Tav Torino-Lione. L’analisi costi-benefici della commissione ministeriale crea forti divisioni. Il Mit corregge un dato decisivo. Fillea Cgil e Cisl: “parziale e imprecisa”. Fratoianni e M5S: confermata sua inutilità

Tav Torino-Lione. L’analisi costi-benefici della commissione ministeriale crea forti divisioni. Il Mit corregge un dato decisivo. Fillea Cgil e Cisl: “parziale e imprecisa”. Fratoianni e M5S: confermata sua inutilità

La realizzazione della Tav comporta più costi che benefici, con una perdita di circa 6-7 miliardi di euro. È la conclusione a cui sono arrivati gli esperti, guidati dal professor Marco Ponti, incaricati dal governo di redigere l’analisi sulla Torino-Lione. Il progetto, avvertono 5 tecnici su 6 (il professor Pierluigi Coppola non ha partecipato, in dissenso, alla stesura della relazione, fanno sapere dal Mit), “presenta una redditività fortemente negativa”. Nel dettaglio, i benefici risultano pari a 885 milioni di euro, mentre le perdite in uno scenario realistico arrivano fino a 7 miliardi. “Il valore attuale netto economico (Vane), ovvero il saldo tra i costi e i benefici, risulta pari rispettivamente a -6,9 miliardi considerando i costi ‘a finire’ (escludendo i soldi già spesi, 1,4 miliardi) e a -7,9 miliardi qualora si faccia riferimento al costo intero”. Inoltre, i benefici ambientali attesi, “sono, a livello nazionale e ancor più europeo, di entità quasi trascurabile”. Difficile, si legge nelle considerazioni conclusive dell’analisi tecnico-giuridica sulla Tav allegata a quella costi-benefici, “determinare in maniera netta i costi in caso di scioglimento”: il costo massimo tra penali e rimborsi potrebbe arrivare a 4,2 miliardi. Nello scenario ‘realistico’, le accise pesano per 1,6 miliardi e non sono ‘decisive’, come fa notare Toninelli, nel far pendere l’ago della bilancia dalla parte dei costi. In serata, però giunge una importante e decisiva rettifica da parte del Ministero, che riguarda proprio l’entità delle penali previste. “La percentuale tra 10 e 30% prevista a titolo di risarcimento per lo scioglimento dei contratti non va parametrata sul costo totale dell’opera ma sui contratti effettivamente in essere al momento, cioè su circa 1,3 miliardi: il conto finale per questa voce si aggirerebbe tra i 130 e i 400 milioni”. Il ministero delle Infrastrutture e Trasporti precisa dunque che nelle conclusioni dell’analisi giuridica “è presente un errore materiale macroscopico che determina un eventuale costo di uscita dall’opera abnorme rispetto alla realtà”. Una evidente figuraccia, come si vede, che fa aumentare il sospetto che le cifre non siano affatto corrette. Come denuncia, ad esempio, la Fillea Cgil.

Pioggia di reazioni all’analisi costi-benefici sulla Tav che ‘boccia’ in modo netto l’opera. Fillea Cgil: “analisi viziata da imprecisioni di metodo e merito”

La Commissione europea non commenta le cifre: “Stiamo ancora esaminando il documento che ci è stato inviato dal governo – riferiscono fonti Ue – ci sono alcuni aspetti del documento che dovranno essere chiariti con le autorità italiane”, aggiungono le stesse fonti. Per Alessandro Genovesi, segretario generale dellaFillea Cgil, “l’analisi costi benefici della Tav (la nona o la decima) è viziata da imprecisioni di metodo e di merito significative”. Anzi, “sembra quasi che prima si sia scelta la tesi del non farla e poi ci si sia sforzato di portare prove a sostegno di tale tesi. L’esatto contrario di ciò che avviene nel resto del mondo”. “Detto ciò il punto è sempre stato e continua ad essere squisitamente politico – prosegue Genovesi – il Governo pensa di confermare o meno Connettere l’Italia? Il Governo crede o no nei corridoi europei e quindi, attraverso l’alta capacità, ad un modello di trasporto più efficiente, meno costoso e più sostenibile per le merci italiane, dando centralità agli snodi portuali del paese?”. Inoltre, “come Fillea ribadiamo quanto chiesto anche da Cgil Cisl e Uil il 9 febbraio scorso in piazza. Vanno garantiti gli investimenti già fatti per completare le grandi opere, servono risorse per la manutenzione delle principali reti italiane, serve l’accelerazione della spesa per mettere in sicurezza i nostri territori, le nostre scuole, le nostre città” conclude Genovesi, ricordando che “anche per questo unitariamente abbiamo proclamato lo sciopero nazionale di tutti i settori delle costruzioni (edilizia, legno, lapidei, cemento, laterizi) per il prossimo 15 marzo con manifestazione a Roma. Se non ripartono i cantieri non riparte il paese”. Per la leader della Cisl, Annamaria Furlan, “l’analisi costi-benefici sulla Tav presentata oggi dal Ministero delle Infrastrutture è a dir poco parziale. E’ tutta basata sul piano dei costi dell’opera e non tiene conto dei benefici sul fronte occupazionale, sociale e di sviluppo complessivo del Paese”. Annamaria Furlan ha aggiunto: “E’ evidente che si utilizzano tutti gli elementi contro questa importante opera infrastrutturale. Non c’è niente pro Tav, né sulla sua funzione fondamentale per collegare il nostro paese al suo interno ed all’Europa, per le 50 mila persone coinvolte nella costruzione dell’opera, per le ricadute positive per i cittadini e per l’economia complessiva di tutte le regioni italiane. Quanto può durare questa situazione di stallo? E’ chiaro che il Governo si trova di fronte ad una scelta di carattere politico. Prima verrà sciolto questo nodo, meglio sarà per il futuro del Paese”.

