Nicola Fratoianni. La sfida delle elezioni europee, il rischio dell’egemonia delle destre peggiori, la Cgil, il futuro della sinistra. La nostra intervista

Nicola Fratoianni. La sfida delle elezioni europee, il rischio dell’egemonia delle destre peggiori, la Cgil, il futuro della sinistra. La nostra intervista

Ci avviciniamo alle elezioni europee. In questi anni la sinistra si è divisa tra chi ha accettato i dogmi del liberismo governando i processi economici e sociali facendo leva sulla distruzione del welfare, del lavoro e del salario e chi invece non ha mai abbandonato il conflitto per affermare politiche nuove e diverse. Quale sarà la sfida de prossimi mesi?

Le prossime elezioni europee rappresentano un passaggio decisivo, una sorta di spartiacque non solo e non tanto dal punto di vista del peso elettorale che le singole forze politiche riusciranno a mettere in campo, quanto soprattutto sul piano del senso simbolico che ruota attorno a questo appuntamento elettorale. In questi anni l’Europa ha risposto alla crisi devastante che ha impoverito materialmente, culturalmente e socialmente milioni di cittadini europei con politiche che hanno aggravato le loro condizioni. Politiche segnate dal rispetto assoluto dei vincoli di bilancio e da un monetarismo spinto; politiche segnate dalla svalorizzazione del lavoro e dei suoi diritti, dalla riduzione e dalla compressione dei salari, dalla precarietà e dallo smantellamento del welfare. Il problema è che queste politiche sono state gestite, costruite e condivise in prima linea da una parte di quel mondo che si richiama alla storia e alla cultura della sinistra, che si definisce come protagonista di quel campo politico. Nella grande alleanza tra socialisti e popolari, il governo della crisi europea ha prodotto un gigantesco arretramento, materiale e perfino politico. Si tratta di un arretramento che si è verificato sul terreno stesso della percezione di una possibilità dell’alternativa. Quello che è accaduto in Grecia prima, e poi nei confronti di ogni tentativo di mettere in discussione il totem assoluto dei bilanci e dei vincoli monetari, ha dato l’idea che un’alternativa non fosse neppure immaginabile oltre che praticabile.

Con effetti devastanti e pesanti sul mutamento del quadro politico europeo e su consensi elettorali…

In questo contesto è cresciuta un’onda imponente delle destre nazionaliste, particolarmente aggressiva sul piano culturale e politico, pericolosa e oscurantista sul terreno dei diritti ma allo stesso tempo incapace di produrre qualunque inversione sostanziale rispetto alle politiche economiche e sociali imposte dal neoliberismo. Lo si è visto in Europa e soprattutto in Italia, col cosiddetto governo del cambiamento, tanto di cambiamento a parole ma inefficace, e incapace di mettere in discussione le ragioni di fondo di una condizione sociale generalmente difficile, a partire dalla disuguaglianza, che cresce, e contro la quale nessun provvedimento serio e rigoroso è stato finora messo in campo. Per questo le elezioni europee di maggio sono così rilevanti, perché si tratta di rendere visibile il fatto che esiste un terzo spazio, una possibilità di alternativa, differente tanto nei confronti dei liberisti, ovvero di quell’asse di governo che non si riprodurrà nella stessa forma ma che ha contribuito a portarci nella situazione attuale, quanto nello stesso modo ad ogni rigurgito nazionalista, sia esso della peggiore destra europea, sia esso ammantato di qualche tratto di “sinistra”. Sul terreno nazionale appare oggi immaginabile un’egemonia delle destre peggiori. Ecco perché le elezioni europee rappresentano un terreno fondamentale, nel quale la ricerca di un terzo spazio si misura inevitabilmente con la capacità di stare dentro le principali contraddizioni del nostro tempo e di farlo a viso aperto, senza paura e senza atteggiamenti difensivi. Penso al grande tema delle migrazioni, penso alla lotta contro le disuguaglianze. È arrivato il momento, per questa Europa, di passare dal Fiscal compact al Social compact, che imponga un regime di minimi salariali ovunque, forme di reddito minimo garantito, che imponga programmi minimi comuni di tutela dell’ambiente, di riconversione ecologica, che migliori i livelli minimi nell’offerta formativa e nella tutela della salute. Insomma, un’altra idea della ricostruzione della dimensione sovranazionale.

Ciò significa trovare alleanze sociali forti, a partire dalla Cgil.

