Protagonisti sempre/2. La grandezza di Manuel Bortuzzo

Protagonisti sempre/2. La grandezza di Manuel Bortuzzo

Per una volta, occupiamoci di un fatto di cronaca, specie se si considera che stiamo parlando, al contempo, di una tragedia umana e di una vicenda dai molteplici risvolti politici. Parliamo di Manuel Bortuzzo, giovane promessa del nuoto italiano, ferito gavemente nella notte fra sabato domenica, nel quartiere romano dell’Axa, e costretto d’ora in poi a vivere su una sedia a rotelle a causa di una lesione completa del midollo spinale. Fin qui la tragedia. Poi c’è la grandezza: la straordinaria reazione di un atleta e di un ragazzo fortissimo che, anziché abbattersi, ha fatto coraggio alla madre, le ha detto che ora inizia per lui un’altra sfida e non si è disperato. Credo che Manuel sia un gigante, un esempio dell’Italia migliore, un punto di riferimento per tutti noi e un modello da seguire e imitare il più possibile. Non so, infatti, quanti altri ragazzi, nella sua condizione, avrebbero avuto la maturità di reagire in questo modo, non odiando il mondo e battendosi con umiltà e passione pur essendo passati dal sogno delle Olimpiadi all’inferno della disabilità. Un bel ragazzo di diciannove anni, nel cuore della vita, con una bella fidanzata e una carriera assicurata dal proprio talento, costretto a ricominciare daccapo a causa del bullismo criminale di due delinquntelli da strada, desiderosi di sfogare la propria violenza, di vendicarsi con una furia da assassini per un presunto torto subito in un pub, pentiti non tanto di aver commesso un atto ignobile e prossimo a un omicidio ma di aver sbagliato bersaglio, essendosi accaniti contro un giovane che non c’entrava nulla con loro, con la loro miseria, con la loro pochezza morale e i loro giri di sbandati ed esaltati, figli del degrado e cultori della legge della giungla.

Un ragazzo, Manuel, che ora dovrà trovare la forza di continuare a vivere, di darsi nuovi scopi, nuovi orizzonti, di non arrendersi e non lasciarsi sopraffare dell’orrore di un’esistenza condizionata per sempre da due esseri spregevoli. Un ragazzo che deve sentire tutta la nostra stima, tutto il nostro affetto, tutta la nostra solidarietà e la nostra vicinanza, verso cui la vera giustizia non sarà la solita canea di grida manzoniane e proclami guerreschi, destinati a svanire non appena si sarà placato il clamore mediatico, bensì il presidio sociale e culturale delle zone del disagio nelle quali crescono e degenerano personaggi abietti come gli aggressori di Manuel. Ė una vicenda, quella che abbiamo raccontato, che chiama in causa la società nel suo insieme, la sua mancanza di anticorpi e prospettive, il suo essere caratterizzata da troppe zone franche, da troppi luoghi nei quali non esiste Stato né legge, da troppe predicazione d’odio, da troppe indulgenza nei confronti della barbarie e dall’assurda smania dei soliti noti di trasformare l’Italia in un Far West. Manuel ha pagato per tutti un prezzo insostenibile, un biglietto di sola andata verso l’abisso. È stato protagonista di un orrore che si fa fatica a descrivere a parole e di fronte al quale si può solo tacere e riflettere. Diciannove anni: la gioia, la speranza e adesso il vuoto.

La sua bellezza interiore lo sta salvando dalla comprensibile, e in questo caso pienamente legittima, tentazione di odiare chi gli ha rovinato la vita. Anche e soprattutto per questo Manuel va considerato, senza strumentalizzazioni, un simbolo dell’Italia di cui abbiamo bisogno, di un paese più forte e coeso di chi lo sta distruggendo, di una societa che sa ancora conservarsi civile nel momento in cui sarebbe piu che comprensibile che scivolasse verso la faida. Grazie Manuel per quest’insperata lezione di umanità.

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