Gli industriali invece lanciano subito un allarme sulla mancata occasione di costruire posti di lavoro: “Auspichiamo che il Governo abbia un’unica e grande priorità: l’occupazione e il lavoro. L’apertura di quei cantieri a regime determina 50.000 posti. Se per il governo questo non basta, a noi basta come analisi costo/opportunità in una fase delicata dell’economia in cui va messo al centro occupazione e lavoro”, afferma. “E’ una grande occasione per dare lavoro a 50.000 persone. Io l’analisi l’ho già fatta. Ho dato solo un dato e a noi basta”, conclude. Immediata la replica del M5s: “La Tav è un enorme spreco, Boccia se ne faccia una ragione”, affermano i deputati del Movimento 5 Stelle in Commissione Bilancio e Finanze della Camera. “Boccia, nonostante numeri negativi evidenti, fa terrorismo psicologico continuando a parlare di un’occasione persa per creare posti di lavoro. Boccia fa finta di non sapere che si possono creare migliaia di posti di lavoro investendo in manutenzione del territorio e opere viarie utili che colleghino l’Italia all’Italia”.

Il durissimo botta e risposta tra il responsabile dell’analisi, Ponti, e il commissario Tav Foietta, che lo accusa di non essere stato indipendente

“Son solo contento di aver fatto un buon lavoro: credo di aver fatto un buon lavoro, sono contento. Il mio mestiere è fare quel lavoro lì, è tutta la vita che predico per l’impegno civile che occorre fare i conti. Mi hanno fatto fare i conti e sono contento”, ha affermato a Radio Capital il capo del gruppo di esperti sull’analisi costi-benefici della Tav, Marco Ponti. “Spero che la cultura del fare i conti permanga come nei Paesi sviluppati”, ha aggiunto. In merito alle dichiarazioni del commissario per la Tav Paolo Foietta, che ha parlato di “analisi truffa”, Ponti ha detto: “Quello è pagato, io no, gli farò causa, anzi non merita nemmeno che gli faccia causa quel signore lì”. Ponti fa riferimento a Paolo Foietta, commissario straordinario per la Tav, che ha giudicato così il documento di Ponti: “nell’analisi costi benefici sulla Torino-Lione ‘nonostante tutti i warning e gli avvisi che sono stati mandati c’è stata una maggiorazione dei costi, sono stati sottovalutati i flussi e ridotti o quasi azzerati i benefici di carattere ambientale del trasferimento modale, spesso utilizzando dati molto vecchi, del 2011, e non i dati che sono stati messi a disposizione dall’Osservatorio qualche mese fa”. Inoltre, ”se questo è stato fatto per sbaglio o per colpa lo valuteremo. E’ chiaro, e di questo non possiamo che prenderne atto, che questo risponde all’esigenza del committente, ovvero costruire una relazione tecnica che dicesse che la Torino-Lione non s’ha da fare”, ha proseguito Foietta che dopodomani concluderà il suo mandato che è scaduto a fine anno ma è stato prorogato per legge 45 giorni, poichè non si era provveduto a una nuova nomina. ”Giovedì si conclude la mia avventura – ha sottolineato – gli scatoloni sono già pronti, in parallelo oggi ci hanno comunicato che il personale che lavorava con me dal 15 febbraio rientra nelle amministrazioni di provenienza, quindi la struttura è stata sciolta. La scelta che è stata fatta, quindi – ha concluso Foietta – è stata di chiudere un’esperienza che ritengo utile e forse unica di 12 anni”.