La Cgil, il più grande sindacato italiano ed europeo, ha dimostrato una straordinaria capacità di confronto democratico, di sintesi e di innovazione, nel corso del suo Congresso, e questo rappresenta un valore per tutta la sinistra e per la democrazia italiana. La conferma è giunta poi il 9 febbraio con la manifestazione unitaria confederale di piazza san Giovanni, con la partecipazione di centinaia di migliaia di persone. Il sindacato invita oggi le forze di sinistra ad osare di più, a uscire dal loro guscio autoreferenziale e a ritrovare il rapporto solido con la società. Per questo credo che abbiamo bisogno oggi più che mai di un rinnovato protagonismo delle organizzazioni sociali, davanti ad un governo che gioca sistematicamente ad alimentare, quando non a creare ad arte, la guerra fra i poveri, e fa della disintermediazione e della delegittimazione dei sindacati uno dei suoi più nefasti cavalli di battaglia. Noi siamo con la Cgil, senza se e senza ma, perché siamo tanto consapevoli che si debba agire in questa direzione, quanto della nostra assoluta insufficienza.

Nel frattempo, emerge una nuova e pericolosa barbarie. Rigurgiti antisemiti e soprattutto razzisti

Da quando Salvini siede al Viminale, siamo impegnati in una lotta quotidiana contro la barbarie calata dall’alto e scagliata contro la parte più debole e indifesa della società, a partire dai migranti. Abbiamo dovuto assistere alla politica dei porti chiusi in assenza di qualsiasi procedura legale, alla criminalizzazione delle ONG, alla complicità nei confronti dei criminali libici, all’utilizzo della vita delle persone come merce di scambio sul terreno della politica e della propaganda. E oggi scopriamo attraverso l’inchiesta del quotidiano Avvenire che il Viminale smentisce Salvini: mai dato ordine di chiudere i porti per la nave ong Sea Watch3. Cosa che, semmai ce ne fosse bisogno, ci conferma ancora una volta che quella del ministro “dell’Inferno” è solo propaganda avvelenata sulla pelle della povera gente.

Ma sono preoccupato, e tanto, del fatto che in Italia stia dilagando, proprio in base allo sdoganamento delle pulsioni selvagge, sempre più un linguaggio che ha il sapore del razzismo. Linguaggio che provoca e accende atti di natura razzista e xenofoba. Succede in una scuola pubblica, un luogo che dovrebbe essere quello della sicurezza per tutti, per i bambini, per gli insegnanti, per gli operatori scolastici e per le famiglie. Succede in una scuola che un maestro si senta autorizzato ad un atteggiamento di razzismo nei confronti di un bambino di colore, mascherando un atto razzista con un “esperimento sociale”. Episodi, purtroppo tanti, che non accadono per caso. Mi verrebbe da dire che è perfino necessario smitizzare l’idea che gli italiani siano un popolo di brava gente. Certe pulsioni razziste, purtroppo, e sappiamo con certezza da chi sono alimentate, sono ora completamente sdoganate.

Non possiamo non concludere questa intervista con una domanda sui progetti della sinistra…

Io sono convinto che in questo Paese ci sia disperatamente bisogno di una forza, di una proposta politica di sinistra. Perché l’Italia vive dentro l’unica, vera emergenza a cui dare risposte: la diseguaglianza. Una diseguaglianza che cresce sempre più, e che vede la grande maggioranza della popolazione stare sempre peggio e una piccola minoranza stare sempre meglio. Ecco, qui deve esserci la sinistra: quella che si batte contro la diseguaglianza, per i molti e non per i pochi. Per questo abbiamo lavorato in due direzioni. Da un lato abbiamo tentato un consolidamento delle esperienze a noi più vicine, a partire da quelle con cui avevamo condiviso l’esperienza di LeU, con lo scopo dichiarato di mettere fino in fondo Sinistra Italiana a disposizione di un processo di allargamento e unità. Dall’altro, abbiamo elaborato un percorso di confluenza verso le elezioni europee con tutte le forze di sinistra, civiche, antirazziste e ambientaliste che condividano l’esigenza di allargare il terzo spazio fra liberismo e nazionalismo. Posso dire che si sono registrati importanti passi in avanti in entrambe le direzioni, che andrebbero interpretate come parte di un medesimo impegno per costruire una credibile alternativa alle destre che oggi governano l’Italia e l’Europa.

Il confronto avviato da alcune settimane con partiti e associazioni in prospettiva delle elezioni europee è ormai pronto a manifestarsi esplicitamente come appello per una lista di sinistra, civica e ecologista, aperta alla partecipazione di tutte e di tutti, nella consapevolezza che l’Europa che conosciamo ha bisogno di una radicale trasformazione, ma senza alcun cedimento a regressioni nazionaliste. Puntiamo alla costruzione di una lista di lotta unitaria, politica, sociale e civile, che abbia l’obiettivo di contendere l’egemonia a Lega e M5S. Una lista, in definitiva, che sappia coniugare innovazione e valorizzazione delle lotte e delle esperienze di questi anni. Penso che Sinistra Italiana possa essere un soggetto in grado di dare un contributo determinante, per un processo costituente della sinistra del XXI secolo.

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