Ue. Italia bocciata. “Eccessivo squilibrio di Bilancio”. Sotto tiro reddito di cittadinanza e quota 100. Manovra da rivedere, tempo fino a giugno. Tria piagnucola, Di Maio sballa, Conte feroce

Ue. Italia bocciata. “Eccessivo squilibrio di Bilancio”. Sotto tiro reddito di cittadinanza e quota 100. Manovra da rivedere, tempo fino a giugno. Tria piagnucola, Di Maio sballa, Conte feroce

Piagnucola il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, a fronte della sberla che arriva da Bruxelles, una bocciatura solenne sull’operato del governo gialloverde. Conti pubblici deteriorati, passi indietro sulle riforme, rischio di contagiare  gli altri paesi dell’Eurozona. Eccessivo squilibrio di Bilancio. Piagnucola e le dice grosse. Messo sotto accusa dalla banda Salvini-Di Maio, gli viene addebitato di aver detto, perlomeno fatto cenno, a una possibile manovra bis, in particolare avrebbe parlato della necessità di mantenere  gli impegni presi, nega tutto. Anche l’indifendibile. È noto per esempio che, per quanto riguarda la Tav, un problema centrale nel bilancio economico e politico del governo, ha detto, appunto, che gli impegni si devono mantenere. Lui ora dice a fronte delle critiche, o meglio qualcosa di più delle critiche che arrivano da Bruxelles che “nessuno può entrare nel merito delle singole misure di politica nazionale. Di reddito di cittadinanza e quota 100 non si è assolutamente parlato nell’Ecofin di febbraio”. Povero Tria, costretto a fare figuracce, una dopo l’altra, di che avrebbero discusso nell’Ecofin? Quota cento, reddito di cittadinanza fanno parte integrante, sono la manovra di Bilancio, concordata con la Commissione Ue. Ma di che hanno discusso, Tria, Conte, a volte anche Moavero, negli incontri con Juncker, nei testa a testa, nei pranzetti e nelle cenette nel palazzone dove sono gli Uffici della Commissione? Conte e lo sgangherato team che governa questo sfortunato paese, sfortunato causa loro, dovrebbero ringraziare i “burocrati” di Bruxelles che ci hanno graziato. Non ci sarà alcun intervento immediato. Il Country Report indica il percorso. Per il momento, Bruxelles continuerà a monitorare l’Italia, come previsto dal calendario concordato. Sarà insomma in “amministrazione controllata”. Prima della metà di aprile il nostro paese dovrà inviare alla Commissione il programma di bilancio e, dopo le elezioni europee, a giugno si faranno i conti. Intanto la Commissione europea nel Report afferma che per la valutazione della manovra saranno “cruciali” il risanamento dei conti pubblici e le riforme. Mancano, afferma  la Commissione, quelle per la crescita e boccia la quota 100 e sul reddito di cittadinanza scrive: “dipende dalla efficacia della sua governance”. Di cui allo stato non c’è segno.

Moscovici: gli squilibri dell’Italia rimangono eccessivi. Dombrovskis: La Commissione resta vigile

Dice  Pierre Moscovici, il commissario Ue  agli affari economici: “La mancanza di progressi nell’affrontare” le sfide di fronte alle quali si trova “purtroppo ci portano a concludere che gli squilibri dell’Italia restano eccessivi. L’Italia – prosegue – dovrà adottare ancora misure per migliorare la qualità delle sue finanze pubbliche, aumentare l’efficienza della sua amministrazione e del sistema giudiziario, rafforzare l’ambiente economico, rafforzare il mercato del lavoro e il sistema finanziario. È urgente fare tutto ciò date le prospettive  economiche per l’Italia”, ha proseguito Moscovici, sottolineando che “le previsioni per il 2019 non sono più di un 0,2% di crescita e quindi sentiamo un senso di urgenza molto forte”.

“Rimaniamo preoccupati che il debito non scende a causa dei piani economici deboli del Governo, in generale lo slancio delle riforme si è fermato”  sottolinea  il vice presidente della Commissione Ue Valdis Dombrovskis. “La Commissione resta vigile e monitorerà da vicino la situazione italiana” per fare valutazione in primavera basata soprattutto “sul livello di ambizione del programma nazionale di riforme”. Parla anche di “rischio contagio” per altri paesi europei.

