Papa Francesco ad Abu Dhabi, primo pontefice cattolico nella Penisola Araba, abbraccia il Grande Imam di Al-Azhar e parla di fratellanza umana

Papa Francesco ad Abu Dhabi, primo pontefice cattolico nella Penisola Araba, abbraccia il Grande Imam di Al-Azhar e parla di fratellanza umana

“Mi piace citare san Francesco, quando ai frati diede istruzioni su come recarsi presso i Saraceni e i non cristiani. Scrisse: ‘Che non facciano liti o dispute, ma siano soggetti ad ogni creatura umana per amore di Dio e confessino di essere cristiani’ (Regola non bollata, XVI). Né liti né dispute, e questo vale anche per i preti: in quel tempo, mentre tanti partivano rivestiti di pesanti armature, san Francesco ricordò che il cristiano parte armato solo della sua fede umile e del suo amore concreto”, questo il cuore dell’omelia per la prima messa celebrata da un pontefice cattolico nella Penisola Araba, ad Abu Dhabi, davanti a 170 mila fedeli di circa 200 diverse nazionalità e a circa 4mila musulmani, che hanno affollato l’area all’interno e all’esterno dello stadio. La messa è stata celebrata in diverse lingue con letture tradotte in inglese, arabo, italiano, tagalog, latino, coreano, konkani, malayalam, urdu e francese.

La fratellanza umana al centro dell’omelia di papa Francesco e del documento comune firmato con il Grande Imam di Al-Azhar, Ahamad al-Tayyib

“Il cristiano – aggiunge il pontefice – promuove la pace, a cominciare dalla comunità in cui vive. Nel libro dell’Apocalisse, tra le comunità a cui Gesù stesso si rivolge, ce n’è una, quella di Filadelfia, che credo vi assomigli. È una Chiesa alla quale il Signore, diversamente da quasi tutte le altre, non rimprovera nulla. Essa, infatti, ha custodito la parola di Gesù, senza rinnegare il suo nome, e ha perseverato, cioè è andata avanti, pur nelle difficoltà. E c’è un aspetto importante: il nome Filadelfia significa amore tra i fratelli. L’amore fraterno. Ecco, una Chiesa che persevera nella parola di Gesù e nell’amore fraterno è gradita al Signore e porta frutto. Chiedo per voi la grazia di custodire la pace, l’unità, di prendervi cura gli uni degli altri, con quella bella fraternità per cui non ci sono cristiani di prima e di seconda classe. Gesù, che vi chiama beati, vi dia la grazia di andare sempre avanti senza scoraggiarvi, crescendo nell’amore ‘fra voi e verso tutti'”. Nell’omelia il pontefice si concentra sul tema delle Beatitudini: “In esse – spiega – vediamo un capovolgimento del pensare comune, secondo cui sono beati i ricchi, i potenti, quanti hanno successo e sono acclamati dalle folle. Per Gesù, invece, beati sono i poveri, i miti, quanti restano giusti anche a costo di fare brutta figura, i perseguitati”. Proprio nello stesso spirito illustrato nella messa che ha chiuso il viaggio apostolico negli Emirati, papa Francesco ha siglato il documento sulla “Fratellanza Umana per la Pace Mondiale e la convivenza comune” con il Grande Imam di Al-Azhar Ahamad al-Tayyib: “Un documento ragionato con sincerità e serietà – si legge nella Prefazione – per essere una dichiarazione comune di buone e leali volontà, tale da invitare tutte le persone che portano nel cuore la fede in Dio e la fede nella fratellanza umana a unirsi e a lavorare insieme, affinché esso diventi una guida per le nuove generazioni verso la cultura del reciproco rispetto, nella comprensione della grande grazia divina che rende tutti gli esseri umani fratelli”.

Il documento produce la soddisfazione dei mussulmani delle comunità mondiali

Le Comunità del Mondo Arabo in Italia (Co-mai), la Confederazione Internazionale laica inter-religiosa (Cili-Italia) e il movimento internazionale ‘Uniti per Unire’, con le associazioni e le comunità aderenti, “esprimono grande soddisfazione per lo storico documento firmato, ad Abu Dhabi, dal papa e dal Grande Imam di Al-Azhar Ahmad Al-Tayyib sulla ‘Fratellanza Umana’ per la pace mondiale e la convivenza comune e la storica messa di oggi con più di 200mila tra cristiani e musulmani dentro e fuori lo stadio che hanno testimoniato una giornata che auguriamo “sia solo l’inizio del miracolo cristiano-musulmano nella penisola arabica e con il mondo musulmano a favore della convivenza interreligiosa e il rispetto dei diritti umani e di trovare soluzioni urgenti per il massacro nello Yemen e la sofferenza dei milioni di bambini yemeniti”.

“Il gesto di Papa Francesco e del Grande Imam vanno nella direzione che abbiamo sempre seguito e continueremo a seguire nel nome della pace e del rispetto della dignità umana – commenta Foad Aodi, fondatore e presidente nazionale delle Co-mai -. Il nostro appello al Governo italiano è di riconoscere il patto della fratellanza umana firmato ad Abu Dhabi come #PattodiReciprocità e intensificare politiche a favore del dialogo interreligioso e andare oltre l’esperienza delle consulte islamiche che non hanno prodotto niente di concreto e anzi ha diviso le associazioni musulmane in ‘accreditati’ e ‘non accreditati’ presso il Ministero dell’Interno trascurando l’85 per cento di musulmani laici e numerose associazioni e comunità rappresentative che non sono mai state coinvolte”.

Ma il papa interviene anche sulla crisi del Venezuela: “per una mediazione serve la volontà di entrambe le parti”

Non basta la lettera del presidente Nicolas Maduro perché la Santa Sede si impegni in una mediazione tesa a fare uscire il Venezuela dalla situazione di crisi politica, è necessario che a chiedere la mediazione sia anche l’autoproclamato presidente Juan Guaidò, afferma in sostanza papa Francesco che, sul volo di ritorno dagli Emirati Arabi Uniti, ha ricordato che “perché si faccia una mediazione ci vuole la volontà di ambedue le parti”. “Prima del viaggio sapevo che stava arrivando col plico diplomatico una lettera di Maduro, questa lettera ancora non l’ho letta”, ha detto ai giornalisti Jorge Mario Bergoglio, a quanto riporta Vatican Insider. “E vedremo cosa si può fare. Ma perché si faccia una mediazione, ci vuole la volontà di ambedue le parti. Le condizioni iniziali sono chiare: che le parti lo chiedano, siamo sempre disposti. Come quando la gente va dal curato perché c’è un problema tra marito e moglie: va uno, ‘e l’altra parte viene o non viene? Vuole o non vuole?’. Servono sempre ambedue le parti. Questa è una condizione su cui i paesi devono pensare prima di chiedere una facilitazione o la presenza di un salvatore o una mediazione. Ambedue le parti sempre”.

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