15 marzo. Sciopero grande degli edili. Si ferma l’intero settore delle costruzioni. Venerdì tutti a Roma a Piazza del Popolo

15 marzo. Sciopero grande degli edili. Si ferma l’intero settore delle costruzioni. Venerdì tutti a Roma a Piazza del Popolo

Uno sciopero generale che riguarda più di un milione di lavoratori non è cosa di tutti i giorni. Tanto più se non è per una specifica rivendicazione, un contratto nazionale ma per rivendicare politiche industriali mirate, maggiori investimenti, sblocco dei cantieri, nuove politiche della casa e le città. Sciopero grande, si diceva una volta, proclamato dai sindacati delle costruzioni, Fillea Cgil, Filca Cisl, Fenal Uil che fa seguito alla grande manifestazione di Piazza San Giovanni  promossa dalle tre Confederazioni.  Si fermeranno i cantieri, le fabbriche del legno e dell’arredo, le cave e le fornaci, le cementerie per l’intera giornata. I dati sulla partecipazione  annunciano una grande manifestazione  con inizio alle ore 9,30. Solo dalla Sicilia sono annunciati mille lavoratori. Troveranno l’accoglienza dei cittadini romani, la solidarietà della città, come dice Michele Azzola, segretario generale della Camera del Lavoro di Roma e del Lazio. Che parla di “una scelta che impegna tutti, lavoratrici e lavoratori, pensionate e pensionati, perché propone un’idea di sviluppo per il Paese. Ci aspettiamo un’adesione generale e convinta da parte delle forze sociali e politiche che hanno a cuore gli interessi generali del Paese affinché Piazza del Popolo diventi il luogo da cui richiamare il governo ad impegni precisi sugli investimenti pubblici necessari a rilanciare l’economia del Paese. Roma è pronta ad accogliere la manifestazione e sosterrà attivamente le richieste che da quella piazza saranno avanzate al governo”.   Parleranno i segretari generali  Alessandro Genovesi (Fillea Cgil), Vito Panzarella, ( Feneal Uil) Franco Turri (Filca Cisl). Interverranno i segretari generali di Cgil, Cisl, Uil.

Alessandro Genovesi, segretario generale degli edili della Cgil

Seicentomila posti di lavoro persi in dieci anni nel settore delle costruzioni: edilizia, lapidei, cemento, laterizi, legno-arredo. Basta questo numero per spiegare i motivi della crisi che sta vivendo il  nostro Paese, ormai in piena fase recessiva come documentano i dati resi noti in questi giorni dall’Istat, dall’Ocse, dalle agenzie di rating. Il settore delle costruzioni è una cartina di tornasole, un termometro che misura la temperatura dell’economia, definisce le condizioni di lavoro, lo stato sociale. I lavoratori delle costruzioni  stanno pagando un prezzo altissimo, sono fra i più colpiti dalla crisi. Da qui nasce la decisione  di Fillea Cgil, Filca Cisl, Feneal Uil di proclamare per venerdì 15 marzo lo sciopero generale di tutto il settore con la manifestazione nazionale che si terrà a Roma, Piazza del popolo, a partire dalle ore 9,30, dando in questo modo continuità alla manifestazione di Cgil, Cisl, Uil del 9 febbraio, a Roma, Piazza San Giovanni. Abbiamo preparato queste giornate di lotta con centinaia di assemblee nei posti  di lavoro, presidi, incontri con istituzioni locali per far conoscere le ragioni dello sciopero. Con i segretari generali di Feneal e Filca abbiamo rivolo un appello a tutti e a tutte, lavoratori e disoccupati, forze politiche, istituzioni affinché il 15 marzo sia protagonista la voglia di futuro, la voglia di scommettere, attraverso il lavoro, su un Paese più giusto  e moderno.

Si bloccano i bandi di appalto come nel caso della Tav, le opere pubbliche grandi e piccole

La situazione che si sta vivendo nel nostro settore non è più sopportabile. Si bloccano i bandi di appalto quando ci sono le risorse, come nel caso della Tav. La priorità del Governo dovrebbe essere quella di aprire i cantieri, di spendere le risorse che ci sono e semmai di aumentare gli investimenti per il rilancio di un sistema infrastrutturale e logistico degno di un grande paese industriale. Certo non di chiudere quei pochi aperti. La posizione sulla Tav è ridicola e di troppa ambiguità. Rischiamo, come Paese, di lasciarci le penne. Si bloccano le opere pubbliche, grandi e piccole, che servono alla competitività delle imprese e a rompere l’isolamento delle nostre aree interne. Si rallentano i cantieri per la manutenzione ordinaria e straordinaria delle nostre strade e delle nostre città e si tagliano infine i fondi già a suo tempo destinati per completare almeno una parte delle opere lasciate a metà, soprattutto al Sud… e tutto questo mentre il settore delle costruzioni ha perso seicentomila posti di lavoro, mentre cresce la disoccupazione e le aziende continuano a fallire. Il Governo è il vero assente, incapace di progettare investimenti mirati, di accelerare la spesa, di dare certezza ai programmi pluriennali, di mettere in sicurezza le grandi aziende del settore le cui professionalità ci vengono invidiate da tutti, di velocizzare – attraverso rigenerazione urbana ed incentivo all’uso di nuovi materiali – una seria transizione ecologica.

Sono in campo le ragioni del lavoro. Libertà e partecipazione

Mai come oggi sono ancor più valide le ragioni di una clamorosa iniziativa del sindacato per il rilancio del settore delle costruzioni e dei materiali (edilizia, cemento, legno, lapidei, laterizi) per difendere l’occupazione che c’è e difenderne la qualità, e soprattutto per creare nuove occasioni di lavoro. Perché senza un lavoro onesto, dignitoso, ben pagato non c’è né libertà né partecipazione. Per questo Fillea Cgil, Filca Cisl e Feneal Uil hanno proclamato lo sciopero generale di tutti i comparti delle costruzioni per il prossimo 15 marzo, con manifestazione a Roma in Piazza del Popolo. In un momento in cui in tanti vogliono dividere il Nord dal Sud, l’Italia dall’Europa e fare che – come dei moderni Gattopardi – tutto cambi perché nulla cambi, sono in campo le ragioni del lavoro. Sono state in campo il 9 febbraio scorso a Roma, lo saranno il 15 marzo ancora, per chiedere misure concrete per far ripartire i nostri settori. Senza questo non potrà ripartire il Paese. Come abbiamo detto nell’appello lanciato insieme ai segretari generali di Filca e Feneal oramai tutti, imprenditori, amministratori locali, economisti stanno sottolineando quotidianamente come, se vogliamo far ripartire il Paese, occorre aggredire i veri nodi di fondo della nostra scarsa competitività: costi energetici troppi alti; costi logistici significativi legati alla mancanza di nuove infrastrutture per portare via mare e via treno le merci che oggi vanno su inquinanti tir; assenza di connessioni rapide, efficienti e sicure tra Nord e Sud del Paese, tra l’Italia, l’Europa e il Mediterraneo; fragilità dei nostri territori sia in termini idrogeologici che sismici; mancanza di una politica per le aree urbane basata su rigenerazione, recupero, green building che pure da Parigi a Barcellona, da Lisbona a Berlino ha rilanciato intere economie locali. Servono politiche mirate, servono investimenti, serve mettere al centro, lo ripeto, il lavoro di qualità, sicuro e ben pagato, sburocratizzando dove serve e tutelando ciò che funziona anche del Codice degli appalti, a partire dal limite al subappalto, dal rispetto del Contratto collettivo edile, dall’introduzione della congruità contro ogni forma di lavoro nero ed irregolare.

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