Nuccio Iovene. Il ritorno sulla scena mediatica di Matteo Renzi e il Pd

Nuccio Iovene. Il ritorno sulla scena mediatica di Matteo Renzi e il Pd

Matteo Renzi è tornato. Con un libro presentato all’associazione della stampa estera e anticipato da un’intervista al settimanale del Corriere della Sera raccolta da Gian Antonio Stella. Per dire la verità Renzi non era mai andato via anzi, con tempismo sempre calcolato, è puntualmente intervenuto in tutti questi mesi per condizionare il Pd e le sue scelte, mettere un’ipoteca, sbarrare una strada, aiutare gli interlocutori sbagliati. Tutto questo sempre facendo finta di essere “fuori”: dalle primarie del Pd oggi, dalle scelte sul governo ieri, dalle alleanze in vista delle europee domani. Mantenendo però le mani libere. Il classico convitato di pietra con cui, in realtà, nessuno dentro il Pd vuol veramente fare i conti. E sarebbe ora invece, e anche salutare per un congresso che a quel punto potrebbe anche diventare vero. L’ex segretario del Pd riassume così il suo pensiero più recente: sui “comunisti” (scomodando il lessico di Berlusconi e Salvini) dice cose da far loro invidia, ovviamente incurante non solo del ruolo da questi avuto nella Resistenza, nella democrazia italiana e nel patto costituzionale, e anche in tutte le difficili stagioni successive (dalle conquiste per il mondo del lavoro alla sconfitta del terrorismo e della strategia della tensione), ma anche nella più recente e meno felice nascita del partito di cui è pur stato segretario e leader indiscusso. Sui suoi errori dice che il principale è stato (e non si può che rimanere a bocca aperta) non aver utilizzato a pieno i social, ed essersi esclusivamente accontentato di Twitter (su cui però è ancora saldamente primo)! Sul suo futuro politico promette, anzi minaccia, che tornerà presto perché la ruota gira (e lui a quella della fortuna è legato fin dall’adolescenza).

L’autocritica, anzi il solo nominarla, lo fa andare in bestia (sono cose da comunisti appunto, e per lui insopportabili). Quindi nessuna parola sulle proprie scelte: dal tentativo di stravolgere la Costituzione, alla sconfitta subita con il referendum. Dal “Jobs Act” alla “Buona Scuola” che hanno reso stucchevoli anche gli slogan utilizzati. Dal cavalcare tutti i temi, sdoganandoli e legittimandoli quindi, su cui lega e cinque stelle hanno poi costruito le loro fortune (dalle politiche sul binomio migrazioni/sicurezza a quelle populiste nelle loro forme più grevi). E neanche sullo stile di governo (dallo stai sereno a Enrico Letta al ciaone a tutti gli italiani, dai gufi ai professori) che hanno lasciato traccia indelebile e aperto un varco ai pessimi comportamenti a cui assistiamo da parte di chi ci governa oggi. Il punto, però, è che Renzi non è, e non è stato un incidente di percorso nella storia e nella vita del Pd, come qualcuno si ostina a credere ancora oggi, ma la sua naturale conclusione. Non un corpo estraneo, ma la conseguenza delle scelte costitutive ( e sbagliate) di quel partito.

Ecco perché per fare veramente, e seriamente, i conti con Renzi ed il renzismo occorrerebbe avere il coraggio di fare i conti con l’idea stessa della nascita del Pd, la sua genesi e la sua successiva evoluzione. Solo così potrebbe riprendere un cammino a sinistra sgombro di sospetti ed equivoci, proprio quelli che da anni inquinano e ne condizionano la possibilità di esistenza.

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