Tania Scacchetti. Autonomia d’azione e di pensiero della Cgil. Un contributo per una sinistra forte che ritrovi capacità di risposta al disagio, al disorientamento delle persone

Tania Scacchetti. Autonomia d’azione e di pensiero della Cgil. Un contributo per una sinistra forte che ritrovi capacità di risposta al disagio, al disorientamento delle persone

La Cgil ha da poco terminato il suo percorso congressuale, un percorso lungo e complesso che ha fatto molto discutere i media per la contemporanea elezione del nuovo Segretario Generale e per la positiva conclusione del percorso che ha visto l’organizzazione trovare una importante unità sui gruppi dirigenti, evitando spaccature che invece sembrano una delle cifre immutabili  dei partiti di sinistra. Ma il congresso è stato un percorso ricco, coinvolgente delle nostre strutture e dei nostri iscritti in una situazione in cui con forza emergono, fra i dirigenti e i lavoratori la consapevolezza della complessità della stagione storica e sindacale che stiamo vivendo e la preoccupazione per il rischio che stiano venendo meno quei valori, la solidarietà, la democrazia  su cui si è ricostruito il paese dopo la guerra. Veniamo da anni di difficoltà e la parola usata come slogan di questa iniziativa, ricostruzione, è una parola a cui deve guardare la sinistra tutta.

Sono anni di difficoltà e di cambiamenti straordinari, la globalizzazione, la trasformazione tecnologica, i cambiamenti demografici, anni in cui si sono ristretti gli spazi democratici e i luoghi tradizionali di confronto si sono svuotati di significato, anni in cui è mancato il riconoscimento collettivo della funzione del lavoro, la identificazione della sua dimensione collettiva. Anni in cui si è permesso che la competizione si giocasse dentro il lavoro, fra i lavoratori e non fra capitale e lavoro, anni in cui si sono accettate le disuguaglianze. Anni difficili anche per l’attività sindacale, in un paese che ha scelto troppo spesso la via bassa allo sviluppo, che ha trattato il welfare come una concessione e un costo e non un motore di sviluppo e di crescita, in cui la sfida è essere soggetto di rappresentanza credibile nelle polarizzazioni delle condizioni. Saper rappresentare il nuovo lavoro, quello altamente professionalizzato e combattere con forza le nuove schiavitù, come quella che ha ucciso Moussa Ba nel rogo del campo di San Ferdinando, un lavoratore, un uomo morto da schiavo, vittima  di una economia malata e di una società indifferente.

Resistenti, partigiani, non neutrali: la nostra idea di democrazia delegata e partecipativa

Noi abbiamo scelto di essere resistenti, partigiani, non neutrali, abbiamo scelto di non rassegnarci alla idea che si debba aggiustare e non modificare un modello liberista che rende più deboli, abbiamo faticato, facendo una contrattazione più difensiva che acquisitiva ma abbiamo deciso la nostra idea di democrazia delegata e partecipativa. La storia di questi anni ci consegna una frantumazione sociale e della rappresentanza politica senza precedenti. Proporsi una diversa idea di paese e  di Europa, in cui il centro delle politiche siano le scelte di equità, di giustizia sociale, il lavoro dignitoso, la riunificazione delle condizioni del lavoro significa pretendere una politica forte, autorevole e autonoma nel pensiero. Una sinistra forte che sappia ritrovare, con le sue parole d’ordine, solidarietà uguaglianza diritti, la capacità di risposta al disagio, al disorientamento delle persone.

Le ragioni della grande manifestazione unitaria del 9 febbraio

Abbiamo, in questi anni di attacco al mondo del lavoro, di scelta della disintermediazione e di svalorizzazione dei corpi intermedi, rafforzato la nostra autonomia di analisi, di proposta e di azione, ma questa autonomia non è e non potrà mai essere indifferenza e anzi vuole essere un contributo alla crescita e al rafforzamento delle forze progressiste. In questi tratti e in queste valutazioni stanno anche buona parte delle ragioni della grande mobilitazione unitaria dello scorso 9 febbraio. Una manifestazione per mettere al centro delle scelte del futuro il lavoro e quindi rivendicare che il cambiamento, da tanti promesso e promosso come propria bandiera. Un cambiamento che passa dagli investimenti, pubblici in primo luogo e privati, da una riforma fiscale davvero progressiva, che restituisca potere d’acquisto a lavoratori e pensionati e aggredisce  i tassi di evasione ed elusione che pesano sulla competitività del Paese. Un cambiamento che intervenga con scelte a favore del mezzogiorno proponendole come scelte per la crescita di tutto il paese, reso più debole dai divari territoriali. Un cambiamento che non può essere quello della autonomia differenziata che, nel silenzio generale si tenta di far passare perché non può essere nostra l’idea che rilanciare il paese significa promuovere solo le Regioni più forti e non possiamo condividere un sistema che va verso lo scioglimento del patto di solidarietà e la garanzia dei livelli universali di prestazioni su temi quali la scuola, la sanità, l’ambiente.

Disobbedienti rispetto a chi ci vuole disumani, a chi somministra dosi di paura rispetto agli stranieri

E in questa stagione occorre anche essere disubbidienti, rispetto a chi ci vuole disumani. Rispetto a chi ci somministra dosi di paura verso gli stranieri per evitare di ragionare sugli squilibri veri, sulle preoccupazioni di un paese che invecchia, che si impoverisce socialmente e culturalmente, che sta vivendo una drammatica nuova ondata di emigrazione verso l’estero in particolare delle menti più giovani e preparate che non trovano le giuste opportunità. Un paese in cui già nel 2018 la crescita era stata molto più debole che nel resto dell’Europa, una crescita che non ha intaccato dati strutturali pesanti in modo significativo, come il tasso di occupazione e il prodotto interno lordo e che oggi si confronta con una nuova fase di stagnazione e di previsioni economiche negative che la manovra finanziaria varata da questo governo non solo non contrasta ma rischia di alimentare ulteriormente Non abbiamo nascosto un giudizio preoccupato sull’azione di governo, sull’assenza di visione complessiva e la piazza del 9 rivendica l’apertura di un confronto sulle scelte strategiche che servono, dal nostro punto di vista,  al Paese.

*Tania Scacchetti, segretaria confederale della Cgil

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