Reddito di cittadinanza e quota 100. Critiche al decretone nell’audizione al Senato. Landini: governo ignora equità. Istat sbugiarda i gialloverdi. Inps: rischio debito oltre 90 miliardi. Le Regioni e Boeri: incostituzionale

Reddito di cittadinanza e quota 100. Critiche al decretone nell’audizione al Senato. Landini: governo ignora equità. Istat sbugiarda i  gialloverdi. Inps: rischio debito oltre 90 miliardi. Le Regioni e Boeri:  incostituzionale

Una pioggia di critiche al reddito di cittadinanza e a quota cento arriva proprio nel giorno in cui il governo, con Conte e Di Maio, le spara grosse cercando di mascherare il fallimento della tanto decantata operazione cardine del “contratto di governo” siglato da Salvini e Di Maio, garante il presidente del Consiglio. Già fallimento testimoniato in audizione sul “decretone” al Senato da Roberto Monducci, direttore del Dipartimento per la produzione statistica dell’Istat il quale ha parlato di “un milione e 791 mila destinatari del Reddito di cittadinanza in età da lavoro (16-64 anni), 613 mila sono persone in cerca di occupazione (il 22,7% del totale) e 428 mila sono occupati (il 15,8%). Tra le persone inattive, è rilevante la presenza delle casalinghe: 422 mila persone (il 23,6% del totale)”. Riceveranno in media un sussidio annuo di 4milla469 euro. I gialloverdi avevano promesso qualcosa come 700 e passa euro al mese per alcuni milioni di persone. Ora si sono “ristretti”. Le critiche, a tutto campo, arrivano dai sindacati che a fine settimana saranno protagonisti della manifestazione che si concluderà a piazza San Giovanni, la piazza che ha fatto la storia delle lotte dei lavoratori, dalle associazioni delle Regioni, Comuni, dalla Corte dei Conti, dall’Inps, il cui presidente, Tito Boeri, in scadenza di mandato, ha “raccontato” la verità, quanto grande sia la differenza fra le promesse del governo gialloverde e la realtà, misera, dei fatti. Anche l’Istat nella crudezza dei numeri, sbugiarda Di Maio, Salvini, Conte. Tutti parlano di fronte alla Commissione Lavoro del Senato. Mentre pezzo per pezzo viene smontata la manovra il vicepremier pentastellato cinguetta di fronte alla stampa, sempre più parca di domande nei confronti delle “autorità “, si fa per dire, di governo. Cinguetta il Di Maio: “Ecco la prima carta del reddito di cittadinanza della storia della  Repubblica  italiana, la prima di 3 milioni di carte. È la numero 1  come il ‘decino di zio paperone’. Lo Stato – prosegue con tono trionfante – torna amico dei cittadini. Immetteremo otto miliardi di euro nell’economia reale. Entro 12 mesi una offerta di lavoro in territorio nazionale”. Salvini, che per qualche ora si toglie il giubbetto della polizia, afferma: “Sono felice dell’operazione Reddito di cittadinanza, è utile mettere soldi in tasca a milioni di italiani che non hanno niente mentre  l’economia rallenta: serve ai consumi ed anche alla dignità delle persone. Il Governo deve dare, non prendere”. Conte orgoglioso parla di  misura di “equità sociale, conquista di civiltà”. “Altri Paesi studieranno la nostra riforma” esclama. Il poveretto imita Toninelli ormai noto solo per le gaffe che commette: vuole rendere pubblica una autostrada che già è pubblica per l’84%. Non sa l’avvocato del popolo, così si definisce il premier, che misure a sostegno della povertà, di chi è senza lavoro nei paesi della Ue esistono già. Bastava prendere il “modello” tedesco, per dirne uno, e non c’era bisogno di mesi e mesi per partorire un mostriciattolo come il reddito di cittadinanza  e quota cento, fonte di profonde ingiustizie che riguardano l’anticipo del pensionamento. Salvini lo ha ripetuto anche oggi, voleva sbaragliare la legge Fornero e invece partorisce un altro mostriciattolo, quota cento, appunto in linea con il collega pentastellato.

