Sara Graziosi. Migrazioni, dati alla mano. Il soccorso in mare, gli arrivi, le morti

Sara Graziosi. Migrazioni, dati alla mano. Il soccorso in mare, gli arrivi, le morti

Si dibatte quotidianamente  e oramai, tv, web, carta stampata non rinunciano al fenomeno – all’apparenza – del momento. Un fenomeno, quello delle migrazioni, complesso nell’analisi e nell’interpretazione, ma intendiamoci, oramai alla portata di chiunque. Chi sono? Da dove vengono? Soccorrerli o no? Proviamo a capirci qualcosa. Dati alla mano, possiamo vedere che gli arrivi via mare nel 2018 sono stati 23.370 di cui 3.536 minori non accompagnati, 2.259 donne, 742 minori accompagnati e 16.833 uomini. In confronto dei 119.369 arrivati del 2017 e 181.436 nel 2016. I principali paesi di provenienza dei rifugiati e migranti sono: Tunisia con 5.244, Eritrea 3.320, Iraq 1.744, Sudan 1.619, Nigeria 1.213, Mali 876 (dati UNHCR). Ma il dato più triste e sconcertante rimane quello relativo alle morti nel mediterraneo, solo nell’arco del 2018 se ne  sono registrate 2.275 con una media di 6 morti al giorno. Che si fa? Li si lascia in mare? Il Diritto Internazionale marittimo parla chiaro, con la Convenzione ONU sul Diritto del Mare (UNCLOS – United Nations Convention on the Law of the Sea, Montego Bay, 1982) e la Convenzione sulla ricerca ed il salvataggio marittimo, (SAR- International Convention on Maritime Search and Rescue, Amburgo, 1979) nelle quali emerge il principio del salvataggio in mare della vita umana, posto a fondamento di tali convenzioni.

Da questo quadro normativo, affiora, che il già citato principio è posto a capo sia ai comandanti di navi che ai singoli stati. Sotto il primo aspetto infatti l’art. 98.1 della UNCLOS afferma espressamente che il comandante di una nave ha l’obbligo di prestare soccorso a chiunque sia trovato in mare in pericolo di vita ed è, altresì, tenuto a procedere- con tutta rapidità- all’assistenza di persone in pericolo in mare, di cui abbia avuto informazione. Mentre sotto il secondo aspetto l’art. 98.2 della già citata UNCLOS afferma, l’obbligo, per gli Stati Parte, di istituire e mantenere un adeguato ed effettivo servizio di ricerca e soccorso, relativo alla sicurezza in mare e, ove necessario, di sviluppare, in tale ambito, una cooperazione attraverso accordi regionali con gli Stati limitrofi, ponendo le basi per l’esecuzione di accordi multilaterali. Sotto questo punto di vista, dunque, ci sarebbe ben poco da dibattere. Al contrario sarebbe auspicabile un esercizio di attuazione di norme già previste nella risoluzione di un fenomeno, come quello del soccorso in mare, strettamente legato agli arrivi e alle morti.

 

 

 

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