Tre domande a… Giorgio Benvenuto. Dal sindacato proposte a tutto campo. La centralità del lavoro. Rinnovato spirito unitario

Tre domande a… Giorgio Benvenuto. Dal sindacato proposte a tutto campo. La centralità del lavoro. Rinnovato spirito unitario

Come considera la manifestazione nazionale delle confederazioni sindacali?

Era ora. Finalmente, non dimentichiamo che il governo Monti e quelli successivi hanno considerato il sindacato, e in generale i corpi intermedi, come qualcosa di superato. Con questo governo la musica non è cambiata: continua il monologo. Per questo le confederazioni sono scese in piazza. In merito alla manifestazione condivido l’impostazione: non di protesta, non di lamentele, non di rampogne.  In questa occasione il sindacato avanza proposte a tutto campo. Per esempio chiede di investire nella ricerca, nelle persone. D’altra parte noi non abbiamo materie prime e per tale motivo dobbiamo impegnarci a formare capitale umano. Ma per riuscirci occorre investire sui giovani, sulla loro intelligenza, le loro capacità. Lo esige l’economia sempre più globalizzata.

Ora i sindacati riusciranno a farsi ascoltare dal governo?

Si devono far ascoltare.  La manifestazione  non  è  statauna manifestazione rappresentativa anche perché dopo le separazioni degli anni scorsi vedo un rinnovato spirito unitario. Mi sembra che il sindacato stia ricostruendo una visione più a largo raggio affrontando temi come l’impatto delle nuove tecnologie sul lavoro tout court. D’altra parte c’è un vuoto nella politica, un vuoto dato dalla pochezza dei partiti e di chi ci governa oggi. La mancanza di una progettualità che vada più in là dell’immediato è tale che persino la Confindustria sta mutando atteggiamento nei confronti del sindacato. Pertanto essenziale che le confederazioni trovino la massima unità per riportare in primo piano i problemi dell’occupazione e dello sviluppo.

Il lavoro può ritornare ad essere centrale nel dibattito pubblico?  

C’è la possibilità che ciò accada. Ma è necessario essere realisti, perché per riportare i nodi al pettine – e per nodi intendo i problemi provocati dalla globalizzazione – occorre il pettine. Il pettine oggi non c’è. Per questo il sindacato, all’interno dei confini che gli impongono il suo ruolo, se vuole che il lavoro torni ad essere al primo posto nell’agenda pubblica deve dare continuità alle sue iniziative.

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