti di cui parlano le cronache. Inoltre la Cina fa ombra anche a Trump.Insomma un bel guazzabuglio da cui l’Italia non ricava un bel niente. I rapporti con la Cina ci sono già, come sottolineano le opposizioni a partire dal Pd.

Critiche dalle opposizioni. Rosato (Pd). Il memorandum  un atto inutile. Garante Privacy: è l’Europa che deve giocare la partita

Dalle opposizioni vengono le prime dichiarazioni, molto critiche nei confronti dell’operato del governo che, come al solito ignora che esiste un Parlamento. “Ma davvero occorre firmare il memorandum per  rafforzare gli scambi commerciali?” si chiede Rosato, Pd,  sottolineando che “è un atto inutile, i rapporti con la Cina ci sono già e sono molto importanti”. Critico anche Berlusconi. Lo stesso Prodi, “esperto” in rapporti  economici si limita a dire “Italia si svegli e prenda traffici verso Est”. Zingaretti, segretario del Pd va giù duro e accusa il governo: Quello della via della seta – dice – è un tema delicatissimo e gestito malissimo da questo governo. Senza un coinvolgimento pieno del Parlamento, senza una vera concertazione con gli alleati innanzitutto europei. Quindi un altro grande pilastro in un possibile modello di sviluppo si è arenato dentro i pasticci di una maggioranza divisa su tutto. Questo è un peccato perché contribuisce a dare l’immagine di un Paese nel quale l’incertezza crea problemi o addirittura blocca tutto. Oggi addirittura un possibile sviluppo di un accordo con un grande paese come la Cina fatto in sordina e senza il necessario coinvolgimento e dibattito nel nostro Paese”. Il garante della Privacy, Antonello Soro, fa presente che il“Il trattato è indispensabile ma è l’Europa che deve giocare la partita prevedendo e rivendicando un primato nel diritto e promuovendo una regola globale in cui la partita avvenga alla pari e tutti rispettino le regole. Oggi la Cina non rispetta queste regole”. Tra i capitoli di collaborazione, previsto anche il supporto finanziario della Banca degli investimenti cinese per le infrastrutture (Aiib): come sottolinea il Financial Times, l’Italia sarebbe il primo Paese del G7 a partecipare al programma della nuova Via della Seta di Pechino. E dalle imprese italiane si sottolinea che il “rapporto non deve essere a senso unico”.

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