La recessione c’è e si vede. Crolla la produzione industriale: -5,5%. Il governo gialloverde non può più nascondere la verità. L’anno non sarà bellissimo. Cgil: “Un quadro fosco, pesanti ripercussioni su occupazione e sistema produttivo”

La recessione c’è e si vede. Crolla la produzione industriale: -5,5%. Il governo gialloverde non può più nascondere la verità. L’anno non sarà bellissimo. Cgil: “Un quadro fosco, pesanti ripercussioni su occupazione e sistema produttivo”

Figure patetiche. Non c’è altro modo per definire il presidente del Consiglio e il ministro dell’Economia. Conte e Tria assomigliano sempre più a quegli orchestrali che continuavano a suonare mentre il Titanic affondava. Ai dati sulla situazione economica del nostro paese, solo il più 0,2% per quanto riguarda il Pil, un disastro, si aggiunge il pesante calo della produzione industriale. A dicembre il calo è dello 0,8% rispetto a novembre. Dice l’Istat che si tratta della quarta contrazione consecutiva. Su base annua l’indice corretto per gli effetti di calendario risulta in ribasso del 5,5%. Ma  le “autorità”, si fa per dire, di governo, non sembrano preoccuparsene. Nella nota congiunturale mensile dell’Istat si legge: “L’indicatore anticipatore ha registrato una marcata flessione  prospettando serie difficoltà di tenuta dei livelli di attività economica”. Si tratta della diminuzione tendenziale più accentuata dal dicembre del 2012, ovvero da sei anni. In ribasso anche il dato grezzo (-2,5% su base annua). In generale, è negativo lo sguardo dell’Istituto di Statistica sulle prospettive economiche attuali del Paese. Segnala Istat: “Gli indici corretti per gli effetti di calendario registrano a dicembre 2018 un’accentuata diminuzione tendenziale per i beni di consumo (-7,2%) e per i beni intermedi (-6,4%); diminuzioni più contenute si osservano per l’energia (-4,4%) e per i beni strumentali (-3,5%). Tutti i principali settori di attività economica registrano variazioni tendenziali negative. Le più rilevanti sono quelle dell’industria del legno, della carta e stampa (-13,0%), delle industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori (-11,1%) e della fabbricazione di articoli in gomma e materie plastiche, altri prodotti della lavorazione di minerali non metalliferi (-7,9%). In forte calo anche la produzione di autoveicoli a dicembre 2018, che su base tendenziale vedono una flessione del -16,6% (dato corretto). Nel 2018 la produzione è scesa del 5,9% rispetto al 2017”.

Incaute affermazioni del presidente Conte e del ministro Tria

Di un “quadro fosco” parla la Cgil, che “conferma l’entrata del Paese in recessione e le previsioni per il 2019 non sono positive con prevedibili e pesanti ripercussioni sul sistema produttivo e l’occupazione”. “Quanto rilevato dall’Istituto di statistica – sottolinea la confederazione – contraddice clamorosamente le incaute affermazioni sia del presidente del Consiglio che del ministro dello Sviluppo economico circa una presunta ripresa dell’Italia. Si abbandonino i falsi ottimismi e si metta mano ad una situazione che rischia  di presentare un conto assai grave in termini di possibili e ulteriori perdite di posti di lavoro e del perdurare di un declino della manifattura italiana”. “Occorre: una nuova politica industriale fondata su investimenti e innovazione; risolvere rapidamente i casi di crisi aziendali aperti; rivedere il sistema di ammortizzatori sociali messo in discussione dalle scelte dei precedenti governi, così come chiediamo in un protocollo d’intesa sottoscritto insieme a Cisl, Uil e Confindustria. Inoltre – prosegue la nota della Confederazione di Corso d’Italia – servirebbe ripensare ed evitare di mettere in atto misure sbagliate come quelle sull’auto, che rappresenta il settore che oggi segna la caduta più grave. Anche per queste ragioni domani – conclude la nota – saremo in piazza a Roma per una grande manifestazione nazionale unitaria. Al Governo chiediamo l’apertura di un confronto vero e serrato su questi temi, in assenza – conclude la Cgil – assumeremo tutte le iniziative per rimettere al centro il futuro dell’industria italiana e la difesa dell’occupazione”.

Le sconcertanti esibizioni del governo. Lo scontro con la Francia. La vicenda Alitalia

Già, il governo. Le sue ultime esibizioni sono sconcertanti. Il presidente del Consiglio, ovunque si trovi e con chiunque parli, continua ad affermare che per l’Italia il 2019 sarà “un anno bellissimo”. Non si accorge neppure, forse fa finta per tirare a campare, a sopravvivere fino alle elezioni europee, che due “sfasciacarrozze”, Di Maio e Salvini, sono capaci perfino di mandare in bestia Macron il quale fa ritirare il suo ambasciatore, tanto che pare che i francesi rinuncino all’intervento per salvare Alitalia. Di Maio, in particolare, amoreggia con i giubbetti gialli, la parte peggiore, più a destra. Salvini ha a che fare con Orban e i suoi sodali, ed è più accorto, Tria, invece, ogni tanto riemerge dal silenzio, e a lui  viene affidato il lavoro sporco. Sia ben chiaro: niente di immorale o di illegale. Salvini e Di Maio, uno a me, “quota cento” e uno a te “reddito di cittadinanza” scassano il bilancio dello Stato, Conte  li copre e al Tria l’onore. Magari solo l’onere, pesante, di andare a difendere in Parlamento la politica economica del governo. L’indifendibile. Qualche giorno fa mentre l’Istat dava i numeri relativi al quarto trimestre, per la seconda volta in  negativo, recessione tecnica, l’annuncio che al prossimo giro la recessione farà sentire il suo peso, dalla Ue arrivavano notizie certo non incoraggianti, il Pil cresceva solo di uno 0,2%, la conferma arrivava a  tambur battente. Il Tria, impavido, affrontava i deputati. Anche quelli gialloverdi, sì lo difendevano, ma non si impegnavano troppo. Lui era praticamente solo, un omino  che non sapeva a che santo votarsi a fronte delle accuse che arrivavano dalle opposizioni, se l’è presa con Brunetta che lo aveva interrotto intimandogli di “tacere”, tanto che il presidente Fico non poteva che censurare il ministro. Passava un giorno e dalla Ue veniva la conferma di quel misero 0,2%. Non solo, arrivava chiara e forte l’accusa all’Italia di essere portatrice di un eventuale contagio  per gli altri paesi, visto anche come andavano le cose nel vecchio continente.

Già, il vecchio continente, con i suoi tanti guai, viene richiamato dai gialloverdi. Si consolano del fatto che l’intera area euro ha risentito del peggioramento del quadro economico internazionale. In particolare ministri gialloverdi e “economisti” assoldati parlano della “ frenata degli investimenti”, con particolare riferimento alla  economia tedesca. Ma  questa tesi va bene per gli allocchi, per giornalisti che rinunciano a fare il loro mestiere e non si accorgono che alla frenata  italiana del Pil il maggiore contributo viene dalla “componente nazionale”, collegata al forte rallentamento della produzione industriale. Ma anche le esportazioni hanno registrato una caduta. Segnali negativi anche dalle costruzioni, settore penalizzato moltissimo dalla crisi e che non si è mai ripreso del tutto. Tutto questo ha un nome: recessione. I gialloverdi non possono continuare a barare.

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