Nuccio Iovene. Con Cgil, Cisl e Uil, il mondo del lavoro torna in piazza, con al centro i veri problemi dell’Italia e del mondo contemporaneo. Mentre la sinistra è in crisi

Nuccio Iovene. Con Cgil, Cisl e Uil, il mondo del lavoro torna in piazza, con al centro i veri problemi dell’Italia e del mondo contemporaneo. Mentre la sinistra è in crisi

Cgil, Cisl e Uil, sei anni dopo l’ultima grande manifestazione nazionale unitaria sul lavoro, tornano finalmente insieme a Roma, in Piazza San Giovanni, per dire che le cose così non vanno bene e che occorre una diversa politica economica e sociale. I lavoratori, i pensionati, i cittadini ritornano protagonisti, riprendono la parola e si riprendono la piazza. Era ora. Nel 2013 al governo c’era ancora Letta e dopo quella manifestazione i sindacati presero strade diverse di fronte al jobs act e alle politiche economiche dei governi Renzi e Gentiloni. Il mondo del lavoro fu più isolato e diviso, e come si è visto non fu un bene. Oggi, una manifestazione che si preannuncia grande e combattiva, proverà a declinare le vere priorità del Paese: non la paura e la propaganda contro i fenomeni migratori, non la competizione a chi “comanda di più” nel governo giallo verde, non gli annunci preelettorali con tanto di teca in vetro o felpa in tono con gli interlocutori del momento. Ma i veri problemi dell’Italia e del mondo contemporaneo: il lavoro che non c’è, e che quando c’è è spesso più debole e ricattato, la pressione fiscale che è insostenibile sui lavoratori e sui pensionati e quasi inesistente sui grandi patrimoni e le grandi ricchezze, misure contro la povertà reali e non solo propagandistiche, politiche verso il mezzogiorno esattamente opposte a quelle che stanno per entrare in vigore attraverso il sostegno delle regioni più forti e l’abbandono di quelle più deboli, interventi strutturali per sanità, innovazione e conoscenza.

Una piattaforma che è un diverso programma di governo e che avrebbe bisogno, a partire dal giorno dopo la manifestazione di San Giovanni, di essere assunta come punto di riferimento fondamentale della sinistra e dell’opposizione. Base di un lavoro non solo istituzionale in Parlamento, e già questo sarebbe molto utile, ma di un confronto e di una mobilitazione nel Paese, di una ripresa di contatto con le persone, della assunzione credibile del ruolo di sponda politica per quelle proposte, per le vertenze che le accompagnano, per i soggetti che ne sono coinvolti. Sembrerebbe, se fossimo in altri tempi, del tutto ovvio e naturale che così fosse. E invece ancora non lo è e non è detto che lo sarà. Il Pd è da mesi tutto concentrato su se stesso, incapace di fare opposizione e di parlare al Paese, prigioniero dell’illusione che una volta regolati i conti al proprio interno magicamente le cose possano ritornare al proprio posto. Illusione perché se le cose non sono da tempo “al loro posto” è anche, certo non solo, responsabilità di chi ha fatto scelte sbagliate in questi anni e con quegli errori non solo non ha voluto fare i conti, ma continua a rivendicarli come giusti.

La sinistra è una piccola pattuglia in parlamento e in piena diaspora nel Paese, ha forze limitate e voce flebile e nessuna voglia di intraprendere un lavoro unitario di ricostruzione. Per tanto tempo le piazze del sindacato e quelle della sinistra sono state animate dallo stesso popolo, dalla stessa gente. Lì ciascuno prendeva forza e spunto dall’altro, ci si sosteneva a vicenda ed anche nei momenti più difficili, che pure ci sono stati, l’unità e la mobilitazione del sindacato e dei lavoratori ha consentito di sbloccare le cose, riaprire una partita, fornire un’occasione. Poi è accaduto che le piazze non fossero più naturalmente le stesse, che non ci si ritrovasse più o non ci si riconoscesse reciprocamente. La manifestazione di oggi è esattamente quell’occasione ritrovata, tocca a tutti saperla riconoscere e coglierla, farne tesoro per ricominciare, per ripartire. Questo è il nostro augurio, il nostro auspicio, la nostra speranza.

Share