Ue. Crescita: revisioni al ribasso della crescita nel 2019 consistenti per la Germania e l’Italia, allo 0,2%. Spread sale a 283

Ue. Crescita: revisioni al ribasso della crescita nel 2019 consistenti per la Germania e l’Italia, allo 0,2%. Spread sale a 283

L’economia europea dovrebbe crescere per il settimo anno consecutivo nel 2019, con previsioni di espansione in tutti gli Stati membri. In generale si prevede una frenata del ritmo di crescita rispetto ai tassi elevati degli ultimi anni e le prospettive sono soggette a forte incertezza. L’attività economica ha subito una frenata nella seconda metà del 2018 a seguito del rallentamento della crescita del commercio mondiale, in un contesto in cui la fiducia è minata dall’incertezza e il prodotto in alcuni Stati membri ha risentito negativamente di fattori interni temporanei quali perturbazioni nella produzione automobilistica, tensioni sociali e incertezze della politica di bilancio. Di conseguenza, la crescita del prodotto interno lordo (PIL) sia nella zona euro che nell’UE è scivolata all’1,9 % nel 2018, in calo rispetto al 2,4 % del 2017 (previsioni d’autunno: 2,1 % per l’UE a 28 e la zona euro). L’impulso economico all’inizio di quest’anno è stato contenuto, anche se i fondamentali restano solidi. La crescita economica continuerà, ma sarà più moderata. L’economia europea dovrebbe continuare a beneficiare del miglioramento delle condizioni del mercato del lavoro, di condizioni di finanziamento favorevoli e di una politica di bilancio leggermente espansiva. Secondo le previsioni il PIL della zona euro dovrebbe crescere dell’1,3 % nel 2019 e dell’1,6 % nel 2020 (previsioni d’autunno: 1,9 % nel 2019 e 1,7 % nel 2020). Anche le previsioni di crescita del PIL dell’UE sono state riviste al ribasso all’1,5 % nel 2019 e all’1,7 % nel 2020 (previsioni d’autunno: 1,9 % nel 2019 e 1,8 % nel 2020).

Tra gli Stati membri più grandi, le revisioni al ribasso della crescita nel 2019 sono state consistenti per la Germania, l’Italia e i Paesi Bassi. Molti Stati membri continuano a beneficiare di una forte domanda interna, anche sostenuta dai fondi dell’UE. Valdis Dombrovskis, vicepresidente responsabile per l’Euro e il dialogo sociale, nonché per la stabilità finanziaria, i servizi finanziari e l’Unione dei mercati dei capitali, ha dichiarato: “Si prevede che tutti i paesi dell’UE continueranno a crescere nel 2019, il che significa più posti di lavoro e più prosperità. Le nostre previsioni sono tuttavia riviste al ribasso, in particolare per le maggiori economie della zona euro. Questa revisione riflette fattori esterni quali tensioni commerciali e rallentamenti sui mercati emergenti, in particolare in Cina. In alcuni paesi della zona euro riemergono preoccupazioni per il legame tra banche ed emittenti sovrani e per la sostenibilità del debito. La possibilità di una Brexit non ordinata crea ulteriore incertezza. Avere consapevolezza di questi rischi crescenti significa essere a metà dell’opera; l’altra metà consiste nella scelta della giusta combinazione di politiche: agevolare gli investimenti, intensificare gli sforzi per realizzare le riforme strutturali e perseguire politiche di bilancio prudenti”.

Pierre Moscovici, Commissario per gli Affari economici e finanziari, la fiscalità e le dogane, ha affermato: “Dopo il picco raggiunto nel 2017, nel 2019 l’economia dell’UE continuerà a decelerare, fino a una crescita dell’1,5 %. Il rallentamento sarà più pronunciato rispetto a quello previsto lo scorso autunno, soprattutto nella zona euro, a causa delle incertezze del commercio mondiale e di fattori interni delle nostre economie più grandi. I fondamentali economici dell’Europa restano solidi e continuiamo a ricevere buone notizie, in particolare sul fronte dell’occupazione. La crescita dovrebbe riprendersi gradualmente nella seconda metà di quest’anno e nel 2020”.

Torna a correre lo spread BTp/Bund che torna sui livelli di due mesi fa, prima dell’accordo con la Commissione Ue che ha evitato la procedura per deficit eccessivo. Il differenziale di rendimento tra il decennale benchmark italiano (Isin IT0005340929) e il titolo tedesco di pari durata, nel giorno in cui l’Ue ha drasticamente tagliato le stime di crescita sull’Italia, ha infatti chiuso a 283 punti base, in forte rialzo dai 267 punti della chiusura di ieri. In poco più di una settimana, dal 30 gennaio scorso, la forbice Italia/Germania si è allargata di 43 punti base (era a 240 punti). In forte aumento, a un passo dalla soglia psicologica del 3%, anche il rendimento del BTp decennale benchmark che si attesta in chiusura al 2,94% dal 2,83% della vigilia.

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