Luigi Agostini. La società degli eguali. Contro le disuguaglianze che investono le basi del vivere comune. Per un Partito/Movimento neosocialista

Luigi Agostini. La società degli eguali. Contro le disuguaglianze che investono le basi del vivere comune. Per un Partito/Movimento neosocialista

Il tratto fondamentale del nostro tempo, il tono dell’epoca, è dato dal crescere smisurato della diseguaglianza. In tutti i paesi una piccola percentuale di popolazione detiene la gran parte dei redditi e patrimoni. Il fatto comunque da sottolineare – lo certificano tutti i dati –  è che tale processo non è tanto un prodotto puramente ereditato dal passato, ma il frutto invece di una inversione della tendenza di tutto il dopoguerra, di una rottura – affermatasi fino dagli anni ottanta – di una politica di contrazione delle diseguaglianze. In un diagramma di fulminante potenza simbolica, P. Ciocca, introducendo un suo lavoro, Il tempo della economia, fotografa quello che chiama il principale problema del nostro tempo: nel grafico, la linea con cui viene rappresentato l’andamento della crescita economica e la linea con cui viene rappresentato l’andamento della eguaglianza negli ultimi decenni tendono progressivamente a divaricarsi fino a viaggiare oggi in direzione opposta. F. Modigliani, in un suo grande studio, dimostra come una distribuzione tendenzialmente egualitaria dei redditi sia condizione essenziale di uno sviluppo continuo e sostenuto. Molti sottolineano come l’esplosione delle diseguaglianze rimette in discussione l’essenza stessa dell’ideale democratico. Le stesse rivoluzioni americana e francese non avevano mai separato la democrazia come regime della sovranità del popolo dalla democrazia come forma di una società di eguali. Condorcet riassumeva così l’idea di modernità che aveva ispirato la rivoluzione francese: una marcia continua verso l’eguaglianza tra le nazioni e all’interno delle singole nazioni, la formazione progressiva di un homo aequalis rispetto al precedente homo hierarchicus della società nobiliare.

Stiamo vivendo il tempo della secessione dei ricchi

La diseguaglianza deve quindi essere pensata come un fatto sociale totale: non si limita solamente ad una pure nevralgica questione di redditi e patrimoni, ma investe le basi del vivere in comune; con i suoi effetti in termini sociali – dappertutto all’opera –  di secessione, di separazione, di ghettizzazione; con i suoi effetti in termini politici, in primo luogo di crisi della democrazia e.  in secondo luogo, di destabilizzazione delle varie forze della Sinistra, storicamente portatrici dell’idea di eguaglianza.  Oggi, come i più acuti sostengono, stiamo vivendo il tempo della secessione dei ricchi. L’eguaglianza delle opportunità continua ancora ad essere, nella Sinistra, la parola d’ordine dominante.

È inevitabile chiedersi, specie se si attribuisce l’attuale crisi anche all’eccesso di diseguaglianze, quale relazione si è realizzata tra tale idea di eguaglianza – l’eguaglianza delle opportunità – e il processo esplosivo delle diseguaglianze, che ha proceduto vorticosamente dagli anni ottanta. L’eguaglianza delle opportunità ha trovato in Italia, nel famoso discorso di C. Martelli al Congresso del Partito Socialista a Rimini sui Meriti e Bisogni, la sua formulazione più efficace e nella pratica blairiana, l’esperienza più organica. Tale teorizzazione si fonda su una idea della giustizia come teoria delle diseguaglianze legittime e porta a  diverse conseguenze, disarmanti particolarmente per la Sinistra di matrice socialista: una dissociazione tra giustizia distributiva e giustizia redistributiva, marginalizzando l’aspetto della redistribuzione; l’improponibilità del discorso sul livello minimo di risorse che una società democratica deve assicurare a tutti i suoi membri; una riduzione della questione sociale al tema della povertà, da affrontare attraverso la solidarietà umana piuttosto che attraverso la solidarietà di cittadinanza. In sostanza, un ritorno pericoloso, per scivolamenti successivi, all’età delle leggi sui poveri, quelli che non arrivano alla fine del mese.

Il vento della rivoluzione conservatrice non ha incontrato ostacoli insormontabili

L’eguaglianza delle opportunità si è risolta, nel concreto delle situazioni, in un assecondamento più che in un contrasto delle dinamiche antiegualitarie della cosiddetta rivoluzione conservatrice. Il vento della rivoluzione conservatrice, in verità, nel suo procedere, non ha incontrato ostacoli insormontabili, proprio nelle forze, che per dirla con N. Bobbio, hanno nel principio di eguaglianza la loro ragion d’essere, il loro imperativo categorico. Una riformulazione dell’idea di eguaglianza, la capacità di creare l’air de l’ègalité di cui parla Orwell, diventa essenziale per il futuro della Sinistra di matrice socialista. L’esplosione della grande crisi – è la crisi che dà, è la crisi che toglie- e, ricorrendo ad esempi domestici, ne sanno qualcosa alcuni leader del centro destra, ma anche chi, come Walter Veltroni, propose al Lingotto un partito liberal mentre nel mondo esplodeva la più grande crisi del capitalismo –  tutto ciò ripropone il discorso sulla eguaglianza in tutta la sua nettezza ed essenzialità. Oggi, al tempo dell’individuo, l’eguaglianza può essere riproposta in tutta la sua potenza di idea-forza nel produrre e nel vivere il Comune e i suoi corollari, i Beni Comuni come perno della organizzazione della organizzazione sociale della società. Siamo, come sostiene P. Rosanvallon nella sua ultima opera La Società degli Eguali, alla seconda crisi della eguaglianza, dopo quella che esplose agli inizi del Novecento; alla prima, che la Destra costruì attorno alle idee-forza del nazionalismo, dello sciovinismo, del protezionismo, della xenofobia, la Sinistra rispose con lo Stato sociale redistributivo. Con la costruzione nel dopoguerra del Welfare State.

La potenza della rivoluzione informatica. Una macchina con molti motori

Oggi, all’età dell’individuo, la risposta non può che essere più complessa: si tratta di passare dalla solidarietà meccanica tra simili (di categoria, di etnia, di religione ecc.) alla solidarietà organica tra singoli per usare la formula di E. Durkheim. Il quadro concettuale va riordinato quindi alla radice per rispondere alla attuale seconda crisi della eguaglianza: invece che Meriti e Bisogni, Capacitazione e Diritti, sul percorso indicato già dagli anni novanta da M. Nussbaum, da A. Sen e da B. Trentin. L’affermazione della idea socialista nel ventunesimo secolo si giocherà attorno alla questione della democrazia integrale e del suo connotato egualitario; ma tale affermazione implica la costruzione di una macchina politica con molti motori: sindacato, cooperazione, autorganizzazione, movimento dei consumatori, ecc. Un Partito/Movimento, neosocialista che, anche  grazie alla potenza di calcolo che la rivoluzione informatica per la prima volta mette a disposizione dell’uomo, riesce ad organizzare una nuova e potente sinfonia: appunto l’air de l’egalitè.

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