I navigator precari che dovrebbero trovar lavoro ai disoccupati

Dice Maurizio Landini, parlando a Pisa, con la vis polemica, senza fronzoli, giri di parole, “l’equità  è un tema molto caro anche al sindacato, e questo assai prima di quando se ne è occupato il governo. La verità è che il reddito di cittadinanza, così com’è, mischia lotta alla povertà e politiche per il lavoro. Ma fare un miscuglio significa fare un casino”. L’uso di questo termine era stato fatto dal Di Maio (ndr).  “Di questo si è avuta conferma con i navigator, una misura che sta creando nuova precarietà”. Già, i  navigator, ne hanno parlato anche  nella  audizione alla  Commissione lavoro del Senato. In particolare, esponenti delle Regioni, degli enti locali si sono chiesti quali siano i compiti dei navigator, come gestire queste nuove figure, precari che dovrebbero operare per trovare lavoro stabile per i disoccupati mentre loro diventeranno disoccupati. Qualcosa non torna.

Ghiselli (Cgil). Per il pensionamento una soglia ingiusta. I lavori non sono tutti uguali

Per quanto riguarda quota cento per il pensionamento, Roberto Ghiselli, segretario confederale della Cgil, chiede al governo di aprire un confronto strategico, come previsto nella piattaforma di Cgil, Cisl, Uil , per una reale riforma. Nell’immediato, fa presente Ghiselli, intervistato da RadioArticolo1, “i 38 anni di contributi per tutti rappresentano una soglia invalicabile ingiusta che non tiene in considerazione il lavoro di cura delle donne, gli esodati (sono ancora circa 6 mila), né i lavori gravosi e quelli dei giovani con carriere discontinue. Nel decreto – prosegue Ghiselli – il governo sembra avere dimenticato che i lavori non sono tutti uguali, per cui la soglia non può essere la stessa per chi ha svolto un impiego manuale per decenni e chi, invece, ha passato tutta la vita lavorativa davanti a una scrivania”.

Passiamo così  alle Regioni. Cristina Grieco, “noi vogliamo che il reddito  vada al più presto alle famiglie, ma su questo tema c’è un po’ di confusione e non sono certamente le Regioni ad aver fatto ‘casino’, come ha detto il Ministro Di Maio. Abbiamo invece detto da subito, fin dal primo incontro con il Ministro, che rispetto all’organizzazione dei servizi per il lavoro e alle politiche attive non siamo disposti ad accettare pasticci o soluzioni improvvisate, con diversi aspetti di incostituzionalità. Chiarito che la Costituzione attribuisce la competenza su questi temi alle Regioni – ha proseguito Grieco – abbiamo un solo interesse: l’esigenza che i disoccupati trovino davvero e presto un lavoro e che funzionino bene i servizi. Per questo abbiamo richiamato l’attenzione del Governo e oggi del Parlamento – su tempi, risorse e personale. Stiamo ancora attendendo l’assunzione di 1.600 unità per i centri per l’impiego (Cpi) già stabilita nei provvedimenti del Governo Gentiloni. Siamo d’accordo con il Ministro sul loro potenziamento attraverso l’assunzione di 4.000 nuove unità di personale, ma non abbiamo ancora visto i decreti che ci consentano di bandire i concorsi. Infine vogliamo chiarimenti sulla scelta del Governo di far ricorso a 6.000 navigator. Sotto quest’ultimo profilo ci preme di capire in che modo interagiranno con i Cpi, in quali sedi lavoreranno e a chi dovrebbero rispondere. Mi sembrano preoccupazioni legittime che meritano i necessari chiarimenti da parte del Governo. Bene – ha concluso – il Presidente Bonaccini a chiedere al Ministro rispetto per le istituzioni regionali, ricordando che quando si vuole davvero dialogare bisogna saper ascoltare e magari anche rispondere nel merito”.