Le reazioni sul fronte politico 

Dalla parte del no alla costruzione della Torino-Lione si schiera il segretario nazionale di Sinistra Italiana, Nicola Fratoianni, che scrive: “Si conferma l’inutilità della Tav, come sosteniamo da anni. Ora il governo vada fino in fondo – prosegue il leader di SI – con un mandato chiaro però. Utilizzare cioè – conclude Fratoianni- le risorse risparmiate per investimenti immediati nel trasporto pubblico locale, per migliorare i collegamenti e la vita di studenti e lavoratori pendolari”. Medesima posizione ovviamente assunta dal Movimento 5 Stelle, che scrivono in una nota: “è il momento di chiudere questa pagina buia della storia del Paese, che ha portato soltanto danni all’economia e all’ambiente: evidentemente i benefici erano riservati a pochi affaristi. Liberiamoci dal Tav Torino-Lione e concentriamo risorse ed energie sulle opere davvero utili: treni locali, strade e ponti sicuri, mobilità sostenibile e tutte le infrastrutture realmente necessarie, in grado peraltro di produrre benessere diffuso e posti di lavoro”, concludono i parlamentari del MoVimento 5 Stelle. Infine, Roberta Lombardi usa l’ironia contro Salvini: “L’analisi costi benefici del ministero Trasporti a guida M5S boccia il Tav formalizzandone la già evidente inutilità. Prima reazione di Matteo Salvini: ‘Non ho letto il dossier’. Ti facciamo un disegnino?! #NoTAV”,  scrive  in un tweet.

Le prese di posizione sul fronte SìTav: dall’imbarazzo della Lega (“l’analisi non è il vangelo”) al Pd

Matteo Salvini, prima di entrare al vertice di governo a Palazzo Chigi, afferma: “Non ho ancora letto il dossier”. Il vertice è stato disertato da Luigi di Maio. Poi nessun commento dai big, al momento. Ma dalla Lega fanno sapere che lo stop all’opera non è un’ipotesi percorribile. “Valuteremo l’analisi costi-benefici. Pensare di non realizzare la Tav onestamente non la vedo un’ipotesi percorribile”, dice il capogruppo della Lega alla Camera Riccardo Molinari. “L’analisi costi-benefici – aggiunge – è un’analisi tecnica come ce ne sono molte altre, ma non è il Vangelo. A mio avviso prima di mandare tutto a monte bisogna riflettere bene e soprattutto, nel caso in cui non si trovi un accordo, l’ultima parola deve essere data ai cittadini”. Il capogruppo del Pd alla Camera, Graziano Delrio, definisce l’analisi “uno studio cieco e inaffidabile totalmente guidato e pilotato dalla politica. Dicendo no alle infrastrutture e agli investimenti pubblici il governo blocca il Paese e chiude le porte allo sviluppo e al lavoro contraddicendo tutti i precedenti studi che avevano valutato positivamente un’opera fondamentale per trasferire il trasporto delle merci dalla gomma al ferro con evidenti vantaggi ambientali”. Anche le ‘madamin’ del Comitato Si’ Torino va avanti parlano di “disastro annunciato”. “Dal 10 novembre, quando siamo scese in piazza la prima volta – aggiungono – abbiamo diffuso e sostenuto le ragioni del Sì alla Tav, risultate da 7 analisi costi benefici”. Infine il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, al termine di un incontro con Giuseppe Conte, a Strasburgo, spiega di aver riportato al presidente del Consiglio “la posizione del Parlamento” sull’Alta velocità Torino-Lione: “è prioritario interesse dell’Europa anche la realizzazione della Tav perché favorisce sviluppo e occupazione e diminuisce l’inquinamento”. “Ritengo che quei soldi vadano investiti bene e non buttati al vento perché 5 capricciosi no Tav hanno detto che non si deve fare”, conclude.

La reazione dei francesi

L’analisi costi-benefici sulla Tav Torino-Lione non ha convinto il fronte francese. Le Comiteé pour la transalpine Lyon-Turin sostiene che l’analisi è “straordinariamente di parte. Minimizzando gli enormi benefici ambientali dell’infrastruttura, il professor Ponti ha iscritto nella colonna dei costi i mancati introiti per lo Stato italiano dovuti a una significativa riduzione delle tasse sul carburante e dei pedaggi autostradali”. Per i gli esperti transalpini, “meno mezzi pesanti e auto ci saranno sulle Alpi, più il rapporto costi-benefici sarà negativo. Un ragionamento che pesa almeno quanto la Co2”.

Share