Il governo in pessime acque chiede l’ennesima fiducia per zittire il Parlamento, sul Dl semplificazione. E tra i 5Stelle serpeggia ormai il diktat “salvare Salvini” dal processo

Il governo in pessime acque chiede l’ennesima fiducia per zittire il Parlamento, sul Dl semplificazione. E tra i 5Stelle serpeggia ormai il diktat “salvare Salvini” dal processo

Il governo pone la questione di fiducia sul decreto Semplificazioni e in Aula alla Camera scoppia la bagarre, con le opposizioni all’attacco per quello che considerano un altro strappo istituzionale nei confronti del Parlamento. Il caos esplode dopo la discussione e l’esame della pregiudiziale costituzionale posta da Forza Italia, bocciata dall’Aula, e dopo la richiesta di voto di fiducia avanzata dal ministro per i Rapporti con il Parlamento, Riccardo Fraccaro. E’ il Partito Democratico a gridare “all’espropriazione” con il deputato Enrico Borghi che denuncia: “Il governo del cambiamento si conferma il governo che non intende consentire al Parlamento di esprimersi”. Discussione tanto più necessaria, per il Pd, visto che già nel passaggio dal Senato alla Camera il provvedimento ha subito un intervento per ‘omogeneizzarlo’: la grande quantità di temi e materie trattate, infatti, rischiava di farlo diventare un provvedimento omnibus, incompatibile con un decreto d’urgenza.

Mercoledì l’ennesimo voto di fiducia, che scavalca il Parlamento e zittisce i deputati

“Il Presidente della Repubblica ha censurato in maniera esplicita il fatto che, ancora una volta, il governo abbia infarcito un testo di norme che nulla hanno a che vedere con l’oggetto del provvedimento, perché è in evidente stato ansiogeno da compattezza a rischio”, ha ricordato Borghi. “Noi – ha rincarato l’esponente dem – veniamo espropriati del diritto di dire la nostra su una vicenda clamorosa come il mancato riconoscimento di Guaidò come presidente, quando tutto il mondo occidentale va in una direzione e noi, invece, ci allineiamo alle dittature orientali”. Duro anche il giudizio di Forza Italia: “Il ministro fa cadere il velo di ipocrisie del suo partito. Siamo in tempi di saldi e il ministro applica il tre per uno, mette una fiducia al prezzo di tre”, afferma Simone Baldelli. Dopo la sospensione dei lavori, è stata la Capigruppo di Montecitorio a fissare il timing della votazione di domani: si comincia alle 15 con le dichiarazioni di voto alle quali seguirà l’esame degli ordini del giorno. Per il voto finale, la Conferenza dei capigruppo ha indicato l’inizio alle ore 16,25. Uno degli aspetti toccati dal decreto riguarda gli espulsi dal concorso per entrare in Polizia. Mentre si svolgevano i lavori alla Camera, un gruppo degli aspiranti agenti protestava in piazza Montecitorio e qui hanno ricevuto la solidarietà di Matteo Richetti e Maurizio Martina del Pd: “Sono qui per sostenere le giuste richieste di chi si è visto, causa l’emendamento 11.17 al dl semplificazione, di fatto estromettere dalle graduatorie in cui era già inserito”, ha spiegato Richetti. Questi ragazzi chiedono solo di terminare le prove. E’ un assurdo che provocherà migliaia di ricorsi. Di sicuro”, ha concluso il senatore Dem, “sosterrò la battaglia di questi ragazzi anche oltre l’Aula”.

Intanto, per i Cinquestelle prosegue l’agonia sul voto per l’autorizzazione a procedere di Salvini

Intanto, Cinque telle ancora in bilico su come votare alla richiesta di autorizzazione a procedere nei confronti del ministro dell’Interno, Matteo Salvini, per la vicenda della nave Diciotti. Nell’assemblea dei senatori pentastellati, che si è svolta oggi, non sarebbe emersa una linea, piuttosto la necessità di attendere la memoria difensiva che Salvini presenterà alla Giunta per le immunità tra mercoledì sera e giovedì mattina. La Giunta si riunirà giovedì alle 8,30. I senatori pentastellati assicurano che esamineranno e valuteranno la documentazione di Salvini con grande attenzione, insieme al vicepremier Di Maio. Il ministero dell’Interno probabilmente inserirà nella sua documentazione l’annunciata relazione di Conte-Di Maio-Toninelli volta a dimostrare che la scelta sulla Diciotti è stata assunta collegialmente dal governo. Certo, è pur vero che sull’esito della vicenda, con lo sbarco dei 137 migranti in Sicilia, era intervenuto il presidente della Repubblica con una telefonata al premier Giuseppe Conte. E la decisione non fu ‘gradita’ a Salvini tanto che il leader della Lega si era sfogato su facebook: “Se il presidente della Repubblica o il premier vogliono intervenire lo facciano, ma non con il mio consenso”. C’è comunque ancora tempo per assumere una decisione. E quella del Fatto quotidiano di risolvere la questione con un referendum tra gli iscritti è soltanto un’ipotesi ancora prematura. Il primo voto, in Giunta, si terrà entro il 23 febbraio. Dopo la riunione di giovedì, in cui la Giunta recepirà la memoria di Salvini, il presidente e relatore Maurizio Gasparri presenterà la sua relazione la prossima settimana. Il voto è previsto entro il 23 febbraio ma, come ha fatto sapere lo stesso Gasparri, non è escluso che si possa anticipare di qualche giorno. Poi il dossier passa all’esame dell’Aula. E se non esiste ancora una linea ufficiale dei pentastellati, alla Camera un deputato vicino ai vertici del Movimento dà per scontato il no all’autorizzazione: “E’ una brutta situazione ma ci tocca salvare Salvini, non possiamo fare altrimenti”, dice allargando le braccia lontano dai taccuini. “Superato questo scoglio però – è la previsione del parlamentare – il governo dura anche se M5s subirà una flessione alle elezioni europee”. Tra i senatori M5s tuttavia c’è chi non ne vuole sapere di cedere alla realpolitik: “La questione sul votare a favore o meno al processo al ministro dell’Interno mi sembra assolutamente ovvia. Nessuno può evitare un processo grazie al Parlamento e io non potrei mai acconsentire a una cosa del genere che è palesemente contraria ai miei principi e a quelli del M5S. E non se ne dovrebbe affatto discutere”, scriveva sabato su facebook Virginia La Mura. E anche Matteo Mantero dice al Fatto che voterebbe sì al processo di Salvini.

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