Tito Boeri, presidente dell’Inps parla del lavoro accelerato che l’Istituto sta compiendo per preparare il modulo di domanda per il reddito di cittadinanza. “L’Inps sta lavorando alacremente per preparare il modulo di domanda per il Reddito di cittadinanza che verrà messo a disposizione con largo anticipo rispetto a quanto richiesto. Non abbiamo allo stato attuale strumenti per fare verifiche sul patrimonio mobiliare delle famiglie che faranno richiesta del reddito di cittadinanza. Di conseguenza, c’è il rischio di fare in un secondo momento azioni di recupero”.

Più di 100 mila i furbetti cui chiedere indietro circa 10 mila euro

Per quanto riguarda “i furbetti” Boeri fa presente che “secondo nostre stime sono più di 100 mila nuclei a cui potremo andare a chiedere indietro circa 10 mila euro. Un’azione di che non sarà molto popolare”. Per Boeri, sarebbe stato “meglio attrezzarsi prima” per i controlli. “Il 50% dei beneficiari del Rdc sono nuclei senza redditi o comunque senza redditi da lavoro, nuclei tra i quali si celano anche gli evasori e i sommersi totali”. Ha fatto notare anche “la relativamente bassa quota di risorse destinata a nuclei di pensionati”. A proposito di quota 100, Boeri ha  messo in guardia sui possibili rischi futuri della misura. Il costo – ha detto – “graverà comunque sulle generazioni future”. Se la misura resterà sperimentale per tre anni (e fino al 2026 per la pensione anticipata) aumenterà il debito implicito di 38 miliardi. Se queste misure diventassero strutturali l’aumento del debito implicito lieviterebbe a oltre 90 miliardi.

Su riscatto laurea agevolato rischio incostituzionalità

Boeri ha espresso parecchie riserve anche sul riscatto agevolato dei contributi. “La scelta di circoscrivere la platea a chi ha meno di 45 anni potrebbe porre problemi di costituzionalità”, ha detto. “Si violerebbe il principio della parità di trattamento, meglio allora delimitare l’applicazione del riscatto agevolato ai contributivi puri (le persone che hanno iniziato a versare i contributi dopo il 31 dicembre 1995), senza imporre limiti di età”, ha aggiunto.

Corte dei Conti. Rafforzare i controlli sulle situazioni patrimoniali

La Corte dei Conti in audizione ha sottolineato che il reddito di cittadinanza comporta un “elevato” spostamento di risorse e “anche se corrisponde a politiche di contrasto di povertà”, richiede che “si effettui un attento monitoraggio della spesa per salvaguardare il bilancio nel medio termine”. Parla di un’occasione propizia” per rafforzare e migliorare i sistemi di verifica e di controllo sulla situazione patrimoniale di chi percepisce strumenti di sostegno”.

Zingaretti, Martina, Fratoianni la pensano così

Dal versante politico, Zingaretti, candidato a segretario del Pd afferma: “è più importante investire sul lavoro e sullo sviluppo. Questo Paese si è fermato. Purtroppo senza lavoro e senza crescita il reddito di cittadinanza rischia di diventare un reddito di sudditanza”. Martina, anch’egli candidato alla segretaria del Pd, sostiene che “le modalità del reddito di cittadinanza sono profondamente sbagliate. Genereranno più iniquità. Il nostro compito è dimostrare che con i 6 miliardi che si  spendono si può fare meglio e di più. Ad esempio completando il reddito di inclusione contro la povertà e allungando subito l’assegno di disoccupazione. Due misure più incisive che non confondono le politiche per il lavoro con quelle contro la povertà senza metterci altra burocrazia”. Fratoianni, segretario di Sinistra italiana, ha affermato che sarebbe il caso di porsi seriamente il tema di un aumento di salari  che rendono sempre più povero  il lavoratore.

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