Thyssen: le politiche del lavoro restano deboli. Reddito di cittadinanza da ridiscutere

In particolare sul reddito di cittadinanza e sull’occupazione interviene la Commissaria al Lavoro, Marianne Thyssen. “Bisogna guardare all’impatto sui conti, il costo sembra molto alto, 0,45% del Pil, che per l’Italia è molto, e bisogna quindi capire se è sostenibile. Un altro impatto da monitorare è sull’occupazione”, visto che “le politiche del lavoro restano deboli in Italia. Monitoriamo cosa succede e come viene introdotto”, e se sostituirà interamente il reddito di inclusione – dice – “ha implicazioni sull’uso del fondo sociale” e quindi “andrà ridiscusso”. In conclusione la Commissione europea mantiene l’Italia nel gruppo di paesi sotto osservazione per squilibri macroeconomici eccessivi a causa di debito alto, dinamica della produttività debole prolungata che “implica rischi rilevanti transfrontalieri in un contesto di crediti deteriorati tuttora alto e alta disoccupazione”. Tre Stati Ue hanno squilibri macroeconomici eccessivi: Italia, Grecia e Cipro. Dieci hanno degli squilibri che non sono eccessivi: Bulgaria, Germania, Spagna, Francia, Croazia, Irlanda, Olanda, Portogallo, Romania e Svezia.

Le risposte, arroganti, del governo. Ancora gaffe di Conte e Di Maio

Arrivano le risposte, come al solito arroganti, da parte del governo. Anche di fronte alla evidenza dei fatti  arriva un Conte, sempre più incredibile. Dopo aver detto che il 2019 sarà un anno meraviglioso, che la crescita ci sarà, ora non ha pudore a rischiare il ridicolo: “Siamo concentrati sui provvedimenti – afferma – l’aspetto tecnico-politico-normativo, sembra la catena di Sant’Antonio, è fondamentale ma non si deve perdere di vista la prospettiva: il governo ha una feroce determinazione a operare, non si accontenta di adottare provvedimenti”. Stupendo! Consigliamo ai tanti “collaboratori” accampati a palazzo Chigi di spiegare al premier che i provvedimenti sono presi per essere adottati. Per provvedere, appunto.  In fatto di ridicolo lo supera Giggetto Di Maio, vicepremier diventato un grande economista. Dice: “Non credo che le nostre misure stiano bloccando la crescita. Anzi aiuteranno l’economia europea. A uscire dalla crisi, a far riprendere crescita ed export”. Lo comprendiamo, uno che in un botto perde trecentomila voti in Sardegna, può dire quello che vuole. Tanto non gli crede nessuno. Più prudente Salvini, per ora tace, manda avanti l’esperto Claudio Borghi il quale si consola: “Ho visto tutte le procedure vecchie, quelle che da cinque anni a questa parte ci mettono tra i cattivi e questo nonostante altri Paesi abbiano conti peggiori dei nostri”. Mal  comune mezzo gaudio, dice il proverbio. Ma qui di “gaudio” non si può proprio parlare. Capita che mentre da Bruxelles arrivano notizie ferali per i gialloverdi Istat rende noti i dati sulla fiducia di consumatori e imprese di cui parliamo in altra parte del giornale Per quanto riguarda i primi scende da 113,9 a 112,4. Per le imprese si contrae da 99,1 a 98,3. Ai dati Istat si aggiungono prese di posizione di associazioni del Commercio e dei Consumatori.

Numerose le prese di posizione che arrivano dal versante politico. Roberto Speranza, coordinatore nazionale di Articolo 1, deputato di Leu afferma che “abbiamo votato contro la manovra di bilancio proprio perché non metteva al centro lavoro e investimenti”. “Rilievi simili sono stati evidenziati anche dal Country Report dell’Ue. Adesso però  in Europa è ora di abbandonare definitivamente le politiche di austerità che hanno impoverito milioni di famiglie”, aggiunge Speranza. “Il Country Report della Commissione Europea sul nostro Paese è impietoso”, dice Renato Brunetta, responsabile della politica economica di Forza Italia -semplicemente impietoso”. “L’Italia – prosegue – è dipinta, infatti, come un Paese eccessivamente  indebitato, poco produttivo, con elevata disoccupazione e pressione fiscale, bassi investimenti e nessun progresso sulle riforme”. “Molto negativo – aggiunge – il giudizio sulla sostenibilità dei conti pubblici e sulla politica economica del Governo, reputata addirittura dannosa dai funzionari di Bruxelles.”

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